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Cattolici ed Ebrei a confronto sul Qoélet

Cattolici Ebrei

“C’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci”(Qoèlet 3,5). Sono le parole, che ben si addicono al periodo che stiamo vivendo, citate dal biblista don Paolo Mascilongo, durante l’incontro in diretta sulla pagina Youtube di Piacenzadiocesi.tv.
Il meeting, svoltosi il 17 gennaio, nella 32° Giornata del Dialogo tra Cattolici ed Ebrei, è stato coordinato dalla giornalista Barbara Tondini e ha visto la partecipazione del rabbino Rav Elia Richetti. Tema dell’incontro il libro biblico del Qoèlet che - come ha sottolineato la giornalista - è molto in aderenza con il tempo odierno di dolore.

VIVERE NEL RISPETTO DI DIO E DELLA SAPIENZA
“Il testo - ha affermato il rabbino Richetti - secondo la tradizione rabbinica, attribuito al Re Salomone, suscita tante domande. Però per Qoèlet porsi tanti interrogativi non è importante; ciò che conta è vivere in modo giusto, rispettare Dio e osservare i suoi precetti”.
Rav Elia ha poi raccontato, quando era rabbino di Venezia, di aver ricevuto un quadro che rappresentava Qoèlet ed era l’immagine di una montagna con un sentiero in salita e una nave affollata di molte persone, da cui scendeva una passerella con sopra un omino mingherlino, vicino a lui una volpe che gli appoggiava la testa sul braccio e dietro una donna statuaria con una corona in testa. Dapprima il rabbino è rimasto un po’ scettico sul significato del quadro poi, con il tempo, ha compreso il messaggio. “La nave - ha sottolineato - ci accompagna nel mare della vita, la strada è la vita stessa, l’uomo scende da questa nave e gli viene incontro la furbizia della volpe che consiste nel vivere bene, ma c’è sempre bisogno della sapienza che ha una corona in capo. È come se il quadro dica di scendere dai pensieri comuni che non portano da nessuna parte e intuire che qualcuno ci può aiutare a vivere nel rispetto di Dio e della sapienza”.

VANITÀ DELL’ESISTENZA
“Qoèlet è un testo - ha invece evidenziato don Paolo Mascilongo - dove, a prima vista, prevale un cupo pessimismo. L’autore denuncia un vuoto e la vanità dell’esistenza”. Certamente nel libro - secondo il biblista cattolico - c’è la figura di Dio, ma vengono messe in evidenza le cose che accadono nella vita. Nella tradizione ebraico-cristiana Qoèlet è sempre stato interpretato come un testo sulla relazione tra Dio e l’uomo, anche se molte espressioni non sono tipicamente religiose. “Qoèlet - ha spiegato Mascilongo - è come un bel punto interrogativo… Pone tante domande, ma non da molte risposte”.

SENSO DI VUOTO
“I nostri dubbi nascono dal fatto di non ricordarci che Dio c’è - ha evidenziato Rav Elia - e tutto può essere messo in discussione. È un senso di vuoto, molto presente nella vita di oggi, a cui Qoèlet risponde dicendo che l’uomo è libero di scegliere sapendo però che bisogna rispettare Dio come qualcosa che dà valori e un motivo per vivere”.

TIMORE DI DIO
Il limite umano è un altro aspetto evidente nel libro di Qoèlet e per don Mascilongo una espressione tipica sapienziale è il timore di Dio. “Non significa però - ha aggiunto - paura e panico, ma una riverenza e una giusta distanza nei confronti dell’Eterno”.
In conclusione entrambi i relatori hanno attestato l’importanza della Giornata del Dialogo tra Cattolici ed Ebrei che per Rav Elia manifesta un accordo nel rispetto delle differenze e per don Paolo è un ottimo strumento di conoscenza reciproca.

R.T.

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Pubblicato il 18 gennaio 2021

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