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“Siamo partiti con il piede giusto” perché “avere invitato la base dell’associazionismo familiare” vuol dire che “il governo riconosce” nelle associazioni “il vero braccio con cui portare avanti nuove politiche in materia”, tuttavia “non possiamo accontentarci di belle promesse per un lontano futuro”.

In un’intervista al Sir, don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, stila il bilancio della terza Conferenza nazionale sulla famiglia, “Più forte la famiglia, più forte il Paese” , appena conclusasi a Roma.

A parole molti riconoscimenti da parte delle istituzioni, ma nessun impegno concreto.
“Se ci sarà un segnale forte fin dalla prossima legge di bilancio – prosegue don Gentili -, le famiglie potranno riacquistare fiducia nella politica, altrimenti no. La proposta di riforma del fisco non può restare in archivio in attesa della legislatura che verrà; per questo ci aspettiamo che le promesse che abbiamo sentito possano realizzarsi, almeno in parte, fin da ora”.

Nel corso dei lavori, i rappresentanti della politica e delle istituzioni hanno spesso declinato il sostantivo “famiglia” al plurale alludendo all’esistenza e al riconoscimento di diverse tipologie familiari.
“Non ci spaventa il termine ‘famiglie’ se questo significa andare incontro anche alle differenze territoriali e generazionali – il commento di don Gentili -; ci spaventa quando si indebolisce la struttura familiare, quando la Costituzione che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio non viene più ascoltata. Tuttavia si deve aprire gli occhi sul fatto che anche davanti a forme familiari diverse, la famiglia costituita da papà, mamma e figli resta numericamente il vero motore che porta avanti l’Italia”.

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