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Mogol: «Prego tutti i giorni, per ringraziare»

copertina libro Mogol

“Prego tutti i giorni, non per chiedere, ma per ringraziare”. A parlare di preghiera, di rendimento di grazie, e poi di natura, di arcobaleni che portano altre e diverse parole un tempo umane è Mogol. Sì, Giulio Rapetti, che ha poi assunto ufficialmente anche quello strano nome evocante le orde asiatiche e che gli fu praticamente imposto, non ha molta fiducia nelle teorie del nulla e basta, del non senso della vita: “non siamo foglie alla mercè del vento, ma figli assistiti da una logica affettuosa, anche se non sempre a noi comprensibile”.
La sua presenza sul palco di Sanremo, che ha visto sue canzoni trionfare o segnare comunque la storia del festival della canzone italiana, per ricevere il premio alla carriera e una lunga standing ovation ha rappresentato l’ufficialità di un riconoscimento: quello del più grande autore di testi della canzone italiana.
Il suo merito è soprattutto quello di aver unito la qualità alla popolarità in un mondo dove, prima di lui, e prima degli artisti che hanno con lui collaborato, soprattutto Lucio Battisti, sembrava regnare la contrapposizione tra gusti popolari e canzone impegnata.

Il legame con Battisti
E proprio in quello che dovrebbe essere qualcosa di esclusivamente letterario, un libro, “Senza paura. La mia vita” (Salani, 2025, 218 pagine, 19 euro) Mogol mette insieme le due cose che prima di lui e Battisti sembravano contrapposte: “Sì, le nostre canzoni piacevano alle casalinghe perché parlavano d’amore. ancora oggi possono far cantare all’unisono un professore universitario e una casalinga”. Vero. Dopo l’ascolto di Dylan, Leonard Cohen, o di Brel o Brassens, solo per fare pochi nomi, mai avremmo potuto pensare che attorno al jukebox del bar o della spiaggia ci saremmo innamorati di una “Canzone del sole” fatta di tre semplici accordi di primo manico, quindi assai semplici, del ricordo di una cotta a sei anni e delle spiagge adriatiche.
Battisti e Mogol hanno creato un mondo diverso, in cui ballo, ritmo, bellezza (e semplicità, anche se non sempre) delle parole e genialità di alcune soluzioni musicali hanno creato un nuovo mondo in cui l’intellettuale si trovava assieme all’operaio ad ascoltare Emozioni o I giardini di marzo.
Il fascino di questo libro sta anche nella sincerità. Con la scomparsa di Battisti, che riappare nelle pagine finali in cui si narra dell’apparizione di un arcobaleno, che darà origine alla canzone omonima cantata da Adriano Celentano (scritta da Mogol, ovviamente, con la musica di Gianni Bella), Mogol avrebbe potuto riconoscersi come geniale scopritore del talento del giovane di Poggio Bustone, ed invece candidamente, con una sorprendente onestà, in un tempo di auto-approvazioni “urlate” sui nuovi media, confessa che “non avevo intravisto niente” nelle prime audizioni del futuro autore, e interprete, di Il vento dell’est o Emozioni.
L’onestà intellettuale è la dimensione più importante di questo libro. Che ci aiuta inoltre a ripercorrere o a scoprire le origini di molte canzoni che hanno fatto la storia della musica popolare -sia detto in senso elogiativo- non solo italiana. Anche David Bowie, solo per fare un nome, aveva intuito la geniale unicità di questo percorso. Il Sanremo di oggi ne rappresenta un altro passo.

Marco Testi

Pubblicato il 28 febbraio 2026

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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