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E' la Chiesa,
non un’impresa

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.
È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa
e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito,
e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà,
se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino;
fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

La nostra vita e la Parola
veglia fi 2011 5Il compito. Un uomo è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Perché è tanto importante il compito che il padrone ha dato ai servi? Che cosa conta nell’esercizio di quel compito? Magari ci accade anche di portare avanti il compito che ci è stato affidato, ma di dimenticare colui che è partito e ritornerà.
Allora il compito, quello che dobbiamo fare diventa un assoluto, diventa lo scopo di tutto. Eppure il fine vero è un altro: essere pronti a riconoscerlo quando egli verrà, quando la nostra storia e la storia dell’umanità giungerà a quel compimento che non è il risultato del nostro operare. Quando viviamo tutti chinati su ciò che dobbiamo fare diventiamo i protagonisti e il lavoro pian piano ci schiaccia, ci schiavizza. Per questo tra i servi ce n’è uno con un compito diverso dagli altri: è il portiere che veglia.
Lui ricorda a tutti che quella porta che un giorno si è chiusa dietro alle spalle del padrone si riaprirà.
Una Chiesa che non attende più la venuta di Cristo si trasforma in un’impresa in cui si distribuiscono servizi religiosi. Ammesso che tutto venga fatto a regola d’arte si perde quell’anelito che è l’attesa della manifestazione di Dio: progetti, piani, analisi ma tutto senza lasciare lo spazio allo Spirito Santo di agire a suo modo.
La veglia. Non possiamo dimenticare che l’umanità ha mancato l’appuntamento con la manifestazione di Dio. Lui è venuto e noi non lo abbiamo riconosciuto. Ed infatti nella parabola i momenti in cui viene detto che il Signore potrebbe manifestarsi sono “alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino”.

Sono i momenti della passione di Gesù: alla sera viene tradito, a mezzanotte viene processato, al canto del gallo viene rinnegato, al mattino viene consegnato a Pilato. Nessuno l’ha riconosciuto nella sua Pasqua. Quando siamo noi i protagonisti ed è nostra la logica che ci muove, allora tutto si misura sul successo, sulla riuscita e sulla perfezione secondo l’ideale che abbiamo. In questo modo di vivere non c’è spazio per l’amore pasquale, che passa nel fallimento e nella morte per arrivare al Padre.
Vegliare è un atto pasquale, è l’attesa della manifestazione di Dio che salva non secondo una logica umana, di successo. Il momento della venuta di Cristo è sempre altro rispetto a quello che noi avevamo immaginato. Meglio accantonare le fantasie e lasciarci sorprendere da Colui che viene.
Don Andrea Campisi

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