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Schicchi, Bobbio (e Bellocchio) nel cuore

Matteo Prati e Mauro Molinaroli

Il tennis, il cinema, la buona cucina, le donne: erano gli amori di Gianni Schicchi, non necessariamente in ordine d’importanza. Sicuramente, però, la settima arte è quella che ha riempito di più la sua vita, nel ruolo che si era ritagliato e che tutti gli riconoscevano di attore-feticcio del grande regista (e amico) Marco Bellocchio. Un personaggio vulcanico, istrionico, sorprendente al quale Mauro Molinaroli ha dedicato, a tre anni dalla scomparsa, un libro – “Gianni Schicchi, l’uomo, Bobbio, e il cinema di Marco Bellocchio” (2025) – presentato al PalabancaEventi per iniziativa della Banca di Piacenza, che ha sostenuto l’iniziativa editoriale. Il volume è stato illustrato dall’autore in dialogo con il giornalista Matteo Prati, che ha descritto Giovanni Gabrieli (così all’anagrafe) «una figura poetica e visionaria, molto legata alla Valtrebbia e a Bobbio in particolare». Tra il numeroso pubblico, presente in Sala Panini il sindaco della città d’arte Roberto Pasquali, autore della presentazione dell’ultima fatica editoriale del giornalista piacentino; e il figlio di Schicchi, Luca Gabrieli, che ha ringraziato l’autore per la pubblicazione e la città di Bobbio per aver dedicato a suo padre una targa apposta nel Chiostro di San Colombano nell’agosto dello scorso anno.

Molinaroli ha rivolto un ringraziamento al sindaco Pasquali e alla Banca «fondamentali per la realizzazione del libro» e raccontato l’incontro con l’attore, trasformatosi subito in amicizia. «Gianni era “innamorato” di Bellocchio e felice di esserne il feticcio; poi era amico di Bobbio e dei bobbiesi, con molti dei quali ho parlato per farmi raccontare chi era veramente». Testimonianze dalle quali sono emersi molti aspetti dell’intensa vita di Schicchi: il Tennis club Bobbio, che ha contribuito a rendere una cosa viva; l’amicizia con Caje Cella e quella (già evocata) con Bellocchio, caratterizzata da una sincerità autentica; la passione per il Bobbio Film Festival, a cui non è mai mancato e dove amava “adottare” giovani attrici sapendosi far voler bene. «Era attore vero», ha affermato l’autore citando alcune sue interpretazioni nei film di Bellocchio: I pugni in tasca, Sorelle Mai, Vincere, L’ora di religione, Buongiorno, notte, Vacanze in Val Trebbia.

Molinaroli ha quindi fatto altri flash utili a far capire la personalità del compianto attore, che perse il padre quando aveva solo 6 anni (nel 1944, ucciso dai tedeschi). Una gioventù difficile, dunque, con la frequentazione del collegio per diventare sacerdote, strada poi abbandonata con lo spostamento in Svizzera, da emigrato. «Sapeva benissimo il latino – ha continuato l’autore – e considerava la Francia una seconda mamma. Ed era un burlone: si cimentò anche come portiere di pallanuoto, peccato che non sapesse nuotare. Bobbio era la sua casa, ha avuto un rapporto splendido con la moglie anche dopo la separazione, era una buona forchetta e amava il vino rosso. Non posso dimenticare durante il Bobbio Film Festival le tante serate al “Piacentino” dalla Celestina, con il vino che muoveva ricordi, storie e quando si parlava del figlio Luca, si commuoveva entusiasta, quasi felice».

Nella foto, Matteo Prati e Mauro Molinaroli.

Pubblicato il 23 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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