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Come fare in modo che un litigio non distrugga la vita di una coppia?

A Piacenza l’incontro con mons. Rocchetta, fondatore della “Casa della Tenerezza” di Perugia

Rocchetta monsCarlo

Si è svolto al Centro diocesano “La Bellotta” di Pontenure l’incontro di spiritualità coniugale indetto dall’ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia, sul tema “Elogio del litigio di coppia - educarsi al perdono e alla riconciliazione”.
L’incontro, il 15 febbraio, è stato animato da mons. Carlo Rocchetta, direttore del Centro familiare “Casa della Tenerezza” di Perugia, nonché teologo del matrimonio e della famiglia a livello nazionale; il relatore era accompagnato da una giovane coppia di sposi attiva nello stesso Centro.

Quando si litiga non ci si ascolta più
Il relatore ha trattato in modo semplice e rigoroso il delicato tema del litigio di coppia, mettendo in evidenza gli aspetti della frequenza del litigio, delle reazioni al litigio, del chi fa primo passo quando si litiga, sottolineando i concetti di litigio ricorrente, che è la spia di un malessere più profondo, e di litigio occasionale, meno grave ma da non sottovalutare. Quando si litiga si crea una distanza, non ci si ascolta più, non si è più in sintonia, non si guarda alla realtà in modo oggettivo.

rocchetta pubblicoI motivi di litigio più comuni
I motivi di litigio più comuni – sintetizziamo il pensiero del relatore - possono essere: orgoglio, prevaricazione, invadenza dei familiari/parenti, gelosie patologiche, mancanza di rispetto, stanchezza da lavoro/stress, insoddisfazione affettiva, assenza di dialogo, comportamenti ereditati dalle famiglie di origine, uso sbagliato dei soldi, mancanza di una strategia educativa comune.
Le fasi tipiche del litigio che va a buon fine solitamente sono le seguenti: reazione istintiva, discussione, latenza, riconciliazione (essenziale nella coppia).
Come gestire in modo sano le situazioni conflittuali, piccole o grandi? Questa è la domanda di fondo, la linea guida dovrebbe essere il risolvere i problemi, non l’aggravarli, a tal proposito i relatore ha accennato al noto problema dell’elevato numero di separazioni in Italia.

Un decalogo per affrontare il litigio
C’è un decalogo del litigio:
- definire l’oggetto del contendere
- mantenere un sufficiente autocontrollo
- usare il “noi” in luogo del “tu” e “io”
- evitare ogni forma di umiliazione
- imparare ad ascoltarsi col cuore e non solo con la ragione
- educarsi a comunicare in forma positiva, evitare di dire male ciò che si deve dire, evitare di limitarsi a parlare di questioni generali senza esprimere i propri stati d’animo, evitare di avanzare accuse o giudizi di colpevolezza
- non accettare l’intrusione di terze persone emotivamente coinvolte
- decidere insieme
- far prevalere la forza dell’"umile amore”
- fare spazio a Dio e alla preghiera

Educarsi al perdono e alla riconciliazione
L’indicazione è di non desiderare di litigare, ma se capita, farlo in modo costruttivo, per imparare a litigare sempre meno, e saper trasformare le situazioni conflittuali in occasioni di crescita nella “forza dell’umile amore”.
È importante - ha proseguito mons. Rocchetta - educarsi al perdono e alla riconciliazione, il perdono impedisce che la conflittualità da evento fisiologico diventi evento patologico, il perdono è guarigione, perdonare non è facile ma è indispensabile, il contrario è amarezza, è importante perdonare e chiedere perdono.
Il perdono ricostruisce la relazione di coppia sul piano affettivo, cognitivo, comportamentale, da ricordare il principio evangelico (“...non ti dico sette volte, ma settanta volte sette...”).

Il non perdono scatena un circolo mortale
Perdono è per-dono, il dono più alto per se stessi e il partner, il dono della pace del cuore (shalom); il non perdono scatena un circolo mortale formato da torto - ferita, risentimento - odio, dolore, occorre sostituire il sentimento negativo della rabbia con il sentimento positivo della tenerezza, decidersi per il perdono, guarire dalla “memoria” delle offese, lasciarsi plasmare dalla tenerezza di Dio, affidarsi alla Grazia della Pasqua; è un processo interiore, si parte da uno stato di risentimento, e ci si orienta verso uno sbocco di libertà interiore e di pacificazione; il perdono che sfocia nella riconciliazione è un processo che ha impatto, oltre che sulle singole persone, anche sulla relazione di coppia.
Il perdono è una Grazia che viene da Dio che va implorata, è fondamentale l’ascolto della Parola di Dio; Dio dice: non andate mai a dormire la sera prima di esservi riconciliati, domandandovi perdono e perdonandovi di cuore, e implorate la mia benedizione abbracciandovi.
Alla presentazione del relatore è seguito un momento di riflessione individuale e di confronto di coppia, aiutato da domande poste dal relatore stesso, un momento di ritorno in assemblea ed un breve momento conviviale.

Flavio Caldini

Pubblicato il 24 febbraio 2020

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