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Un grido di dolore

Don Cesena e “La teoria svedese dell’amore”

39solitudine

“La vita com’è?”. “È difficile”.
Risposta che non ti aspetteresti, da un bambino di prima elementare. Eppure don Pietro Cesena se l’è sentito dire.
Come si è sentito raccontare di genitori che chiedono ai figli “Non dirlo alla mamma”, trasformandoli in complici di rancori e sospetti reciproci.
Di adolescenti che si fanno tatuare nelle parti più sensibili del corpo, per sentire più dolore, quasi una autopunizione in una società che ha abolito il tempo e i riti. “Le iniziazioni servivano a segnare l’ingresso nella realtà adulta. Oggi - osserva il sacerdote, parroco ai Santi Angeli Custodi di Borgotrebbia - ci si procura un dolore senza senso e senza che ci sia una tribù che ti accoglie”.

Sazi. Pieni di cose. Ma sempre più soli e infelici.
Piacenza non è immune dai germi di una cultura che, in nome dell’autosufficienza dell’individuo, rischia di snaturare l’uomo e la donna privandoli della loro essenza vitale, ossia il bisogno di essere in relazione.

È quanto si coglie, in maniera eclatante, dal docufilm del regista Erik Gandini “La teoria svedese sull’amore”, che - su sollecitazione di don Cesena - è in programmazione in questo periodo al cinema Iris sul Corso a Piacenza. Le proiezioni sono giovedì 10, venerdì 11, lunedì 14 e martedì 15 novembre (ingresso euro 6, lunedì euro 5), alle ore 18.

“È l’occasione - rilancia don Pietro - per lasciarci provocare dalle domande di un regista ateo, quando noi cristiani spesso non riusciamo a sentirlo questo grido, anche se al grido una risposta ce l’abbiamo: Gesù ha vinto la morte. Bisogna tornare a sentire l’urgenza di annunciare il Vangelo, renderci conto del tesoro che abbiamo, renderlo presente e concreto in esperienze che abbiano sapore”.

Leggi il servizio alle pagine 8 e 9 di giovedì 10 novembre 2016

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