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«Cesare mi ha lasciato una missione: cambiare i cuori»

cesare zambon

“Cesare mi ha lasciato, ma non mi ha lasciato sola. Anzi, mi ha affidato una missione: cercare di cambiare quanti più cuori possibile, che è quello che ci ha insegnato lui, cambiando prima di tutto il nostro cuore come famiglia e poi quello di tutte le persone che hanno avuto il piacere di conoscerlo, sia fisicamente che attraverso i social o i miei libri. È straordinario come un bambino sia riuscito a cambiare letteralmente tante vite. Perché lo sappiamo tutti che la nostra vita è unica e non bisogna sprecare nemmeno un giorno, ma chi lo fa sul serio?”. Valentina Mastroianni è la mamma di Cesare Zambon, Cece, morto a sei anni il 21 febbraio 2025 all’hospice pediatrico “Il guscio” dell’ospedale Gaslini di Genova, portato via da un tumore cerebrale (nella foto sopra, mamma e figlio). A 18 mesi aveva perso la vista a causa della neurofibromatosi, malattia rara che porta alla formazione di neoplasie. Una storia di fatica e di dolore, per lui e per la sua famiglia - il papà Federico, i fratelli Alessandro e Teresa - che però non vuole chiudere la porta alla speranza né trasformarsi in nostalgico ricordo.
“È stata tutta vita” è l’ultimo dei libri che Valentina Mastroianni ha scritto per raccontare della incredibile forza che Cesare ha saputo trasmettere e che continua attraverso di lei a portare in giro per l’Italia. Mercoledì 4 febbraio alle ore 21 sarà a Podenzano, alla palestra comunale di via Lombardelli, alla serata organizzata dagli Assessorati alla cultura e alle pari opportunità del Comune in collaborazione con la Polisportiva Podenzano 1945. L’ingresso è gratuito, ma è richiesta la prenotazione (attraverso il sito del Comune di Podenzano, clicca qui per la locandina). Mastroianni è tra i 31 italiani a cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferirà l’Ordine al merito della Repubblica italiana il 3 marzo prossimo. Proponiamo un estratto dell'intervista pubblicata sull'edizione del 29 gennaio scorso.

«Abbiamo bisogno di sapere che c'è un modo diverso per affrontare la sofferenza»

— Come Cesare sta cambiando i cuori? Ci fa qualche esempio?
C’è chi non era felice di quello che stava facendo e ha cambiato lavoro, chi è uscito da una relazione dove non stava più bene... Io personalmente ho una regola: quando sento che per la terza volta mi lamento di qualcosa, la cambio. Questo atteggiamento sta diventando contagioso tra chi incontra la nostra storia. 


— La gratitudine non è facile da vivere mai. Detta da lei, è ancor più rivoluzionaria. 
L’essere grata è il mio motto da sempre, anche prima di Cesare. Essere grata per una doccia calda, per un piatto di cibo, per una piccola gentilezza. È l’insegnamento che ho ricevuto e che ho cercato di trasmettere ai miei figli. Chiaramente quando incontri il dolore di strade ce ne sono tante, tra cui anche chiudersi, aspettare di vedere cosa il destino ha deciso per te. Invece noi abbiamo deciso - e questo ce lo ha insegnato Cesare - di trovare il bello in ogni cosa, una foglia secca trovata per terra, un profumo, un raggio di sole, in quelle piccole cose che spesso ci sfuggono e che lui, non avendo la vista, riusciva a cogliere meglio di noi. 


— Alla presentazione dei suoi libri cosa la colpisce in particolare?
L’altro giorno ero in provincia di Bergamo, una mamma è venuta con il figlio di 17 anni, gli aveva parlato tanto di me in questi anni: “E basta con ‘sta Valentina e con ‘sto Cesare”, si lamentava lui. Beh, l’altra sera è venuto anche lui e la mamma mi ha raccontato che è uscito entusiasta, ha iniziato a dire che devo assolutamente andare a scuola perché “noi ragazzi abbiamo bisogno di questi esempi, abbiamo bisogno di sapere che c'è un modo diverso per affrontare la sofferenza rispetto all’abbattersi”. Quando sento queste cose, come donna e come mamma, mi dico: caspita, forse in tutta questa sofferenza un senso c’è. Perché in fondo quel che cerchiamo tutti è questo: un senso.

Pubblicato il 3 febbraio 2026

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

    pollo

    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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