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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,18-24)
Consegna a Dio
la tua vita
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare.
I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda:
«Le folle, chi dicono che io sia?».
Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa;
altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno.
«Il Figlio dell’uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani,
dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vuole salvare la propria vita, la perderà,
ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

La nostra vita e la Parola
23 2016vangeloChi sono io? Gesù domandò ai suoi discepoli: “voi chi dite che io sia?”. Tutti i vangeli sinottici, con accenti e sottolineature diverse, riportano questo passaggio nel cammino di fede dei discepoli di Gesù. Gli evangelisti inoltre pongono questo episodio al centro del vangelo. Si tratta infatti di un momento decisivo, una sorta di spartiacque: è evidente infatti che dalla risposta che si dà a quella domanda dipende la vita di coloro che sono stati chiamati a seguire Gesù.
L’evangelista Luca è l’unico a porre questo dialogo nel contesto della preghiera: “Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare e i discepoli erano con lui”. I discepoli sono quindi testimoni e compartecipi di quel rapporto unico e misterioso tra Gesù e il Padre. C’è qualcosa di intimo che nella preghiera viene in qualche modo svelato: è la sua condizione di Figlio. Ed è solo nella preghiera che si può rispondere a quella domanda di Gesù.
Egli non può essere compreso attraverso le categorie umane: sfugge ai nostri schemi di salvezza sociologica, educativa, politica, affettiva. Conosce davvero Cristo solo chi rimane con lui nella sua relazione con il Padre. Per questo motivo Gesù impone ai suoi discepoli il segreto: la vera natura di Gesù sarà infatti rivelata a tutti sulla croce.

Perdere la vita. A conferma di questo, subito dopo la confessione di Pietro, Gesù annuncia la sua passione, morte e resurrezione e prospetta anche ai discepoli un cammino sulle sue orme, il cammino della croce. Gesù usa un’espressione paradossale: dice che perdendo la vita a causa sua la si salva, la si ritrova.
Per quante cause gli uomini perdono la loro vita! Spesso addirittura perdiamo la vita per ciò per cui non varrebbe nemmeno la pena perdere cinque minuti.
Chi segue davvero Gesù, secondo i criteri di questo mondo, perde: perde la propria libertà, perde tante opportunità, perde in piaceri e divertimenti, perde in popolarità e stima degli altri, perde in tranquillità e calma. Gesù dice che questa è solo una perdita apparente; quello che ai nostri occhi sembra una sconfitta è una vittoria, ciò che appare come assurdo ha un senso, ciò da cui istintivamente rifuggiamo si può guardarlo come un tesoro da ricercare. Per fare questa scoperta è necessario rinnegare noi stessi, dire di no ai nostri progetti per aprirci al progetto più grande di Dio.
Per trovare la vita vera, quella vita che stiamo cercando, dovremo essere disposti a perderla per Cristo.

Don Andrea Campisi