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«Cristo vive e ti vuole vivo!»

«Nella Chiesa ci sia posto per ogni tipo di giovani», scrive papa Francesco nell'esortazione apostolica «Christus vivit»

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"Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!": inizia così l'esortazione apostolica post-sinodale "Christus vivit" rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio.
Papa Francesco l'ha firmata il 25 aprile al santuario della Santa Casa in occasione della visita a Loreto (nella foto).

299 numeri divisi in nove capitoli, l'esortazione apostolica è una sorta di “Magna Charta” per la pastorale giovanile, esortata da papa Francesco ad essere, da ora in poi, “popolare”, pronta a cambiare partendo dalla capacità di raccogliere le critiche dei giovani.
Perché - li esorta - “la Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede”.

“La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo”, esordisce il Papa.
Sono proprio i giovani, allora, che per il Papa “possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà”.
“Questo comporta che riconosca con umiltà che alcune cose concrete devono cambiare, e a tale scopo ha anche bisogno di raccogliere la visione e persino le critiche dei giovani”, il monito.

Il Papa passa anche in rassegna le ragioni principali che allontanano i giovani dalla Chiesa: “Gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; la scarsa cura nella preparazione dell’omelia e nella presentazione della Parola di Dio; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea”.

Parla del dolore dei giovani che è "come uno schiaffo", scrive il Papa a proposito della violenza che “spezza molte giovani vite” con varie forme di abusi e dipendenze, mietendo vittime anche grazie alla “colonizzazione ideologica” e alla “cultura dello scarto”.

La parte finale del terzo capitolo della “Christus vivit” è dedicata agli abusi, definiti dal Papa “una nuvola nera” da allontanare all’orizzonte anche grazie all’aiuto e alle segnalazioni dei giovani.
“Non si può più tornare indietro” nella lotta contro questa piaga, l’imperativo di Francesco per combattere i “diversi tipi di abuso: di potere, economici, di coscienza, sessuali”.
Mentre il Papa esprime la sua "gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto”, non dimentica di esprimere gratitutine anche verso l’impegno sincero di innumerevoli laiche e laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi – la maggioranza – che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani.

Nel settimo capitolo la "Christus vivit" richiama a una “pastorale giovanile popolare”, “dove ci sia posto per ogni tipo di giovani”.
Il Pontefice chiede “una pastorale più ampia e flessibile”, che sappia valorizzare anche “quei giovani credenti che sono leader naturali nei quartieri e nei diversi ambienti”.
No, allora, ad una pastorale giovanile “asettica, pura, adatta solo ad un’élite giovanile cristiana che si sente diversa, ma che in realtà galleggia in un isolamento senza vita né fecondità”.
La pastorale giovanile, quando smette di essere elitaria e accetta di essere popolare, “è un processo lento, rispettoso, paziente, fiducioso, instancabile, compassionevole”, e ha bisogno dell’accompagnamento degli adulti, emerso con forza anche nel Sinodo, che comporta la necessità di preparare consacrati e laici, uomini e donne, qualificati.

“Suscitare processi, non imporre percorsi” o “costruire ricettari”, l’indicazione dell’ultimo capitolo, dedicato al discernimento.

Pubblicato il 3 aprile 2019

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