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Cives, l'era della de-globalizzazione

bertuzzi

È terminata in modo decisamente insolito con una videoconferenza la diciannovesima edizione di Cives, il corso di educazione civica voluto dalla diocesi di Piacenza-Bobbio in collaborazione con l’Università Cattolica.

Nell’anno del coronavirus, si è scoperto infatti un altro modo di relazionarsi, quello del sistema digitale. Il corso di quest’anno dal titolo “Bello da Dio” ha posto l’accento sul tema della bellezza nelle sue diverse espressioni e così nella serata conclusiva, pur se costretti dalle circostanze, si è dimostrato quanto possa essere bella e potente anche la tecnologia, riuscendo a mettere in relazione le persone, comunicando esperienze, conoscenze ma anche sentimenti.

Dal 1989 a oggi

Ospite d’eccezione da Washington, Stefano Bertuzzi, Chief Executive Officer della American Society for Microbiology degli USA, una delle più grandi organizzazioni no profit nel campo della ricerca biomedica, membro della Task Force del virologo Tony Fauci al servizio della Casa Bianca nella lotta al corona virus.

Piacentino, studente del liceo Gioia e della facoltà di agraria della nostra Università Cattolica, ha confessato di essere ancora molto legato alla nostra città e per questo di aver partecipato con gioia alla serata conclusiva.

Il tema trattato dal ricercatore è stato proprio la bellezza della scienza, una bellezza fatta di continui cambiamenti essendo parte integrante della società e dunque in continua evoluzione. “La caduta del muro di Berlino - spiega Bertuzzi - è stato un momento entusiasmante per tutti, si usciva dalla guerra fredda e si sperava in un sistema geopolitico più libero, con meno divisioni sociali, ideologismi e più collaborativo. La delusione è stata forte perché ha preso il sopravvento la globalizzazione finanziaria, con tutto ciò che ha comportato. Nel mondo che si è così creato, in modo lento e non violento, alcuni strati della società sono rimasti esclusi da tutto, nella più assoluta emarginazione. Questo tipo di realtà possiamo dire che sia terminata con la grande recessione del 2008 ed ora ci troviamo in un periodo cosiddetto di deglobalizzazione, dove stanno prendendo il sopravvento ideologie sovraniste e nazionaliste in tutto il mondo. Oggi c’è molto fermento sociale ed aria di cambiamento, ma soprattutto avverto sfiducia nella classe dirigente, nelle élite culturali, in particolare proprio da parte di quelle persone che sono state precedentemente ignorate ed emarginate. Gli scienziati, ma anche la classe dirigente politica, non si sono resi conto di quanto sia importante capire ed interpretare i bisogni, i sentimenti reali della società. Il compito degli scienziati perciò è proprio quello di informare la politica sulla realtà con dati e fatti concreti”.

La rivoluzione digitale

Anche la rivoluzione digitale, con le sue grandi innovazioni, è parte della bellezza della scienza: “I social media - afferma il dott. Bertuzzi - hanno offerto una grandissima democratizzazione, dando a tutti la possibilità di esprimersi, ma ciò ha portato anche al diffondersi delle fake news e ad una percezione della realtà distorta. Spesso hanno isolato le persone in piccoli gruppi inducendoli a vivere in una bolla virtuale, in assenza di realtà e di uno spazio di vero confronto. Per questo oggi ci accorgiamo più che mai della necessità di professionisti, di persone competenti nelle proprie materie con capacità specifiche per poter ripartire in modo differente”.

Il ruolo degli esperti

Ma come devono rapportarsi gli esperti alla società? “È necessario che non si dimentichino di far parte di questa società - afferma il ricercatore - per trovare punti di collegamento e pensare a come le persone vogliono essere realmente trattate. L’importante è impegnarsi concretamente, non restare ai confini ed invisibili chiudendosi in un mondo di studi. La scienza si basa sui dati conosciuti conscia che tutto può mutare, per questo è bellezza, perché è speranza di cambiamento. Probabilmente noi conosciamo solo un 5% della biologia umana e in questi tempi oscuri ce ne siamo resi conto. Per questo è necessario investire in ricerca per dotarci di un arsenale capace di combattere i nemici della nostra salute, senza una vera strategia saremo sempre esposti a contagi”.

Fiducia nella scienza

Ci sono dunque speranze per il futuro: se la scienza è servita a far vincere guerre, ora dobbiamo pensare a farle vincere la pace. “La scienza - conclude Stefano Bertuzzi - è un bene comune ed il mondo intero ne deve beneficiare. Lo dobbiamo alle generazioni future attraverso la diffusione della conoscenza. Abbattiamo le frontiere, liberando l’accesso ai dati per una vera visione globale, l’obiettivo dev’essere quello di risolvere i grandi problemi dell’umanità. Più contagiosa di questo virus deve essere la speranza che deriva dalla ricerca: è la sola che ci permetterà di sconfiggere il nemico”.

Stefania Micheli 

Pubblicato il 18 maggio 2020

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