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Don Borea e la logica del perdono

Il 4 luglio in Sant’Antonino il ricordo del sacerdote piacentino ucciso dai nazifascisti

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“Potete strappare tutti i fiori, ma non potete impedire che la primavera ritorni”.
Con questo proverbio africano ricco di suggestione don Giuseppe Basini ha voluto ricordare, nel giorno del Santo Patrono Antonino, alla messa vespertina delle 18, i sacerdoti piacentini martiri della fede e della resistenza fra cui don Giuseppe Borea.

“Il male lo abbiamo dinanzi tutti i giorni - ha aggiunto don Basini - ha una forza notevole e tanti fiori vengono strappati: persone che danno la vita per la giustizia, la libertà, il bene comune, ma la primavera torna sempre, la grazia di Dio non si ferma”.
Don Giuseppe Borea, proprio per la fedeltà al Vangelo, è stato ucciso il 9 febbraio del 1945 nei pressi del cimitero urbano di Piacenza, fucilato da un commando di nazifascisti.
Anche altri cinque sacerdoti piacentini, dal 1942 al 1945, hanno dato la vita per favorire la libertà.

Don Basini li ha accomunati al martiro di sant’Antonino, ricordando come la Chiesa è nata proprio dal sangue dei martiri e ancora oggi offre grandi testimonianze di persone disponibili a vivere il Vangelo nel dono massimo della vita.

“Non dobbiamo fare memoria di questi nostri fratelli - ha continuato il parroco di Sant’Antonino - come delle vittime, dei perdenti, sono invece coloro che, uniti a Cristo, ci ricordano che è vera la logica del “chicco di grano” che muore per portare frutto”.
“Quando vediamo fratelli e sorelle che hanno abbracciato questa libertà nell’amore, vediamo la primavera che ritorna - ha aggiunto don Basini - e in questo modo comprendiamo la logica del perdono nei confronti di chi ci ha fatto del male. Gesù dalla croce ha perdonato, don Borea ha pronunciato parole di perdono verso coloro che lo stavano fucilando”.

“Sono cose che fanno bene al cuore perché - ha puntualizzato il parroco di Sant’Antonino - siamo spesso tentati di essere prigionieri dei nostri risentimenti, del desiderio di fare giustizia che spesso cade nel giustizialismo, un atteggiamento spietato proprio in nome della giustizia”.
Per don Basini è importante vivere il Vangelo con coerenza, essere delle “belle persone” nel senso dell’onesta e della dignità, tanti invece oggi sono come dei camaleonti che cambiano pensiero in base al contesto, alla situazione e al tornaconto.
“Non basta essere buoni solo interiormente, non basta dire «io non faccio nulla di male», perché si uccide anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra, non impegnarsi per il bene comune è farsi complici di un peccato sociale”.
È il pensiero di don Luigi Ciotti fondatore dell'Associazione Libera contro i soprusi delle mafie, citato da don Basini che ha concluso l’omelia rivolgendosi, nella preghiera, a sant’Antonino, a don Borea e agli altri presbiteri piacentini martiri della fede e della libertà, perché donino ad ogni cristiano il desiderio di continuare a lottare, il coraggio di fare scelte scomode e di prendersi cura della vita dei fratelli.

Riccardo Tonna


Pubblicato l'8 luglio 2019

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