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Come cambia l'accoglienza

Caritas dal 2011 ha accolto 130 richiedenti asilo

profugo

Come cambia l’accoglienza ai richiedenti asilo con il Decreto Sicurezza? Le Prefetture italiane, via via che scadono i bandi in corso - a Piacenza il termine è fine aprile - stanno predisponendo le nuove disposizioni sulla base della legge 132 entrata in vigore nel dicembre 2018. Il provvedimento, tra le varie misure, cancella il permesso di soggiorno per motivi umanitari e riserva lo Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) ai soli minori non accompagnati e ai titolari di protezione internazionale.
I richiedenti asilo - coloro cioè che sono in attesa di conoscere la valutazione della loro domanda - saranno invece concentrati nei Cas, i centri di accoglienza straordinari, declinati secondo due possibilità, così descritte nel nuovo schema di capitolato di appalto dei servizi di accoglienza pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno (e a cui si devono rifare i bandi delle Prefetture): “centri costituiti da singole unità abitative”, fino ad un massimo di 50 posti complessivi, e “centri collettivi” fino a 300 posti e anche più.
Più di una voce ha espresso preoccupazione per il debutto di un sistema per il quale la parola integrazione è ridotta all’assicurazione di beni essenziali: alloggio, vitto, accompagnamento burocratico, base minima di assistenza sanitaria. Niente più obbligo di formazione linguistica e professionale. È intervenuto con un documento anche il vescovo delegato alla carità della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna Douglas Regattieri, insieme ai direttori delle 15 Caritas diocesane della regione.
Dal 2011 la Caritas di Piacenza-Bobbio ha accolto 130 persone (tra cui otto nuclei familiari): 11 hanno ottenuto lo status di rifugiato, 6 di protezione sussidiaria, 52 il permesso per motivi umanitari; 27 sono stati trasferiti in altri centri o sono usciti dal sistema dell’accoglienza; 2 i dinieghi. Ha in carico ad oggi 27 richiedenti asilo. Da sempre Caritas va dicendo che l’integrazione è possibile con i piccoli numeri e dentro un progetto che coinvolga la comunità ospitante: non basta avere a disposizione un appartamento, serve un tessuto sociale che favorisca ed accompagni l’inserimento. I frutti di questa scelta ci sono stati e verranno illustrati nel corso di un convegno che l’organismo diocesano sta mettendo a punto con la Migrantes.

Pubblicato giovedì 21 febbraio 2019.

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