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«Ecce Homo», una tavola di grande impatto emotivo

Un convegno per studiarne lo stato di conservazione nel tempo

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Custodita dal 2002 in una teca fissa, non stagna e micro-climatizzata, a causa delle sue precarie condizioni di conservazione, l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina del Collegio Alberoni di Piacenza è stata oggetto di studio nel seminario di giovedì 28 novembre nella Sala degli Arazzi del Collegio a cui hanno preso parte ricercatori e docenti universitari, specialisti di Antonello da Messina.
L’opera, che è stata sottoposta a vari interventi di restauro, mostra tutta la sua delicatezza e fragilità. Per questo motivo è stato realizzato un progetto con E-RIHS.it, ente europeo che mette in contatto i restauratori con le analisi compiute da istituti di ricerca specializzati, tramite un finanziamento da parte del MIUR - Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Il progetto ha permesso di attivare i laboratori mobili con una serie di indagini diagnostiche non invasive, in ambiente controllato, per ottenere uno studio di grande qualità.

Dopo i saluti istituzionali del presidente dell’Opera Pia Alberoni, dott. Giorgio Braghieri, sono iniziati i lavori articolati in due sessioni nella mattinata dedicate rispettivamente alla presentazione del progetto e a “contributi, riflessioni, chiavi di lettura”, a cui sono seguite due sessioni pomeridiane con “approfondimenti sulle analisi e sessione poster”, “comparazioni sui Antonello da Messina” e il dibattito finale.

Alla dott.sa Eliana Siotto di E-RIHS CNR-ISTI (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione) di Pisa, coordinatrice del progetto abbiamo chiesto lumi su questa importante operazione.

— Come è strutturato questo progetto?
Il progetto Ecce Homo, all’interno di E-RIHS, è portato avanti da quattro gruppi: il CNR-ISTI di Pisa, l’Istituto di Ottica Fisica Nazionale di Firenze, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare laboratorio di Bologna e il laboratorio di Firenze. Ogni gruppo, con le proprie caratteristiche specifiche, ha lavorato sull’iniziativa sempre con analisi non invasive.

Perché la scelta dell’Ecce Homo?
Oltre al fatto di essere un’opera estremamente importante del patrimonio artistico italiano, l’Ecce Homo manifesta una fragilità e anche un rischio conservativo. Quindi l’abbiamo ritenuto molto degna di un intervento dei laboratori mobili per produrre una corretta documentazione e fornire dati e mappature per vedere l‘attuale stato di conservazione e anche il monitoraggio nel tempo.

Francesca De Vita, restauratrice e conservatrice dell’opera, segue, nel Collegio Alberoni, con grande passione, da molti anni, la preziosa tavola quattrocentesca.

— Cos’è l’Ecce Homo per lei?
È certamente un’opera bellissima, è parte della mia vita e siccome, ad una certa età si avverte il senso della propria finitezza, penso che l’occasione di avere uno studio di questa portata sovvenzionato da un progetto europeo, sia stata una grande opportunità anche per il futuro dell’opera.

Dinanzi alla tavola di Antonello da Messina, come conservatrice, cosa prova?
Certamente molta preoccupazione che succeda qualcosa perché è un’opera molto fragile, se fosse un essere umano sarebbe un immunodepresso grave che ha bisogno sempre di supporto.
L’attuale conservazione nella teca dà una certa garanzia di stabilità, però bisogna sempre prendersi cura con grande amorevolezza dell’Ecce Homo.
Si tratta di una tavola di grande impatto emotivo e per me è stato sempre un grandissimo piacere vedere l’emozione, fino alle lacrime, delle persone che ho accompagnato a visitarla.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 3 dicembre 2019

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