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Cristiani e musulmani in dialogo

“Documento sulla fratellanza umana”: l’inizio di un percorso

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Don Paolo Mascilongo - Introduzione di Barbara Sartori Francesca Bocca-Aldaqre
Donata Horak Conclusioni e domande del pubblico

Il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale a la convivenza comune”, firmato da papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb il 4 febbraio scorso negli Emirati Arabi, è stato oggetto del convegno Interreligioso che si è svolto a Piacenza l’8 giugno alla Fondazione di Piacenza e Vigevano per iniziativa della Commissione diocesana per il dialogo interreligioso e l’Istituto di studi islamici Averroé di Piacenza.

Il testo è frutto di un lavoro comune che propone il metodo della cultura del dialogo, della collaborazione e della conoscenza reciproca.
“Il documento - ha puntualizzato Barbara Sartori, giornalista del Nuovo Giornale, che ha moderato l’incontro - vuole togliere fiato e terreno ad ogni fondamentalismo, da qualsiasi parte provenga, cercando di spegnere quella forte conflittualità nel mondo che Papa Francesco ha definito la terza guerra mondiale a pezzi”.
La dichiarazione del Papa e del Grande Imam è un appello a lavorare insieme nel rispetto delle fedi reciproche ed è rivolto a tutti gli uomini di buona volontà che desiderano la pace.

Don Paolo Mascilongo, biblista, parroco di San Sisto in Piacenza e docente di Sacra Scrittura, ha evidenziato le fondamenta bibliche del documento.
Il primo aspetto di rilevanza biblica, lo ha trovato all’inizio del testo dove si afferma che tutto parte “dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani”.
Il primo dato biblico è quindi quello del Dio creatore di tutto che è alla base della religione cristiana e di quella islamica.
“Dio ha proibito di uccidere”, un’altra frase del testo, è un comando che è scritto fin dalle prime pagine delle Scritture.
Anche l’espressione “In nome degli orfani, delle vedove” - ha continuato don Mascilongo - si ripete in molti passi della Bibbia. Inoltre le parole giustizia e misericordia, che ricorrono nel documento, sono termini biblici, spesso pensati da noi in contrapposizione mentre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, esprimono la dimensione di Dio.

Francesca Bocca-Aldaqre, docente di Cultura Islamica presso l’Istituto Italiano di Studi Islamici, direttrice dell’Istituto di Studi Islamici Averroè di Piacenza e ricercatrice all’Università Vita e Salute San Raffaele, ha spiegato che il punto di partenza della teologia islamica è la dimensione dell’esperienza umana che assume un valore teologico, infatti tutto quello che una persona si trova davanti diventa occasione per riflettere sul Creatore e riconoscerlo.
Con questo presupposto la prof. Bocca-Aldaqre ha presentato varie assonanze del Corano con il testo e si è soffermata in modo particolare alla Sura 5 del Corano versetto 32 che dice: «Chi uccide una persona è come se avesse ucciso l’intera umanità, e chi salva la vita di una persona è come se avesse salvato tutta l’umanità», parole che vengono riprese dal documento del Papa e del Grande Imam.
Anche molti detti del Profeta Maometto come “Non entrerete in Paradiso se non sarete misericordiosi” - ha aggiunto la docente - hanno forti risonanze con il Vangelo di Gesù e sono presenti nel testo. La misericordia, intesa dal profeta, è però verso tutti e verso ogni cosa.

“Il Documento sulla fratellanza - ha puntualizzato Bocca - è stato fatto non per dirci come siamo bravi all’interno delle rispettive comunità, con i nostri fratelli di religione, ma con tutti i popoli, perché ogni barriera venga sospesa, perché prevalga la misericordia”.
Infatti - sempre secondo la studiosa dell’Islam - lo scopo della creazione è quello di mostrarci la diversità come un volere di Dio. Il mondo creato deve essere diversità, perché l’unicità, la perfezione appartengono solo a Dio. Quindi, per la teologia islamica, la diversità è una testimonianza dello stesso creato, inoltre un detto del Profeta dice che ancora meglio del digiuno e della carità è riconciliare le persone. “
Il pinnacolo su cui si manifesta la religiosità islamica - ha concluso la relatrice - è proprio la misericordia verso ogni cosa”.

Donata Horak, teologa, insegnante di religione e docente di Diritto Canonico al Collegio Alberoni di Piacenza, ha riletto il testo alla luce dei documenti del Magistero della Chiesa.
“Queste parole che vengono da due persone credibili, investite da un’autorità, ovvero il Papa e l’imam di Al-Azhar - ha affermato -producono un effetto dirompente perché hanno, la potenzialità di riordinare il nostro modo di pensare; per cui non si può essere cristiani e pensare certe cose, come essere musulmani e avere certi atteggiamenti... La dichiarazione non è un documento politicamente corretto e di facciata, credo che avrà degli effetti nel corso del tempo molto importanti”.

“Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”.
È un punto della dichiarazione che ha fatto discutere in ambito cattolico, però i documenti del Concilio Vaticano II, aldilà di interpretazioni riduttive, affrontano, in modo particolare Dignitatis Humane e Nostra Aetate, il tema della libertà religiosa.
Inoltre all’inizio del documento sulla fratellanza umana, sembra di leggere, tra le righe, lo splendido testo della Gaudium et Spes.
“Questo scritto - ha aggiunto Horak - è solo l’inizio, un punto di partenza, che viene consegnato alle chiese e alle moschee perché venga discusso, studiato e consenta un percorso di conoscenza reciproca anche per dialogare insieme con il mondo, specialmente quello occidentale, che è vittima di un impoverimento spirituale”.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 10 giugno 2019

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