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San Francisco, il Fegato etrusco di Piacenza al centro di un evento internazionale

INAUGURAZIONE mostra San Francisco 7108

Uninaugurazione di straordinario rilievo, in uno dei musei più prestigiosi degli Stati Uniti, per una delle mostre più importanti al mondo dedicate alla civiltà etrusca. E Piacenza era presente da protagonista assoluta, con la sindaca Katia Tarasconi che è stata chiamata a intervenire (in inglese) di fronte alle autorità e agli invitati, e con il direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese Antonio Iommelli. L’evento si è svolto nella serata di giovedì 30 aprile, al Legion of Honor Museum di San Francisco: museo tra i più importanti d’America, che tra l’altro si trova in un luogo particolarmente suggestivo, immerso nel verde, su un rilievo che domina la Baia della città californiana con il suo Golden Gate bridge in bella vista. 

The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy” è una mostra riunisce opere provenienti da alcune tra le più importanti istituzioni museali del mondo. E in questo contesto di altissimo profilo, il Fegato di Piacenza spicca come uno dei fulcri dellesposizione, sia per il valore scientifico riconosciuto a livello internazionale sia per la scelta curatoriale di collocarlo in una teca dedicata, allinterno di uno spazio che raccoglie opere di assoluto pregio. Una presenza che ne evidenzia in modo il ruolo unico al mondo nella comprensione della religione e delle pratiche divinatorie etrusche.

Alla cerimonia inaugurale, che ha preceduto lapertura al pubblico avvenuta oggi 2 maggio, hanno preso parte centinaia di invitati e numerose autorità di primo piano, tra cui lambasciatore dItalia negli Stati Uniti Marco Peronaci, il console generale dItalia a San Francisco Massimo Carnelos e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, insieme a rappresentanti del Ministero della Cultura e a esponenti del mondo culturale internazionale.

Nel corso della presentazione e della visita alla mostra, la curatrice Renée Dreyfus ha più volte richiamato il valore del reperto piacentino, affermando come «da questo momento Piacenza e San Francisco sono legate per sempre»: una bella emozione per la piccola delegazione piacentina.

 
Il fegato etrusco, un reperto unico simbolo di Piacenza

Emozione che la sindaca Katia Tarasconi ha portato nel suo intervento: «Portare qui il Fegato di Piacenza significa portare nel mondo una delle testimonianze più importanti della storia italiana e della civiltà etrusca. Un reperto unico, simbolo della nostra città, che per la prima volta dal suo ritrovamento, nel 1877, ha lasciato Piacenza per essere condiviso con il pubblico internazionale». Un passaggio tuttaltro che scontato, come ha sottolineato la stessa sindaca che, anzi, ha parlato di «scelta precisa». E in effetti le autorità, i “donors” del museo, gli studiosi e tutti i presenti hanno dimostrato interesse e curiosità evidenti di fronte alla teca in cui è esposto il reperto piacentino.

A margine dellinaugurazione è intervenuto anche il direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese Antonio Iommelli, che qualche giorno fa ha accompagnato personalmente il reperto da Piacenza a San Francisco, sottolineando come «sia estremamente significativo vedere il Fegato di Piacenza protagonista e valorizzato in modo così rilevante allinterno di una mostra che riunisce opere originali provenienti dai musei più importanti del mondo, dal Louvre ai Musei Vaticani». «Finalmente - ha aggiunto - questo incredibile reperto viene messo per la prima volta in condizione di “dialogare” con pezzi di incredibile valore, contribuendo a raccontare la civiltà etrusca in un’esposizione che non ha precedenti».

La mostra, infatti, che riunisce circa 150 opere provenienti da una trentina di musei internazionali – tra cui il Louvre e i Musei Vaticani – rappresenta uno degli appuntamenti culturali più rilevanti a livello globale dedicati agli Etruschi. E in questo scenario, il Fegato di Piacenza emerge come uno dei riferimenti centrali dellesposizione, contribuendo in modo determinante al valore complessivo del progetto.

Il prestito del reperto è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura e al ruolo del Direttore Generale Musei Massimo Osanna, a conferma del valore strategico delloperazione.

Lesposizione resterà visitabile fino al 20 settembre 2026.

Nella foto, da sinistra, Massimo Carnelos (Console generale d’Italia a San Francisco), Katia Tarasconi (Sindaca di Piacenza), Renée Dreyfus (curatrice della mostra e responsabile per l’arte antica dei Fine Arts Museums di San Francisco), Marco Peronaci (Ambasciatore d’Italia presso gli Stati Uniti), Simona Renata Baldassarre (Assessora alla Cultura della Regione Lazio), Francesco Rocca (Presidente della Regione Lazio).

Pubblicato il 3 maggio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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