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Mons. Bazzari a Sarmato ha ricordato la figura di don Gnocchi

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A 60 anni dalla morte, Sarmato ricorda il beato Carlo Gnocchi, testimone della misericordia di Dio ed esempio di compassione da imitare, per dare un senso profondo all’anno giubilare. Domenica 21 febbraio, alle ore 10.30, il paese si è riunito in parrocchia per accogliere monsignor Angelo Bazzari, fin dal 1993 presidente della fondazione Don Carlo Gnocchi, venuto a celebrare la messa quaresimale e a portare il messaggio di carità del beato, la cui opera continua grazie all’organizzazione che porta il suo nome.

Accogliendo mons. Bazzari, il parroco don Silvio Cavalli ha ringraziato tutti gli intervenuti, in particolare le associazioni, tra queste le delegazioni Aido, Avis, gli Amici di San Rocco e gli Alpini. “Questa è una cerimonia che abbiamo fortemente voluto, perché porta un messaggio forte di impegno caritatevole. Le associazioni, con il loro servizio e volontariato, fanno opera concreta di misericordia e sono un esempio e una ricchezza per la comunità”, ha spiegato don Cavalli. Monsignor Bazzari ha auspicato per tutti un cambio di cuore, “un’inversione ad U” che porti al centro delle nostre vite la misericordia non come atto isolato ed estemporaneo, ma come cultura profonda e normalità del vivere. “La misericordia è la carta d’identità di Dio. Gesù ne è la massima rappresentazione, venuto in carne ed ossa a portarla e a diffonderla nella vita umana. Quando l’uomo accoglie il dono di Dio e lo fa suo, quando ne fa una cultura d’azione, abbiamo la compassione. Le opere di misericordia si fanno, non si discutono: dovremmo sempre prenderci cura dei più deboli. Vediamo Dio soltanto attraverso il bene che facciamo al nostro prossimo bisognoso”.

La figura di don Gnocchi. I nostri Santi, ha spiegato mons. Bazzari, sono esempi di persone che hanno saputo essere compassionevoli, incarnando il volto di Dio. Fra di loro, spicca la figura di don Carlo Gnocchi, che nella sua vita è stato “misericordia in azione”. Ambrosiano d’adozione ma cittadino del mondo, allo scoppio del secondo conflitto mondiale don Gnocchi si rese conto di non poter lasciare i suoi ragazzi soli mentre partivano per affrontare gli orrori della guerra. Li seguì così, prima in Montenegro e poi nella disastrosa campagna di Russia, per star loro accanto.

Leggi servizio alla pagina 25 dell’edizione di venerdì 26 febbraio 2016

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