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Le sacre reliquie di San Colombano sono tornate a Roma

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Le sacre reliquie di San Colombano conservate a Bobbio in un prezioso busto d’argento sono state per la prima volta portate a Roma nel 2014 in occasione del XIV Columban’s Day, e fecero solennemente ingresso nella Basilica di San Giovanni in Laterano l’11 ottobre 2014 per l’apertura dell’anno giubilare dei 1400 anni della morte dell’abate alla presenza del Cardinale Vicario Sua Em.za Agostino Vallini.
Sono tornate il 18 maggio nella cappella del Pontificio Collegio Irlandese, dove si sono svolte le celebrazioni per il centenario dell’approvazione degli statuti della Società Missionaria di San Colombano, fondata nel 1916 in Irlanda, recate da don Mario Poggi, parroco dell’Abbazia di Bobbio.
A Roma opera il Procuratore Generale mentre la sede è stata spostata da Dublino a Hong Kong.
La solenne concelebrazione si è svolta nella cappella dedicata ai Santi irlandesi e recentemente abbellita con i mosaici di Rupnik (dove nell’abside è stato raffigurato San Colombano insieme a San Patrizio, Santa Brigida d’Irlanda, il vescovo e martire Tommaso Plunkett e il Beato Columba Marmion).
La messa è stata presieduta dal Superiore Generale l’australiano Fr. Kevin O’Neill, dai Vescovi di Down & Connor (Belfast), l’ordinario Mons. Noel Treanor e l’emerito Mons. Patrick Walsh, dal procuratore generale Fr. Robert McCulloch, dal rettore del Collegio Mons. Ciaran O’Carroll, da don Mario Poggi e concelebrata da numerosi sacerdoti.
Erano presenti inoltre gli Ambasciatori dei Paesi dove i padri colombaniani attualmente svolgono il loro servizio insieme all’Ambasciatore d’Irlanda presso la Santa Sede Emma Madigan, il dott. Mauro Steffenini, Presidente dell’Associazione degli Amici di San Colombano per l’Europa che insieme a Fr. Kevin e a Mons. Gianni Ambrosio ricevettero nel 2015 al Pontificio Collegio di St Patrick di Maynooth una laurea Honoris Causa per l’impegno profuso nel nome di Colombano.
Al termine della cerimonia, al momento della venerazione delle reliquie, è stato poi consegnato al Rettore un frammento ex ossibus del Santo perché rimanga al Collegio irlandese; è questo infatti un luogo assai caro agli irlandesi perché loro punto di riferimento nella capitale, oltre a preparare i seminaristi al sacerdozio e a formare il clero irlandese.
L’approvazione degli statuti della società per le missioni estere avviene a Roma, da Papa Benedetto XV, il 29 giugno 1918; nel 1916 i primi missionari muovono i primi passi insieme ai fondatori Fr. Edward Galvin (che diventerà poi vescovo di Hanyang, oggi Wuhan, in Cina) e al Fr. John Blowick, docente di teologia morale a Maynooth. Inizialmente l’esperienza di questi primi sacerdoti era conosciuta come Missione di Maynooth per la Cina, poi, ispirandosi al monaco evangelizzatore del VI-VII sec. prese il nome di Società Missionaria di San Colombano.
Sorta dunque per l’evangelizzazione della Cina, dove caddero martiri numerosi sacerdoti e laici (catechisti e insegnanti), si sviluppò ben presto nelle Filippine, in Burma (Myanmar, Korea, Giappone, Perù, Cile, Fiji, Pakistan e Taiwan. Ancora oggi in questi Paesi il coraggio e l’impegno attraverso l’insegnamento nelle scuole, l’assistenza ai più poveri e indigenti negli ospedali, passa attraverso prove, difficoltà e anche persecuzioni. La loro presenza è ancora significativa nel numero anche laddove gli irlandesi hanno sempre assicurato il loro sostegno e il loro aiuto nelle varie terre di missione: in Irlanda, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito.
Le celebrazioni lungo l’anno si terranno un po’ ovunque, nei collegi, nelle Scuole, in tutti quei luoghi dove i columban fathers operano; a Navan, in Irlanda, nella loro “casa madre”, sede del primo seminario e luogo in cui i missionari si ritrovano dopo una vita spesa per il Vangelo, i festeggiamenti culmineranno il 1 luglio, il giorno seguente l’incontro internazionale delle comunità colombaniane fissato in Bretagna a St Coulomb.
Quando qualcuno chiede se esistono ancora i monaci di san Colombano la risposta è nella presenza operosa di questi sacerdoti: l’audacia di Colombano nel portare il vangelo a tutte le genti dell’Europa da lui attraversata si incarna da un secolo a questa parte nelle fatiche e nell’opera coraggiosa, a rischio della propria vita, di questi presbiteri, in terre in cui Cristo è ancora poco conosciuto, spesso osteggiato e perseguitato. A loro, va il grazie di tutta la famiglia colombaniana che in questi ultimi vent’anni si è ritrovata e li ha conosciuti,  apprezzandone l’umanità e l’amicizia. Sono ora questi missionari a portare il nome di San Colombano nel mondo, e la loro vita, tutta spesa per Cristo, ha trovato in San Colombano un esempio, un modello e un protettore.

Mauro Steffenini

Pubblicato il 24 maggio 2018

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