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Allarme dai Medici Cattolici: la povertà è il primo fattore di rischio per la salute

Registrata una drastica diminuzione di aspettativa di ”vita in salute”, più per le donne che per gli uomini

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Il convegno “Ambiente e salute” promosso dall’Associazione Medici Cattolici della sezione di Piacenza si è svolto il 5 ottobre al Collegio Alberoni.
Il tema, era stato scelto da marzo - ha ricordato il presidente, dott. Flavio della Croce - quando era ancora lontano l’enorme impatto mediatico che la mobilitazione pro clima di milioni di giovani di tutto il mondo avrebbe sollevato.
I tempi sono più che maturi per prendere in seria considerazione l’ambiente e le sue ricadute sull’uomo e sulla vita in genere.
Tutti i relatori intervenuti hanno apportato rilevanti informazioni appoggiandosi a report scientifici, declinati in campo medico. Ambiente inteso non solo come realtà fisica, ma anche psicologica e sociologica, teatro delle relazioni indispensabili alla vita, con cui interagisce e interferisce in reciproco condizionamento.

Sono intervenuti Augusto Pagani, presidente Ordine Medici di Piacenza, Giuseppe Miserotti, vicepresidente nazionale ISDE (Society of Doctors for the Environment), associazione riconosciuta da Nazioni Unite e Organizzazione Mondiale della Sanità, Anna Bosi dell’Asl di Piacenza, Anna Baldini, otorinolaringoiatra, Antonio Saginario, psichiatra, Alice Corsaro, del CUAMM-Medici con l’Africa, Corrado Cofalonieri, medico e diacono, padre Bernard Jalkh, assistente spirituale di Medici cattolici.

Molti relatori hanno fatto riferimento all’antropocene, termine sempre più usato per indicare l’attuale epoca geologica caratterizzata da modifiche territoriali strutturali e climatiche indotte dall’attività umana, richiamando l’homo sapiens ad assumersi le proprie responsabilità perché quanto fatto negli ultimi 200 anni è andato ben oltre i limiti di sicurezza.
Trasversale è stato il richiamo all’epigenetica, ultima branca della genetica che al genoma tradizionale aggiunge la capacità dell’ambiente di far accendere o spegnere l’espressione di singoli geni, con possibilità di trasmissione ereditaria.
Trasversale il riconoscimento che il primo fattore di rischio per la salute è la povertà. Che aumenterà enormemente a causa dei cambiamenti climatici con la conseguente vulnerabilità dei poveri. Paradossalmente saranno loro, i meno responsabili, a sopportare il carico maggiore dei cambiamenti climatici. È prevedibile che il flusso migratorio si trasformi in vero e proprio esodo.

Preoccupa l’inquinamento di aria e acqua, cui sono ascrivibili le prime quattro cause di decesso al mondo.
Solo l’1% della tanta acqua presente sul pianeta è veramente accessibile. Per 750 milioni di persone quella potabile è tuttora un miraggio.
A casa nostra abbiamo un pesante inquinamento idrico da nitrati e pesticidi. Nel Po sono stati trovati 52 diversi pesticidi. Da tempo si sa che vi vivono pesci diventati ermafroditi.

Le microplastiche sono insidiosissime. Le assumiamo bevendo acqua dalle bottiglie di plastica, le ritroviamo nei pesci, nei frutti di mare, e anche nello zucchero e nella birra. Il lavaggio dei tessuti è la maggior causa del loro sversamento nell’acqua. Assorbite dal terreno attentano alla vita dei lombrichi. Sono presenti nei funghi di cui aumentano grandemente la tossicità.
Nell’acqua troviamo farmaci, droghe, nicotina, caffeina, disinfettanti, prodotti chimici per la cura della persona, sostante plastificanti.

Il cambiamento climatico ci tocca molto da vicino: l’Emilia Romagna è la regione italiana che ha avuto il maggior aumento di temperatura, di 2°C, contro il grado e mezzo raccomandato da OMS.
Impressionante l’attuale inversione di tendenza, più per le donne che per gli uomini, dell’aumento di speranza di vita che in Italia era andato aumentando dal 2004 al 2013. E drammatica la drastica riduzione di “vita in salute”, stimata in 9 anni nelle donne e 7 negli uomini.

Padre Bernard, riprendendo la “Laudato si” di papa Francesco, ha sottolineato che la terra, maltrattata e saccheggiata, richiede una vera e propria “conversione ecologica”, un cambiamento di mentalità e di prospettive per la ”cura della casa comune”. Che occorre cercare soluzioni integrando sistemi naturali con sistemi sociali.

Non si parla mai di inquinamento ambientale militare
Il tema affrontato dal dott. Confalonieri

Merita una menzione a parte la relazione sull’inquinamento ambientale militare del dott. Corrado Confalonieri.
Tra i diversi fattori da lui individuati ha citato, in primis, quale causa di produzione di anidride carbonica l’utilizzo di risorse fossili da parte militare. L’esercito Usa ne consuma tanto quanto una nazione di media dimensione come la Romania.
Ha poi indicato l’inquinamento delle basi militari, dei siti dei test e dello stoccaggio dei rifiuti tossici.
Altro fattore inquinante deriva dalle sperimentazioni militari. Coi primi voli spaziali degli anni ’50 si passò ben presto dallo studio dell’atmosfera alla sperimentazione incontrollata e a manipolazioni pericolose. Si danneggiarono le fasce di Van Hallen, importanti per l’azione schermante dalle emissioni solari e venne assottigliato lo strato di ozono limitandone così la funzione protettiva dalla radiazione ultravioletta. All’opinione pubblica fu fatto credere che il problema dell’ozono fosse legato all’utilizzo dei gas per frigo domestici e refrigeranti commerciali, i clorofluorocarburi.
Altro fattore inquinante deriva dalle operazioni belliche ed è legato all’uso di defolianti nella guerra del Vietnam e uranio impoverito nelle guerre in Iraq e Iugoslavia.

Ultimo fattore inquinante citato è quello connesso alle imprese civili collegate agli esperimenti militari, come i progetti di geoingegneria civile climatica, ovvero i tentativi, in atto dal 1946, di modificare il clima per arrestare il riscaldamento globale.
Le tecniche sono impressionanti, con immissione in atmosfera di tonnellate di sostanze (zolfo e particolato di alluminio) atte a simulare gli effetti di eruzioni vulcaniche, col risultato di assottigliare ulteriormente la striscia di ozono.

Confalonieri ha riferito che nulla è trapelato sull’impatto in atmosfera dei test nucleari, né sugli effetti dei voli supersonici e di razzi. E ancor meno viene detto al pubblico sul bario e sugli ossidi di alluminio immessi in stratosfera o sul via vai incrociato di scie aeree sopra le maggiori città.
Il medico ha segnalato il recente libro “ Pianeta Terra, ultima arma di guerra” della scienziata americana Rosalie Bertell, da cui ha colto diversi spunti per il suo intervento.

Luisa Follini

Pubblicato l'8 ottobre 2019

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