Menu

Compie 10 anni il «Villaggio della Gioia»

Un piccolo quartiere per aiutare le famiglie in difficoltà realizzato dall'Associazione Papa Giovanni XXIII

DSC 4231

Un “Villaggio” per imparare a diventare genitori: può essere definito così l'ultimo regalo di don Oreste Benzi all'Emilia Romagna.
Il 26 settembre 2009, due anni dopo la morte del suo fondatore, l'Associazione Papa Giovanni XXIII inaugurava alle porte di Forlì le prime tre case del "Villaggio della Gioia", un posto dove i minori a rischio di allontanamento dalle loro famiglie vengono accolti insieme ai loro genitori per accompagnare l’intero nucleo familiare in un percorso di recupero.

Per festeggiare l'anniversario il Villaggio, a Villafranca di Forlì, domenica 29 settembre sarà animato da Mercatino solidale con prodotti delle cooperative sociali della Comunità, stand gastronomici, gonfiabili e giochi di una volta; alle ore 15 inaugurazione della via Oreste Benzi con il vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e Pier Giuseppe Bertaccini (in arte Sgabanaza); alle ore 17 spettacolo teatrale "Dove lo butto" a cura della Piccola Piazza d'Arti Apg 23; alle 18 spettacolo teatrale a cura della Comunità terapeutica di Villafranca e alle 19.30 "Banda Larga" in concerto.
Sabato 28 settembre alle ore 20.30 nella chiesa di San Giacomo a Forlì proiezione del film "Solo cose belle", ispirato all'esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Al “Villaggio della Gioia” è un luogo unico e pionieristico in Italia dove, in stretta collaborazione con i Tribunali dei minori e con i servizi sociali, vengono accolti bambini che a causa di difficoltà avrebbero rischiato di essere allontanati dalle loro famiglie insieme alla loro mamma e al loro papà.

In dieci anni sono state oltre 25 le famiglie che, per periodi più o meno lunghi, hanno trovato l’aiuto e il supporto necessari per affrontare e risolvere piccole e grandi difficoltà, evitando così l’allontanamento dei bambini al quale si arriva sempre per proteggerli e tutelarli.
L’obiettivo è sperimentare un approccio differente, ospitando interi nuclei familiari ed evitando, quando possibile, il trauma della separazione.
Don Benzi ne seguì passo a passo l’ideazione e lo sviluppo, ma non poté vedere l’avvio concreto dei lavori di costruzione della struttura, iniziati pochissimi giorni dopo la sua morte.

Nel “Villaggio della Gioia” bambini e ragazzi a rischio di allontanamento dalla loro famiglia per decreti dei tribunali, vengono invece accolti insieme ai loro genitori e l’intera famiglia viene accompagnata in un percorso di recupero.
Si tratta di un progetto unico in cui si crea un “ambiente terapeutico” e nasce dagli oltre 40 anni di esperienza della Comunità nell’accoglienza di minori e adulti in difficoltà e dall’intuizione del suo fondatore, secondo la quale le famiglie che vivono insieme possono essere una risposta al bisogno di altre famiglie, garantendo loro non solo un posto dove vivere in momenti di fragilità, ma anche interventi di tipo educativo e, soprattutto, momenti di vita comune.
Nel Villaggio, infatti, è presente non a caso anche uno spazio polivalente per i momenti di socializzazione, formazione e gioco.

“In Italia - spiega il presidente della Apg23, Giovanni Ramonda - sono circa 30mila i minori che vivono al di fuori della propria famiglia di origine, e quando la serenità della famiglia e del bambino viene messa a rischio da situazioni di difficoltà o disagio, anche solo temporaneo, lo Stato utilizza solitamente l’Istituto dell’affidamento familiare”. Si tratta di una modalità che prevede la presa in custodia del bambino da parte di famiglie affidatarie finché i genitori non risolvono i propri problemi con l’aiuto dei servizi sociali.
La validità di questo progetto del Villaggio è stata sancita dal Tribunale per i minorenni di Bologna che, per la prima volta nella storia italiana, ha dato in affidamento proprio a questa struttura un’intera famiglia: una coppia giovanissima con un bambino piccolo che viveva un momento di difficoltà. Fino a quel momento si parlava solo di accoglienze di nuclei mamma-bambino, non di un’intera famiglia.
“In alcuni casi – aggiunge Ramonda - l’allontanamento del bambino è inevitabile e necessario per preservare la sua serenità e sicurezza, ma in altre situazioni, lavorando sulla famiglia, le difficoltà si possono superare. Il nostro obiettivo è quello di ridare una speranza per risolvere un problema e sostituire una sofferenza con una gioia nuova”. E così, in questo luogo, tante mamme e tanti papà possono ritrovare la serenità per affrontare le sfide quotidiane dell'essere genitori insieme ai loro figli, con il supporto costante di psicologi e assistenti sociali.

Al “Villaggio della gioia” arrivano famiglie che attraversano momenti bui, indebitate, senza lavoro o senza una casa, soprattutto con gravi problematiche di tipo relazionale.
Nella convinzione che tutti i bambini, anche quelli con disagi familiari, abbiano il diritto di crescere con i propri genitori, le famiglie accolte affrontano un percorso lungo e impegnativo che, in vista di una piena realizzazione scolastica per i bambini e lavorativa per i genitori, necessita di un supporto anche finanziario.
Per questo la Comunità punta adesso a costituire un “fondo famiglie” a cui chiunque può contribuire con donazioni benefiche o sostenendo in modo continuativo il Villaggio. Il fondo permetterà ai genitori di frequentare corsi di formazione in vista di un futuro lavorativo e per affrontare le spese sanitarie, psicologiche o logoterapiche che aiutino i bambini a superare il momento di difficoltà, per assicurare loro una vita ricca e piena.

Maggiori informazioni sul progetto su www.villaggiodellagioia.org

Pubblicato il 25 settembre 2019

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente