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Scegliere il bene

benemale

Che cosa vuol dire in realtà “convertirsi”?
Vuol dire a imparare a scegliere il bene come ci chiede la Parola di Dio.
Il bene va scelto, dobbiamo imparare a cercarlo.
Significa mettere a morte il proprio “Io”.
Lo vediamo in questi giorni in cui per il bene comune ci è chiesto di stare a casa per non provocare danni ad altri e sottomettere così le nostre ambizioni, abitudini e esigenze.
Questo vale per una famiglia come per una comunità.
Significa ritenere qualcos’altro più importante di noi stessi.

 

Scegliere il bene risponde a un’obbedienza che è la manifestazione più grande dell’amore.
Il bene è nel Signore che ci guarisce senza romperci e riparte sempre dalla volontà di recuperarci per strada nonostante i danni che ci ostiniamo a produrre.
Il male lascia sempre in noi una ferita che sanguina, che richiede di essere ripulita e sanata. E’ il peccato quella ferita che ci separa da Dio e dai fratelli.
Il male separa.
Lasciare abitare il Signore dentro di noi in un rapporto costante significa garantirsi un rapporto che ci indirizzi al bene.
Restare e farsi trovare al tabernacolo, perché anche le cose terrene assumano un senso e un valore e siano per noi direzione di vita.
Il richiamo di oggi è chiederci quale sia la fonte del male in noi: forse la mancanza di preghiera che ci salverebbe invece dalla ruminazione dei pensieri e dalla sensazione di fragilità.
Stare con semplicità in Dio è la vera conversione necessaria oggi, per scegliere il bene comune, senza pianti e lamenti ma con la gioia nel cuore.
I sacrifici e le imposizioni di questi giorni di epidemia siano un’opportunità perché gli altri possano vivere in noi.

Estratto dalla Lectio mattutina
di madre Maria Emmanuel Corradini,
abbadessa del Monastero benedettino di San Raimondo,
del 10 marzo 2020, Is 1,10.16

a cura di
Gaia Leonardi


Pubblicato il 20 marzo 2020

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