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Da Mosul a Piacenza

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Luay, 38 anni, la moglie Rana, 29, il figlio Ibrahim, 3, e la mamma Wafaa, 55, dal 3 luglio vivono a Piacenza, accolti dalle missionarie scalabriniane nell’ambito dei “Corridoi umanitari”, la formula con cui la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche - studiando il diritto internazionale - hanno trovato il modo di portare in modo sicuro in Italia, attraverso un accordo con il governo, richiedenti asilo da Siria, Iraq, Eritrea o ovunque guerre e carestia tagliano le ali alla speranza. La prima sfida per Luay e la sua famiglia è imparare l’italiano, per loro che parlano solo arabo.
Nel 1941, la stella di David. Nel 2014, la lettera Nun, che sta per Nassarah, Nazareno, il termine con cui il Corano indica i seguaci di Gesù. Dal Nazismo all’Isis, la storia si ripete. Luay mostra sul cellulare le foto della sua casa bruciata dai miliziani dello Stato Islamico. Era stata marchiata, come quella degli altri cristiani di Mosul, dopo l’occupazione della città, nell’estate di quattro anni fa. Non c’era più posto, per loro, nel territorio che - nella mente dei soldati di Al Baghdadi - ormai apparteneva al “sacro islam”.

Pubblicato il 19 luglio 2018

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