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Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

Dio ricostruisce
la tua vita

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo
da dare il Figlio, unigenito,
perché chiunque crede in Lui non vada perduto,
ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo
per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui.
Chi crede in Lui non è condannato;
ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

La nostra vita e la Parola
orme su sabbiaIl mondo amato. Nella solennità della Santissima Trinità la liturgia della Parola ci propone una parte del dialogo notturno di Gesù con Nicodemo. Un dialogo profondissimo in cui i due interlocutori trattano di alcuni temi che danno le vertigini: la possibilità per l’uomo di rinascere partendo da un nuovo inizio, l’inizio celeste, il tema della natura di Dio, la questione della salvezza e della condanna, di ciò che è luce e di ciò che è tenebra. Sembra proprio che il cuore delle parole di Gesù stia in quell’annuncio: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio”. Un Padre che dà il proprio Figlio, come Abramo diede Isacco, e un Figlio che non resiste, non si tira indietro, non fugge “perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Questa è la natura di Dio: un essere che perde se stesso perché colui che Egli ama non vada perduto. Non chiede, non pretende, non esige, ma dona. Senza te siamo perduti, lo possiamo dire. Senza Cristo la vita è perduta, sprecata, insensata. È questa forse la condanna: vivere una vita che è svuotata del suo vero scopo, alienata, in quella condizione che san Paolo descrive drammaticamente: faccio non quello che voglio ma quello che detesto. Dio nel suo Figlio ha condannato il peccato e ha salvato lo schiavo, ha offerto se innocente e ha salvato il peccatore.
Salvezza e condanna. “Chi crede in Lui non è condannato”: la condanna e la salvezza non sono questioni che riguardano solo la vita dopo la morte.

La salvezza non è un esame superato per il rotto della cuffia, non è una assoluzione strappata per insufficienza di prove, non è uno spiraglio scovato nella burocrazia di Dio: è una persona incontrando la quale si entra in un modo di vivere nuovo, si viene strappati dalla disperazione e dalla tristezza, è una moltiplicazione di vita e di bellezza, è il centuplo offerto, è la resurrezione dalla morte interiore, è la ricostruzione di ciò che è stato distrutto. La condanna è scuotere le mani per non accettare il regalo di Dio, è la chiusura nel proprio orgoglio, è il rifiuto del perdono e l’ostinazione a pensare di pagare un debito troppo grande, è l’amore accecato delle tenebre.
Don Andrea Campisi

Il mondo biblico
Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento fondamentale ed essenziale nella «gerarchia delle verità» di fede. 278 «Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato. (Catechismo della Chiesa Cattolica)

I Padri, nostri maestri
O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice. (b. Elisabetta della Trinità)

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