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Giorgio Perlasca nel «Giardino dei Giusti» di Gragnano

Giorgio Perlasca Gragnano 

Venerdì 6 marzo, data della Giornata Europea dei Giusti, alle ore 11 la comunità gragnanese tornerà a riunirsi presso il Giardino dei Giusti”, in via Don Milani, per lo scoprimento di una nuova targa in memoria di un altro giusto delle nazioni scelto dall’Amministrazione Comunale , di concerto con Il Consiglio Comunale delle ragazze e dei ragazzi.
Come è noto, è del 2023 l'inaugurazione nel Comune di Gragnano di uno spazio pubblico denominato “Giardino dei Giusti”, in cui vengono ricordati tutti coloro che in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti a favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la libertà della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani.
Dopo che nel 1962 a Gerusalemme, nel comprensorio di Yad Vashem, è stato istituito un “Giardino dei Giusti tra le Nazioni” dove vengono ricordati coloro che, non ebrei, durante l’Olocausto, rischiarono la vita per portare aiuto e soccorso agli ebrei perseguitati, in altri luoghi sono stati creati questi Giardini. In Provincia di Piacenza l'unico è quello di Gragnano che è citato anche sul sito di Fondazione Gariwo-onlus. Quest’anno a Gragnano verrà ricordato Giorgio Perlasca, nato a Como il 31 gennaio 1910 e deceduto a Padova, il 15 agosto 1992, commerciante e funzionario italiano che nell'inverno del 1944, durante la seconda guerra mondiale, fingendosi il console generale spagnolo presso Budapest, salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi, strappandoli alla deportazione nazista e alla Shoah. “Quest'anno - spiega la Sindaca Patrizia Calza - abbiamo affidato l’orazione ufficiale a Marco Bergonzi, già parlamentare e attualmente presidente Acer , per la profonda conoscenza della figura di Perlasca a cui, la Provincia di Piacenza intitolò una delle sue sale, proprio su richiesta di Bergonzi quando svolgeva il ruolo di consigliere provinciale”.

Nella foto, Giorgio Perlasca.

Pubblicato il 4 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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