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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-35)
Uomini nuovi,
popolo nuovo

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse:
«Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua
e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi.
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:
se avete amore gli uni per gli altri».

La nostra vita e la Parola
P1020165Discepoli. “Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”: certamente queste parole a molti frequentatori delle nostre chiese suonano sorprendenti. Dopo secoli di sottolineature individualiste della fede, di una vita cristiana vissuta come ricerca affannosa di una perfezione personale, sentir parlare di amore fraterno come segno distintivo della sequela di Cristo ha un effetto destabilizzante, soprattutto per chi vede la Chiesa come un’istituzione erogatrice di servizi religiosi o sociali e quindi vive l’appartenenza alla comunità cristiana in modo anonimo, senza vere relazioni fraterne, o come uno spazio idoneo dove prestare un po’ di volontariato. Evidentemente siamo fuori strada, non abbiamo ancora percepito qual è il frutto della morte e della resurrezione di Cristo.
Gesù risorto, glorificato dal Padre a causa della sua morte, dona anche ai suoi, per mezzo dello Spirito, di partecipare alla sua vita nuova: anche in loro la morte è vinta, tanto che dirà s. Giovanni: “noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i nostri fratelli”. È per questo che Gesù dà ai suoi discepoli il comandamento nuovo dell’amore reciproco: “come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Quindi i discepoli di Cristo vivono relazioni nuove tra di loro nelle quali sono abbattuti i muri di separazione che segnano le relazioni basate sulla natura: razza, tradizioni, livello sociale, formazione culturale, età, appartenenza politica, legami familiari. C’è un legame che prende origine fuori dalla natura, il punto di partenza, l’origine delle relazioni fraterne, è l’amore con cui Cristo ci ha amato.
Il comandamento nuovo. Gesù dice: questo è un comandamento nuovo. Sant’Agostino spiega che il comandamento è nuovo perché ci spoglia dell’uomo vecchio per rivestirci del nuovo uomo, rende nuovo chi gli dà ascolto; è infatti l’amore che ci rinnova, affinché diventiamo uomini nuovi, e così forma un popolo nuovo. Il frutto della resurrezione è la nascita di un corpo di cui noi siamo membra. Il vincolo che ci unisce non è un semplice legame di mutuo aiuto basato sulla buona volontà umana e su sentimenti filantropici. È un legame che è costituito da Cristo, dalla sua chiamata. Per questo Gesù lega questo comandamento al tema della gloria. La gloria è il peso sostanziale di una persona, il suo baricentro, ciò che costituisce la sua essenza che determina le sue azioni. La gloria di Cristo che proviene dal suo essere uno con il Padre si manifesta anche nel tradimento di Giuda e nel modo in cui Gesù ha trattato Giuda e ha vissuto quel fatto drammatico. La gloria di Cristo è il suo amore che gli viene dall’essere uno con il Padre. Se Gesù ama, e ama anche Giuda, è perché riflette l’amore del Padre. Se noi amiamo è perché riflettiamo l’amore con cui Cristo ci ha amati.

Don Andrea Campisi

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