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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)
Senza Dio, la vita
è un assurdo

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola
sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva:
“Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé:
“Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno,
dato che questa vedova mi dà tanto fastidio,
le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?
Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

La nostra vita e la Parola
35 2016vangLa preghiera necessaria. La parabola che la liturgia di questa domenica ci propone è raccontata da Gesù a proposito della necessità di pregare senza fermarsi, nemmeno quando sopraggiunge la stanchezza. Già il fatto che sia necessario pregare ai nostri occhi è tutto da dimostrare visto che, secondo un certo modo di intendere la vita che spesso non ci è estraneo, la preghiera è un atto assolutamente inutile a cui si possono dedicare le persone che non hanno nulla da fare, o che comunque non sono nel pieno della vita: per questo per molti la preghiera è cosa che riguarda i bambini e gli anziani.
Uno spazio alla preghiera viene riservato quando si vivono situazioni particolarmente difficili che non si riesce a gestire, nella speranza di un aiuto dall’alto. Gesù con la parabola della vedova importuna ci dice invece che la preghiera è necessaria per vivere, che il rapporto con Dio, la relazione con lui, è il punto fondamentale.
Forse perché la preghiera sia incessante e insistente dobbiamo imparare a sentirci come la vedova della parabola per la quale ottenere giustizia contro il proprio avversario non è un capriccio o un passatempo, ma questione di vita o di morte.
C’è un avversario che ci ha sottratto qualcosa che ci apparteneva e che ci era necessario per vivere? Che cosa ci è stato tolto? Quale è l’ingiustizia che abbiamo subìto?
L’ingiustizia. Un avversario ci ha tolto quello che ci spettava: diceva sant’Agostino che “non è giustizia quella che sottrae l’uomo al vero Dio”. Un avversario, un nemico ci ha sottratto dalla comunione con Dio e con i nostri fratelli. Questo è quello che ci manca e che dobbiamo implorare che ci venga restituito.

L’uomo, spesso senza accorgersene, percepisce che c’è una ingiustizia che ha subìto, che la vita così come è manca di qualche cosa che dovrebbe invece esserci. Lo diceva s. Gregorio Nazianzeno: “se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita”. In altre parole se mi togli Dio la mia vita è un assurdo. Solo chi intuisce il valore del bene che ha perduto implora che gli venga restituito, non si stanca fino a quando non lo ha ottenuto.
Don Andrea Campisi

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