Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Una serata dedicata a Verdi con il Rotary Club Fiorenzuola

Federica Duani Dino Rizzo e Marco Corradi con il Presidente Onesti

Una platea gremita e attenta ha accolto, martedì 27 gennaio, l’evento commemorativo organizzato al Teatro G. Verdi di Fiorenzuola d’Arda in occasione del 125° anniversario della morte di Giuseppe Verdi. La serata, promossa dal Rotary Club Fiorenzuola d’Arda sotto la presidenza di Rinaldo Onesti e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, ha rappresentato un momento di alto valore culturale per il territorio.

Punto focale dell’iniziativa è stata la prima proiezione in Val d’Arda del docufilm Le stanze di Verdi. L’opera, prodotta dal piacentino Giorgio Leopardi e diretta da Riccardo Marchesini con la supervisione artistica di Pupi Avati, vede come filo conduttore della narrazione l’attore Giulio Scarpati, affiancato dall’avvocato Marco Corradi, autore del saggio Verdi non è di Parma. Le riprese, effettuate due anni fa, hanno toccato i luoghi simbolo della vita del Maestro tra Piacenza, Saliceto di Cadeo, Villanova, Sant’Agata, Busseto e Milano.

In sala erano presenti 145 spettatori, tra cui numerose autorità: il sindaco di Fiorenzuola Romeo Gandolfi, la sindaca di Cadeo Marica Toma con la vicesindaca Donatella Amici e il primo cittadino di Castell’Arquato Ivano Rocchetta. Hanno partecipato anche i rappresentanti del mondo scolastico, con il vicepreside dell’Istituto Mattei Gianni Montani e la dirigente dell’Istituto Comprensivo Isabella Spurio, accompagnata dalla vicepreside Maria Grazia Vaccaro, oltre al parroco di Saliceto don Stefano Antonelli.

La proiezione è stata anticipata da un intenso dibattito, moderato dalla giornalista di Libertà Federica Duani, che ha visto confrontarsi l’avvocato Marco Corradi e il musicologo bussetano Dino Rizzo sul tema della “cittadinanza” verdiana. Rizzo ha delineato il periodo giovanile del compositore: dalla nascita a Roncole, dove il padre gestiva un’osteria e la madre Luigia (originaria di Saliceto) lo crebbe nelle tradizioni popolari, fino alla formazione a Busseto e ai primi passi nella composizione, segnati dal mancato ingresso al Conservatorio di Milano ma sostenuti da una precoce passione.

Corradi ha invece spostato l’attenzione sul profondo legame di Verdi con la terra piacentina, illustrando le tesi del suo libro. È a Sant’Agata, nella residenza poi divenuta Villa Verdi, che il Maestro si trasferì nel 1849 e compose le sue opere più celebri, rappresentate nei principali teatri europei fino a Mosca dove si recò in carrozza in un viaggio durato quattro mesi. L’avvocato Corradi ha ricordato come Verdi abbia trascorso oltre metà della sua vita in provincia di Piacenza, dedicandosi con imprenditorialità all’agricoltura: acquistò oltre mille ettari di terreno che si estendevano fino a Fiorenzuola, creando occupazione per contadini e mezzadri e avviando persino la produzione di formaggio grana (un formaggio duro simil Grana Padano) in due caseifici locali. Fu inoltre attivo politicamente come consigliere provinciale. Corradi ha concluso il suo intervento sottolineando come questa dimensione “piacentina” del Maestro meriti di essere ulteriormente valorizzata.

Un momento di grande calore si è registrato al termine del dibattito con l’apparizione a sorpresa del “Verdi vivente”, interpretato da Piero Carolfi, presidente dell’Associazione dei Tabarri (presente con una delegazione di diciannove soci), che ha intrattenuto il pubblico con aneddoti sul Verdi agricoltore.

La seconda parte della serata è stata dedicata alla visione del docufilm, introdotto dai videomessaggi di Pupi Avati e Giulio Scarpati. Il pubblico ha apprezzato la qualità delle riprese e la colonna sonora, riconoscendo con emozione i luoghi del territorio: dalla suggestiva Piazza Cavalli in notturna all’ex hotel San Marco, dove Verdi soggiornò più volte, dal Teatro Municipale al Conservatorio Nicolini, fino alle radici familiari a Saliceto di Cadeo. Il viaggio cinematografico ha toccato anche l’ospedale di Villanova, voluto dal Maestro, e gli esterni di Villa Verdi, per poi spostarsi nei luoghi bussetani e concludersi a Milano, presso il Grand Hotel et de Milan e la Casa di Riposo per Musicisti, voluto e fondata dal Maestro nel 1889, dove riposano le spoglie del compositore.

L’evento verdiano si è chiuso tra gli applausi e la consegna dei gagliardetti ai relatori. Il Presidente Onesti ha comunicato, infine, che una parte del ricavato netto della serata verrà impiegato per finanziare un tratto del camminamento con nuove panchine del grande parco di ben sei ettari all'interno di Villa Verdi, ora di proprietà dello Stato (Ministero dei Beni Culturali) e in fase di ristrutturazione.

Nella foto, Federica Duani, Dino Rizzo, Marco Corradi e il presidente Onesti.

Pubblicato il 6 febbraio 2026

Ascolta l'audio

Altri articoli...

  1. Democrazia e complessità, una sfida aperta Il filosofo Miguel Benasayag ospite di Cives
  2. In Conservatorio un seminario sul mestiere del tecnico di pianoforti
  3. Architettura, lingua, struttura giuridica: il lungo cammino per «unire» l’Italia unita
  4. Inaugurata alla Passerini Landi la mostra «A testa alta»
  5. Il cortometraggio «Briciole al cielo» arriva a Morfasso
  6. Nascita, morte e speranza. Dialogo tra filosofia e teologia a Punto Incontro
  7. Povertà e vulnerabilità richiedono un’attenzione continua: a Cives l’analisi di Piacenza e i suoi «margini»
  8. Markus Krienke: un liberalismo dal volto umano
  9. Dal 2 al 28 febbraio alla Passerini Landi la mostra «A testa alta»
  10. «Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani»: al PalabancaEventi si presentano gli atti del convegno di «Piacenza Città Primogenita»
  11. «La mostra della Banca di Piacenza sul Mochi ha rimesso al centro dell’attenzione Piacenza»
  12. Un viaggio interiore verso la redenzione: il «Giubileo in alta sicurezza» porta quattro detenute in scena alle Novate
  13. Rassegna dialettale al President. Doppio appuntamento per la commedia «Malëtt i sood!»
  14. Giornata della Memoria: alla Cattolica una riflessione sugli internati militari italiani nei lager nazisti
  15. Una storia fortunata, il teatro per la Casa di Resy
  16. «Piacenza voleva diventare una seconda Roma»
  17. La corte secentesca del sultano Mehmed sotto la lente di un contemporaneo
  18. Giornata della Memoria. Ai Filodrammatici va in scena «Proserpina»
  19. «Rodari incontra Luzzati», il 25 spettacolo per le famiglie
  20. Stelle sonanti-Musica, concerto il 26 gennaio in oncologia

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente