Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)
Il punto di partenza è sempre la fede

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape,
potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”,
ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge,
gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?
Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare,
stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto,
e dopo mangerai e berrai tu”?
Avrà forse gratitudine verso quel servo,
perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:
“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

La nostra vita e la Parola
33 2016vgLa fede piccola. La richiesta dei discepoli, “accresci la nostra fede”, è la reazione dei discepoli alle parole di Gesù sul perdono che precedono il brano di vangelo della liturgia di questa domenica: se un tuo fratello commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà dicendo “sono pentito”, tu gli perdonerai.
Ci sono atti e scelte che sono possibili e ragionevoli solo nell’ottica della fede. Senza la fede il perdono è una follia, e nella quasi totalità dei casi, appare nient’altro che un’ingiustizia. Accanto al perdono ci sono tanti altri atti che presuppongono la fede, e sembra che Gesù, a differenza dei discepoli, la fede non la dia per presupposta: “se aveste fede...”. Tutta la vita cristiana o scaturisce dalla fede o è un insopportabile carico di atti superiori alle possibilità dell’uomo.
Molto spesso ci concentriamo sulle conseguenze e non guardiamo alle premesse, cerchiamo i frutti senza essere stati attenti ai semi. E proprio di semi Gesù parla: “se aveste fede come un granellino di senape...”.
Quando la fede c’è rende possibile l’impossibile, perché permette a Dio di agire. La fede è piccola per sua natura, non è una forza muscolare, è invece la risposta gioiosa e fiduciosa di chi è stato visitato dall’amore di Dio: io non sono nulla, ma tu puoi tutto.
I servi. La fede è il punto di partenza di un rapporto con Dio risanato. Chissà per quale motivo quando ci poniamo davanti a Dio accampiamo una serie di diritti, quasi fossimo in credito con lui. E quando abbiamo compiuto qualche servizio ci aspettiamo chissà quali ringraziamenti e incensazioni, quasi noi avessimo fatto un piacere a Dio nell’aver ascoltato la sua chiamata, nell’aver adempiuto ai compiti che ci ha affidato.
È una visione distorta, infatti la logica di Gesù è completamente diversa: quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato (ci sarà un giorno in cui potremo dire di avere fatto proprio tutto?) dite: “abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, né più né meno. La ricompensa sta già nel fatto di aver potuto svolgere un servizio per il Signore che è un padrone per il quale vale davvero la pena lavorare. Non c’è bisogno di un altro salario, per il Signore si lavora gratis, rispondendo al suo amore gratuito.
Questa logica della gratuità è sconosciuta al mondo, dove tutto si fa in vista di un guadagno, ma nella vita di fede è la condizione per mettersi a disposizione di colui che si è fatto servo di tutti e non è venuto per essere servito, ma per servire a dare la propria vita in riscatto per tutti.
Don Andrea Campisi

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