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Giornate del Fai: il 21 e 22 aperture a Piacenza, San Giorgio e Pianello

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Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”, il grande evento di piazza attraverso il quale dal 1993 il FAI dà la possibilità a centinaia di migliaia di italiani - nel primo fine settimana di primavera - di riappropriarsi del patrimonio culturale e paesaggistico delle città e dei territori in cui vivono.
A Piacenza sarà possibile visitare il monastero di San Sisto, che oggi ospita la Caserma Nicolai del 2° reggimento Genio Pontieri.
A San Giorgio Piacentino saranno aperti il castello, la chiesa e la rocca.
A Pianello Val Tidone “percorso” dall’oratorio di Case Gazzoli alla storia della Val Chiarone.

Caserma “Ten. Filippo NICOLAI”, già Monastero di San Sisto

Quando: sabato e domenica dalle 10 alle 13 (ultima visita ore 13) e dalle 15 alle 18 (ultima visita ore 18)
Dove: Piazza Casali, 12 Piacenza

La Caserma “Ten. Filippo Nicolai” dal 1883 è sede del 2° Reggimento Genio Pontieri dell’Esercito. Questa unità di nicchia della Difesa/NATO ha capacità di superare corsi d’acqua con ponti galleggianti. La sede è parte del complesso monastico voluto dall’Imperatrice Angilberga alla fine del IX secolo, poi riedificato in chiave rinascimentale. Dopo le soppressioni napoleoniche dal XIX secolo, il monastero divenne una guarnigione militare. Questa sede militare di norma inaccessibile apre le porte eccezionalmente per le Giornate di Primavera di FAI. Lungo il percorso si potranno ammirare i recenti restauri al chiostro grande.

Dall’oratorio di case Gazzoli alla storia della Val Chiarone

Quando: sabato visite alle ore 10.00, 11.00, 14.00 e 15.00
Dove: ritrovo in Piazza Umberto I, Pianello Val Tidone

Si chiede gentilmente di presentarsi al banco di accoglienza 15′ prima dell’inizio visita. sarà un itinerario narrativo che seguirà la storia di un tratto di Val Tidone,
Il percorso prenderà avvio dai reperti del Museo Archeologico MAVT, presso l’antica Rocca municipale di Pianello. Questo primo approccio accompagnerà il visitatore in un viaggio nel tempo dal Pliocene fino all’epoca medioevale e rinascimentale. L’itinerario prosegue con una passeggiata di 3 KM animata dai racconti dei Volontari FAI, che consentirà di aprire un breve sguardo su una parte poco conosciuta della Val Chiarone. Giunti Case Gazzoli si potranno, approfondiranno le storie del luogo con un focus sulla Parrocchia di Olgisio e sulle secolari vicende dell’oratorio della B.V. Addolorata. L’edificio voluto dai fratelli Orsi alla fine del XVIII secolo è stato restaurato di recente dai nuovi proprietari.
Si richiede di presentarsi al punto di partenza con 15 minuti di anticipo per garantire puntualità.

Chiesa di San Giorgio Martire

Quando: sabato dalle 10 alle 13 (ultima visita ore 13) e dalle 15 alle 17 (ultima visita h 17)
Dove: Via Conciliazione 6, San Giorgio Piacentino

Il primo nucleo attorno al quale si sviluppò l’abitato di San Giorgio P.no è la Chiesa di San Giorgio Martire. Di antica origine, la prima menzione risale al 886 d.C., la chiesa odierna è frutto della grande ricostruzione barocca avvenuta tra il 1670 e il 1675 per volontà dell’arciprete Lodovico Cella. Del primitivo edificio romanico sopravvive l’imponente campanile trecentesco in pietra e mattoni.

Rocca di San Giorgio

Quando: sabato dalle 10 alle 13 (ultima visita ore 13) e dalle 15 alle 18 (ultima visita h 18)
Dove: Via Conciliazione 6, San Giorgio Piacentino

L’edificio, dei conti Gazzola di Settima, costituisce un esempio originale e pregevole di architettura ibrida. Lo schema esterno si stempera nell’eleganza interna di una villa signorile, ispirata a raffinatezze di gusto neoclassico. La Rocca fu costruita nel 1604 dal nobile Alessandro Anguissola, conte di S. Giorgio che aveva ricevuto il titolo dieci anni prima per investitura del duca Ranuccio I Farnese. La repentina estinzione di questo ramo degli Anguissola, portò la Rocca e il feudo di S. Giorgio nelle mani di Fabio Scotti di Castelbosco, nel 1637. Costui inaugurò una nuova dinastia mantenutasi in vita fino al secondo Ottocento.

Castello di San Giorgio Piacentino

Quando: sabato dalle 10 alle 13 (ultima visita ore 13) e dalle 15 alle 18 (ultima visita h 18)
Dove: Piazza del Torrione 4, San Giorgio Piacentino

Il Castello di San Giorgio, è oggi sede del Comune, nonché centro culturale del paese. Si caratterizza la sobria imponenza delle sue mura medievali. Le prime notizie risalgono al 948, quando l’imperatore Lotario concesse ai canonici del Duomo di Piacenza il diritto di edificare una fortificazione a difesa della pieve e dell’abitato. Questi all’epoca erano minacciati dalle incursioni ungare. La struttura conserva ancora il suo impianto quadrato, nonostante i rimaneggiamenti. Sul fronte principale si trova l’unica torre , accessibile attraverso un portale sormontato da un balcone ligneo. Pietra e laterizio testimoniano la solidità di una costruzione nata per difendere e governare.

Nella foto, la Rocca di San Giorgio Piacentino.

Pubblicato il 17 marzo 2026

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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