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Come riqualificare gli spazi pastorali?

Convegno a Piacenza. Da Monia Guarino (associazione “Principi attivi”) informazioni, esempi pratici di successo, suggerimenti su come attirare risorse per promuovere le opere

GuarinoMonia

Come riqualificare, rigenerare, rifunzionalizzare gli spazi pastorali affinché siano luoghi di tutti? La domanda ha aperto il confronto di lunedì 17 febbraio: un dialogo tra Monia Guarino (community maker e fundraiser, Associazione Principi Attivi), parroci della diocesi di Piacenza-Bobbio e laici interessati.

A cornice della riflessione alcune parole ispiratrici di filosofie, approcci, metodi adottati in molte buone pratiche su come attivare attenzioni e risorse su questa particolare tipologia di bene culturale: partecipazione, dono e rigenerazione, ponti per esperienze progettuali di senso finalizzate a costruire e consolidare l’identità di una comunità.

Gli esempi illustrati sono raggruppabili in tre categorie: interventi di sistema, di rete, puntuali. Accomunati da un’idea di accoglienza aperta all’ospitalità largamente intesa: in molti degli spazi pastorali rigenerati si sono accolte situazione di agio e disagio al contempo, fragilità e vulnerabilità, abitanti e nuovi abitanti, ma anche passatori, viandanti, escursionisti, ambulanti, mercanti, pellegrini, migranti, ambasciatori (e turisti)... tutti cerimonieri dell’esperienza della “viandanza” che nei tempi ha sempre più caratterizzato il territorio italiano.

Tra gli interventi di sistema più virtuosi spicca quello del progetto “Bellezza e speranza per tutti” dell’Ufficio nazionale per la Pastorale del Tempo libero, turismo e sport della Cei, il cui obiettivo è creare Parchi e Reti Culturali, uno strumento attraverso cui “agire per valorizzare i talenti, le identità e le esperienze locali, all’interno di una rete nazionale che fa leva sul valore della cultura, della creatività, dell’innovazione, della mobilità lenta e del turismo sostenibile”. Vi si affianca il portale BeWeb della Chiesa Cattolica: vetrina di tutto il patrimonio ecclesiastico italiano (i beni di Piacenza sono già visibili sulla piattaforma).

Tra gli interventi di rete è da sottolineare l’impatto rigenerativo della Fondazione “Riusiamo l’Italia”, anch’essa on line con la propria piattaforma per promuovere “azioni e progetti di semplicità civile” dove “abbinare” la disponibilità di uno spazio, non più in uso, ma non degradato, con progetti innovativi di riuso creativo innescati da riusi temporanei iniziali, proposti da collettivi, gruppi di giovani startupper, associazioni, comunità. La rete di network che affianca la Fondazione è imponente. Tra i partner emerge Labsus, il Laboratorio di sussidiarietà da tempo impegnato nella partecipazione attiva dei cittadini alla cura dei beni comuni, nella logica di amministrazione condivisa.

Tra gli interventi puntuali, merita attenzione particolare il caso, molto ben riuscito, del piccolo chiostro di San Mauro a Pavia: interessante operazione di fundraiser condotta dallo Studio Romboli che insieme al recupero ne ha promosso la ri-nascita collettiva attraverso la costituzione di un’associazione di comunità, impegnata sia in operazioni caritatevoli che culturali.

L’incontro si è chiuso con il confronto su alcuni strumenti pratico-operativi, tra cui le piattaforme di raccolta fondi: ideaginger.it, dedicata al sostegno di progetti della nostra Regione (importi tra 1.000 e i 15.000 con una percentuale di campagne che hanno raggiunto il proprio risultato di raccolta fondi del 78%); sacracrowd.it dedicata esclusivamente a sostenere progetti che interessano beni ecclesiastici; infine RE-ANIMA le cui campagne di raccolta fondi sono selezionate in base a criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Le opportunità economiche non mancano, considerando anche l’avvio del prossimo settennio europeo con i nuovi programmi di destinazione fondi. Cosa può far allora la differenza?
Una visione progettuale chiara, l’attenzione alla valutazione dell’impatto, la narrazione dei benefici e degli impatti che si andrà a generare con la cura del bene, soprattutto il coinvolgimento attivo della comunità. Dare spazio al confronto, al dibattito, alla responsabilità, alla partecipazione, alla curiosità, all’aggregazione, alla solidarietà, alla conoscenza e riconoscenza.
Attraverso un processo ampio di coinvolgimento dei beneficiari diretti e indiretti, di progettisti e creativi, di volontari e donatori, di realtà organizzate e non, ogni spazio può tornare ad essere luogo vivo di un accadere culturale ed educativo, dove valorizzare il patrimonio di saperi, culture, esperienze, tradizioni che forniscono la direzione da percorrere per la crescita di tutti.

Un rimando va fatto alla LR 15/2018 della Regione Emilia Romagna pensata proprio per sostenere con contributi i processi partecipativi che ingaggiano la comunità in riflessioni, progettazioni, collaborazioni, attivazioni su beni urbani che ambiscono a diventare di tutti.

Luisa Follini

Pubblicato il 24 febbraio 2020

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