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Pietro: un pescatore che si lascia ripescare

pietro

“Un diavolo che va in Paradiso: così alcuni hanno chiamato Simon Pietro, uno dei personaggi più controversi e discussi del Vangelo”, così ha esordito mons. Giuseppe Busani, parroco di Castel San Giovanni, nel quarto incontro del percorso biblico organizzato dalla parrocchia di San Giovanni Battista e incentrato sulle figure del Nuovo Testamento.
La serata di martedì 29 ottobre è stata dedicata a Pietro, un uomo che come tutti noi “è stato chiamato da Gesù a pescare uomini, ma che deve essere continuamente ripescato da Lui".
I Vangeli non nascondono le sue debolezze e fragilità, ma lui si ritiene sempre perdonabile. La sua grandezza è nella sua disponibilità a lasciarsi cambiare e “ripescare”, ed è questo che lo salva.
Nel Vangelo di Luca, Gesù chiama Pietro due volte: “Simone, Simone…” perché è preoccupato per lui: vuole creare con il suo discepolo una relazione affettuosa e profonda, affinché la sua fede non venga meno. È però nei Vangeli di Matteo e Giovanni, che emerge il suo percorso, il suo cambiamento, scandito da tre pasti e incorniciato da due incontri. Nel primo incontro, racconta Giovanni, Pietro è passivo, ricettivo e Gesù, senza invitarlo, lo guarda e gli dà un futuro nuovo: “Tu sei Simone […] sarai chiamato Cefa”.
Nel sedicesimo capitolo del Vangelo di Matteo, invece, comincia il percorso dell’apostolo: Pietro diventa davvero un credente, si fa portavoce degli altri e Cristo gli risponde: “[…] tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Lui ha creduto, ha compiuto un atto di fede e tutti i nostri atti di fede sono le vere pietre che edificano la Chiesa. In Giovanni, poi, Pietro cresce in tre momenti, che coincidono con tre passi: il primo è su un prato, dopo il miracolo dei pani e dei pesci. Anche qui, Pietro si fa portavoce e afferma la sua fede in Cristo.
Nel secondo passo, stavolta a tavola, l’apostolo si sforza di capire le parole di Gesù, ma Lui gli risponde che non si può capire subito: prima fare, poi comprendere. Questo perché il nostro “fare” è un “lasciarsi fare” da Dio.
Prima del terzo passo, però, c’è la Passione: Pietro vuole seguire il suo Maestro a tutti i costi, vuole avere un rapporto totale, “fusionale” con Lui, ma così lo ostacola e subito il canto del gallo lo riporta alla realtà. Quando tradisce Cristo, il triplo canto fa cadere le ultime illusioni di un rapporto fusionale con Lui. Infine, dopo la Resurrezione, il terzo pasto e l’ultimo vero incontro, sul lago di Tiberiade: avviene qui una radicale conversione di Pietro. I discepoli sono ora solo sette, alcuni sono tornati alla loro vita passata. Ma ormai, Pietro ha passato tutto ciò che doveva: Gesù gli pone tre domande, senza giudicare mai i suoi errori, ma stabilendo una relazione affettiva. L’altro risponde con umiltà e sincerità, e solo ora, solo alla fine della sua storia, il suo Maestro lo invita personalmente: “Seguimi".
Proprio il racconto di questo rapporto affettuoso e la figura di Pietro “ci aiutino a costruire questa bellissima immagine di Chiesa, che con le sue fragilità è sempre ripescata dal Signore”, ha concluso mons. Busani.

Paolo Prazzoli

Pubblicato il 6 novembre 2019

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