Due sante per i malati

beatificazione

In occasione della Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà quest’anno in Terra Santa, Papa Francesco ha portato ad esempio due suore canonizzate lo scorso Maggio ed entrambe provenienti dal Medio Oriente. La canonizzazione delle due religiose Maria Alfonsina Danil Ghattas e Maria di Gesù Crocifisso Baouardy, mette in luce per tutti i cristiani e le cristiane d’Oriente l’essenza della fede e va oltre i valori che sono il fondamento della modernità, come la libertà e il concetto di persona, supera la geopolitica, la santità di vita, in altre parole è la consacrazione di una vita a Dio in Gesù Cristo.
Santa Maria Alfonsina Danil Ghattas, battezzata Sultanah Maria Ghattas, nacque a Gerusalemme il 4 ottobre 1843. Cresciuta all’interno di una famiglia cattolica e praticante, a 14 anni fece il suo ingresso nella Congregazione delle suore di S. Giuseppe dell’Apparizione.
A Betlemme ricevette le prime apparizioni della Santa Vergine che le comunicò dei messaggi importanti circa la fondazione di una congregazione locale, il cui nome sarebbe stato di Suore del Rosario, riservata a donne arabe. Oggi questa congregazione è ben radicata in Libano e in molte aree del Medio oriente, in particolare la Palestina e l’Iraq. Le apparizioni sono durate quattro anni, durante queste apparizioni la Vergine ha indicato alla veggente il sacerdote del Patriarcato latino, don Yousef Tannous, che diverrà in seguito il suo direttore spirituale e il fondatore visibile della congregazione, poiché l’umile serva di Dio preferiva rimanere nel nascondimento.
La suora diventò nota nella regione dove viveva per essere una “grande donna di fede”, cui sono attribuiti diversi miracoli. Il miracolo più famoso è l’aiuto che diede a una bambina caduta in un pozzo, salvata grazie alla corona del suo rosario. La religiosa concluse i suoi giorni a Gerusalemme, ritirandosi in preghiera e morendo all’età di 84 anni il 25 marzo 1927, festa dell’Annunciazione.
Santa Maria di Gesù Crocifisso Baouardy, chiamata la “piccola araba”, nacque a Abellin, in Galilea, non lontana da Nazareth, il 5 gennaio 1846. Nata col nome di Mariam Baourdy, essa apparteneva a una famiglia cattolica greco-melchita di origini libanesi. Fin dall’infanzia, Mariam manifestò doni di grazia particolari, ma soffrì dure prove e tribolazioni di ogni genere. Rimase orfana a tre anni e venne adottata da uno zio. All’età di 13 anni fece la promessa di verginità, quando, proposta in sposa a un egiziano, si tagliò i capelli in segno di consacrazione. Di lì a poco, Mariam arrivò alle soglie della morte: in risposta ad un turco che voleva convincerla a convertirsi all’islam, si proclamò figlia della chiesa cattolica e le venne tagliata la gola.
Nella sua vita intensa e tormentata, ha viaggiato dai sentieri della Galilea ad Alessandria, a Beirut, alla Francia, fino a Mangalore in India, dove fu la prima carmelitana a fare la professione, all’età di 24 anni, nel 1871. Tornò poi a Pau, a pochi chilometri da Lourdes; di lì nel 1875 partì per la sua Terra Santa.
Per l’aspetto di fanciulla le consorelle la chiamavano “la piccola araba”, lei però si definiva “piccolo nulla”. Mariam, che a malapena sapeva il francese e l’architettura, descrisse il progetto e diresse i lavori per la costruzione del monastero che doveva sorgere a Betlemme: come una torre, nel luogo indicatole in visione dal Signore, su una collina, prospiciente la Natività. Ricevette le stimmate e le manifestazioni della Passione, ma solo dopo la sua morte, avvenuta a soli 32 anni per una cancrena a seguito di una caduta, si comprese meglio la passione che viveva.
La vita di Mariam ha coinciso con quella di Bernadette Soubirous. Con la santa francese, oltre al fatto di essere illetterata, condivide la grandissima umiltà, che ha lasciato a bocca aperta intellettuali e sapienti.

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