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Don Giovanni Fornasini sarà beatificato il 26 settembre a Bologna

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Don Giovanni Fornasini, il sacerdote riconosciuto martire perché ucciso “in odio alla fede” a Monte Sole nel 1944, sarà beatificato domenica 26 settembre a Bologna. Il rito si svolgerà durante una messa solenne alle 16 che sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, e sarà concelebrata dal cardinale Matteo Maria Zuppi.

Don Giovanni Fornasini nasce il 23 febbraio 1915 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna. Da parroco, nel centro di Sperticano, negli anni duri del secondo conflitto mondiale, apre la canonica a molti sfollati, si spende per i prigionieri ed è vicino ai condannati a morte. Ed è proprio un gesto di questa sua particolare carità l'ultimo di cui si ha notizia. Il 13 ottobre 1944, dopo aver appreso dell’eccidio nel cimitero di San Martino di Caprara, vi si dirige per portare i Sacramenti ai moribondi. Da quel momento si pedono le tracce finché il suo corpo, orrendamente martoriato, viene ritrovato il 24 aprile 1945.

Quella risata beffarda, e poi: “Pastor? Kaputt!”

Tic tac, tic tac. Quella mattina, a finestra spalancata, don Giovanni Fornasini, il giovane parroco di Sperticano, paese non lontano da Marzabotto, si è levato presto e si cimenta in camera con la macchina da scrivere. È per lui un vanto abbandonare pennini e calamaio. Un altro vanto si trova a piano terra, dove staziona la preziosa bicicletta, vero cavallo per il Cavaliere di Cristo. In discesa pur con strade a volte sassose e a volte sterrate, fa piacere far svolazzare la tonaca al vento, simulando brividi di velocità, che nelle corse apostoliche ripaghino l’arrancar delle salite. Allora, passo dopo passo, appoggiandosi alla bici, c’è tempo per poste di rosario, implorando pace per il mondo e pietà per le vittime, di ieri e di oggi, che anche lui incontra, novello biblico Tobia. Corpi abbandonati, feriti moribondi: un conforto, un olio santo, una stilla di profumo dalla boccetta che porta con sé. I disperati della vita non hanno ai suoi occhi colore politico. E questo non è gradito alle fazioni in lotta, men che meno ai tedeschi. Che non lo scorderanno.

Tic tac, tic tac battono i tasti sotto gli indici delle mani. È un giorno speciale questo, 8 settembre 1944, primo anniversario di disastri, che si assomma agli altri. È pur sempre la Festa della Natività della Madonna. Ogni ricorrenza mariana è per don Giovanni un appuntamento d'amore, che ravviva devozione, ricordi di seminario, nel cullarsi in melodiose Litanie, affidando agli occhi della Madre, il sogno di una vita. A Sperticano da tempo al mattino pesa il silenzio. L’acre odore degli spari e di morti ha fatto ammutolire cristiani e animali. Ma a volte, grida, lamenti, di giorno e di notte, ti trapassano il cuore come una lama. Sinistri lampi all'orizzonte e brontolii in lontananza, non annunciano proprio temporali. Intuisce don Giovanni che di lì a poco si scatenerà la carneficina di Monte Sole? Tic tac sembra il sottile tambureggiare estivo, di un tempo, del picchio sul tronco, che all’alba, dava inizio al concerto del bosco, tra gracidar di rane, frinire di cicale e gorgheggiare di uccelli.

Aveva preferito la parrocchia di montagna

“Nel nome di Gesù Cristo- Amen. Nel pieno possesso delle mie facoltà mentali...”. Don Fornasini, a 29 anni, con le mani che profumano di sacro crisma, di due anni addietro, affida ai tasti le sue brevi ultime volontà testamentarie. “Dichiaro di voler vivere e morire in seno alla Santa Chiesa... Mi glorio di essere ben indegno suo Ministro ed umile figlio devoto...”.
Aveva preferito la parrocchia di montagna più che gli algidi uffici di Curia, dove lo avrebbe desiderato il cardinale di Bologna. Non si sentiva all’altezza dei preti di cultura, ma sapeva di essere ricco di quella cordialità che attirava giovani e anziani. San Paolo ripeteva nel suo cuore: Hilarem datorem diligit Deus. Il Signore predilige chi dona con gioia!
In Seminario aveva infatti fondato con i coetanei La repubblica degli illusi, una sorta di associazione che legava i futuri sacerdoti con una profonda amicizia. Non importava dove sarebbero stati dislocati.
Si definivano seguaci di Colui che il mondo cieco ha chiamato il più grande illuso della storia, Gesù Cristo.
Nella immaginetta a ricordo del rito della Tonsura, don Giovanni aveva scritto: Pontificio Seminario Regionale Benedetto XV. Mi facesti conoscere le vie della vita, o Signore. Mi ricolmerai di allegrezza poiché hai nella tua mano, delizie eterne. Bologna 24 marzo 1939.

Quella mattina del 13 ottobre

La mattina del 13 ottobre, il parroco di Sperticano è convocato al Comando tedesco. Dice di buon’ora la santa messa, come sempre.
Introibo al Altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam. Salirò all’Altare del Signore, il Signore che dà gioia alla mia giovinezza.
Ha un leggero tremito nella voce.
Dal 29 settembre a Marzabotto è scoppiato l’inferno, una carneficina anche di civili. Don Giovanni ha sempre affrontato con coraggio le situazioni. La gente lo stima anche per questo. Invano i vecchi preti lo hanno invitato a maggiore prudenza.
Inforca decisamente la bicicletta in direzione della parrocchia di San Martino. È lì che lo attendono. Non farà più ritorno.
Ai famigliari in angoscia, un ufficiale tedesco comunica: «Pastor? Kaputt!». Poi i soldati gozzovigliano... «Pastor kaputt... Pastor kaputt...». Fuori dal cimitero di San Martino, al muro esterno, un fendente di baionetta ha staccato quasi il capo dal collo del novello san Giovanni Battista. S. Martino si trova in zona interdetta. Nessuno potrà varcarla.

Insepolta, la salma resterà tutto l'inverno come un crocefisso moderno sotto il cielo. Folate di vento raggrupperanno foglie per una coperta di pudore, finché la neve, quale pietoso bianco sudario, lo nasconderà e lo custodirà. Solo a primavera 1945, quando le campane suoneranno a festa per la fine della guerra, verrà ritrovato. I fiori sbocciati dalla terra, irrorata dal sangue di un santo, saranno stati i suoi muti angeli a vegliare. Ritorna picchio sul tronco a tambureggiare. Telegrafa il messaggio del ricordino dell’Ordinazione sacra di don Giovanni: “Caro amico, con affetto fraterno ti mando la prima Benedizione sacerdotale. Il Signore vegli nella tua tenda e nel tuo cuore, nell'ora della gioia e nell'ora del tormento. Raccolga e coroni il sacrificio dei caduti col sole della vittoria e della pace. Ricorda: in guerra e in pace sii sempre un vittorioso della vita. Aff.mo Don Giovanni Fornasini, sacerdote novello, 28 giugno 1942”.

Dante Albonetti

Pubblicato il 16 settembre 2021

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