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Benedetta Bianchi Porro beata

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È stata davvero una festa di popolo, in una splendida giornata di sole, la beatificazione di Benedetta Bianchi Porro che si è svolta sabato 14 settembre a Forlì.
Un migliaio di persone in Cattedrale, con 15 vescovi, oltre 100 sacerdoti, ammalati, religiosi, giovani, autorità, familiari della neo Beata, amici di Dovadola e Sirmione, un altro migliaio davanti al maxischermo in piazza Ordelaffi e nella chiesa di San Francesco.

“Concediamo che la venerabile serva di Dio Benedetta Bianchi Porro – così il testo della lettera apostolica di papa Francesco, proclamata all’inizio della messa solenne dal card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, che presiedeva la celebrazione – laica, la quale per amore di Cristo accolse come dono prezioso la sua infermità unendola alla Croce gloriosa del Signore, sia chiamata per l’avvenire con il titolo di Beata e che possa essere celebrata il giorno 23 del mese di gennaio di ogni anno, nei luoghi e nei modi stabiliti dal diritto”.

Dopo lo scoprimento dell’immagine della Beata la presentazione dei reliquiari e la proclamazione delle letture la messa è proseguita con l’omelia del card. Becciu.
“Ci troviamo dinnanzi ad una esistenza affascinante - ha affermato il porporato - la grandezza umana e spirituale di una giovane straordinariamente dotata, che è riuscita a superare coraggiosamente e a tradurre in chiave evangelica le condizioni più negative che possono accompagnare un individuo”.
E ha continuato: “Sì, Benedetta insegna a noi oggi, a porre saldamente l'edificio della nostra esistenza non sulla sabbia di ciò che è effimero e passeggero, ma su Gesù Cristo, la roccia che non viene scalfita dall'usura del tempo. Una giovane laica che si presenta come modello eccelso per la Chiesa di oggi, soprattutto per i giovani e per gli ammalati: apparentemente inoperosa, svolse un fecondo apostolato tra i giovani ed i sofferenti, così da trasformare l’intera sua vita in abbandono ed in sconfinata fiducia nell’aiuto di Dio”.

“Non onoriamo Benedetta se non diventiamo anche noi servi della gioia, della consolazione e della Chiesa – ha affermato mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro nel suo saluto al termine della celebrazione - ella incoraggia gli ammalati a trovare un senso profondo nella loro esistenza, che diventi vera testimonianza anche nella sofferenza, e sostenga coloro che li assistono o fanno loro visita, suggerendo parole di conforto credibile, non parole vuote di circostanza che fanno più male che bene. Converta la società tutta, troppo spesso tentata di vedere nella malattia un ostacolo ad una vita vissuta in pienezza di umanità. Benedetta ci ha insegnato che invece è possibile superare ogni ostacolo e barriera. Beata Benedetta va sì invocata, ma va soprattutto conosciuta e imitata. Poche chiacchiere fratelli e sorelle, imitiamola”.

don Giovanni Amati

Pubblicato il 16 settembre 2019

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