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La ricerca «L'incerta fede»

italiani e fede

“L'incerta fede. Un’indagine quanti-qualitativa in Italia": esce per l'editore Franco Angeli una nuova ricerca di Roberto Cipriani, a venticinque anni dalla ricerca su “La religiosità in Italia” di Vincenzo Cesareo, Roberto Cipriani, Franco Garelli, Clemente Lanzetti e Gianfranco Rovati (Mondadori, Milano, 1995). Questa nuova indagine - che si avvale dei contributi di Gianni Losito ed Enzo Pace - presenta una rilevante novità: l'approccio non è stato solo quantitativo (mediante somministrazione di un questionario a un campione statisticamente rappresentativo dell'intera popolazione italiana, costituito da 3.238 intervistati), ma ha avuto anche un carattere qualitativo, attraverso interviste del tutto libere oppure semiguidate a un insieme di 164 soggetti, opportunamente scelti sul territorio nazionale (seguendo criteri non lontani dal quadro demografico complessivo). Per l’approccio qualitativo è stato condotto uno studio estremamente complesso, che ha non precedenti non solo in Italia ma neanche a livello internazionale, facendo segnare dunque una svolta nel campo delle ricerche sociologiche, anche quelle non dedicate esclusivamente al fenomeno religioso.

Si allenta il legame tra feste e dimensione religiosa

Sono numerose le novità emerse dall'inchiesta.

Nell'ambito della vita quotidiana il tempo appare sostanzialmente tripartito, nell'ordine, in svago, lavoro e famiglia. L'impegno sociale e lo studio restano in subordine. In generale vi è soddisfazione per la vita quotidiana, in misura estesa oltre i due terzi della popolazione. I momenti festivi sono ritenuti molto importanti (il Natale è al primo posto) ma il collegamento con la dimensione religiosa non è altrettanto rilevante, a meno che non vi sia stata un'influenza familiare decisiva. La frequenza settimanale dei riti sacri è contenuta (quella regolare riguarda una persona su cinque). La festa, in particolare, è più legata al vissuto familiare che a quello religioso.

Il tema della felicità è largamente presente come aspirazione diffusa e vissuta: ognuno degli intervistati vi fa riferimento almeno 5 volte in media, magari usando anche dei sinonimi, in particolare il concetto di serenità. Il massimo di felicità è dato dalla nascita di un figlio o di una figlia. Al tempo stesso è ricorrente il discorso sulla sofferenza. Sono pochissimi quelli che non ne parlano (si tenga presente che la ricerca si è svolta prima della pandemia attuale).

Così come felicità e dolore sono connessi, altrettanto lo sono la vita e la morte. La vita è molto citata, è un termine ricorrente, per migliaia di volte nel corso delle interviste. Alcuni la vedono in chiave generale, nel contesto della realtà globale, altri in chiave strumentale, cioè badando ai vantaggi ed agli svantaggi che ne possono derivare. La concezione religiosa non emerge, se non in misura ridotta, ma una buona parte dei rispondenti attribuisce un certo peso alla religione. Tra i sentimenti prevalgono da una parte solitudine, monotonia e travaglio e dall'altra crescita, condivisione e soddisfazione. Di morte si parla molto meno, in forma episodica. Un terzo degli intervistati pensa ad un'altra vita dopo la fine dell'esistenza, ma la maggioranza relativa è incerta in proposito. Circa un quarto propende per una conclusione definitiva del ciclo vitale, senza alcun prosieguo di sorta.

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Fede in Dio ed istituzioni religiose

La fede in Dio c'è, però è distinta da quella relativa alle istituzioni religiose. In merito all'esistenza di una divinità non mancano incertezze, ma intanto è da notare che la preghiera è praticata da due terzi degli intervistati, sia pure in misura abbastanza diversificata nella frequenza. Il ricorso alla preghiera caratterizza abbastanza musulmani, buddisti e protestanti.
La problematicità maggiore investe la Chiesa o in genere le organizzazioni religiose, con critiche e dissensi, dubbi e riserve, ma anche qualche consenso e sostegno. Non mancano accenni alle prospettive interreligiose.

Papa Francesco è definito "un papa da aperitivo", con cui si immagina di poter prendere un aperitivo al bar, tanto risulta familiare, vicino, simpatico. Il che però non è per tutti così. Si teme che la sua opera riformatrice non riesca perché in Vaticano gli vengono frapposti ostacoli. Nel confronto con i predecessori (Benedetto XVI e Giovanni Paolo II) il pontefice argentino appare più apprezzato.

I risultati dell'indagine portano a formulare una "teoria dell'incerta fede" che fa prevedere un futuro della religione in Italia piuttosto in chiave di dubbio, ma senza che vi siano differenze abissali tra quantità e qualità dei credenti da una parte e dei non credenti dall'altra. Si può prevedere una tenuta della Chiesa cattolica come istituzione, nonostante possibili crisi. La pratica religiosa non si incrementerà ma nemmeno risulterà bassissima. La non credenza crescerà, però senza raggiungere dimensioni eclatanti. Nuovi orizzonti si apriranno in chiave di spiritualità, non legata tuttavia all'esperienza liturgica ufficiale delle Chiese e delle religioni. La credenza in Dio si articolerà diversamente nelle forme e nei contenuti, restando comunque centrale nel vissuto della maggioranza. La preghiera tenderà a restare stabile per frequenza e modalità. La figura del pontefice resterà pur sempre di riferimento ma con andamenti che dipenderanno in larga parte dalle caratteristiche personali del soggetto in carica.

Pubblicato il 13 aprile 2021

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