Menu

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38-48)
Amare i nemici,
ma non per una tattica
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”.
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;
anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra,
tu pórgigli anche l’altra,
e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica,
tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio,
tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli;
egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».


La nostra vita e la Parola
6 2017vgIl Padre. “Siate figli del Padre vostro che è nei cieli... siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”; nel contesto del discorso della montagna che stiamo ascoltando in queste domeniche, si apre, con il brano di questa domenica, una sezione in cui entra in scena la figura del Padre: in primo luogo in riferimento all’amore ai nemici, poi in riferimento alla preghiera, con l’insegnamento del Padre nostro, ed infine con il discorso sul denaro e sulla provvidenza.
Diventare figli di Dio è l’obiettivo che Gesù presenta a coloro che lo seguono: a quei poveri, miti e afflitti che sono diventati suoi discepoli e che per questo legame con lui sono sale e luce del mondo, a coloro che vivono una giustizia nuova e diversa rispetto a quella degli scribi e dei farisei, Gesù prospetta un modo di amare che ha la propria origine nella paternità di Dio. Il padre infatti è per l’uomo l’origine, il punto di partenza, la premessa da cui tutto consegue e deriva. Quando agiamo quale è il punto da cui partiamo?
I nemici. Molti, anche inconsapevolmente, sono mossi dalla tristezza, altri dalla paura, altri dal risentimento o dalla rabbia: gli atti che gli uomini pongono in essere sono determinati dal presupposto che sta all’origine nascosta. Essere figli del Padre celeste significa partire dall’amore del Padre, “che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”: chi ha conosciuto l’amore celeste di Dio, che ama i cattivi e i buoni, chi ha conosciuto il proprio peccato e il perdono del Padre, ha una sorgente dei propri atti completamente diversa da coloro che non hanno conosciuto il Padre.

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”, l’amore al nemico, a colui che ci manca di rispetto, che ci toglie l’onore, che ci deruba di ciò che ci è dovuto e che commette ingiustizia e si approfitta di noi, non è quindi una tattica raffinata per disinnescare i conflitti, tantomeno l’atteggiamento di chi non si lascia trascinare in vendette sanguinose per dimostrare la propria superiorità rispetto agli altri, ma è il modo straordinario di amare, frutto dell’incontro con l’amore straordinario e smisurato del Padre.
Don Andrea Campisi

Il mondo biblico
Nel libro della Genesi c’è il terribile canto di Lamech, una definizione incisiva della vendetta, della spirale dell’odio: “Io ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, Lamech lo sarà settantasette volte”. Nel libro dell’Esodo troviamo invece la famosa legge del taglione, citata da Gesù: “vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”. È un limite posto al dilagare della vendetta.
I Padri, nostri maestri
“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”: la legge esigeva l’amore per il prossimo e lasciava la libertà di odiare il nemico. La fede prescrive di amare i nemici. Con il sentimento universale della carità, essa spezza i moti di violenza che sono nel cuore dell’uomo, non soltanto impedendo all’ira di vendicarsi, ma anche placandola fino al punto di farci amare colui che ha torto. Amare coloro che vi amano spetta ai pagani, e tutti hanno affetto per coloro che gliene manifestano. Cristo ci chiama dunque a vivere in quanto figli di Dio. (Sant’Isacco Siriano)

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna