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«La più grande novità cristiana è la vita eterna»

Don Epicoco è intervenuto nella chiesa di San Raimondo a Piacenza

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Era gremita di gente alle ore 21 di sabato 11 maggio la chiesa del monastero di San Raimondo, per ascoltare l’intervento di don Luigi Maria Epicoco “L’amore che decide. Scegliere la vita in un tempo di indecisioni”.
La serata è stata organizzata su iniziativa del gruppo giovani della parrocchia dei Santi Angeli Custodi di Borgotrebbia, guidato da don Pietro Cesena, ed è stata animata dai canti del coro Vox Silvae, diretto da Federico Perotti.

Appunto in un tempo di indecisioni e confusione come quello che stiamo vivendo, l’intervento di don Luigi è stato tutto all’insegna della forza e della verità che può trasmettere il messaggio e l’esperienza cristiana.

Il cristianesimo: un incontro scandaloso con la realtà

“Un primo pensiero - ha iniziato il sacerdote - va a questo luogo, alle monache che ci stanno ospitando e a Madre Emmanuel: ogni monastero è come una radice della nostra esperienza cristiana, perché senza la vita contemplativa, senza la preghiera di cui voi vivete, la Chiesa non sarebbe nulla”.
“Ma che cos’è il cristianesimo? - ha proseguito -. È un incontro, un incontro scandaloso con la realtà. Tutti viviamo circostanze difficili, momenti in cui sembra che la terra manchi sotto i piedi: in quei momenti ci sentiamo lontani da Dio e siamo dominati dalla paura, intorno a cui finiamo per organizzare la nostra vita, viviamo in funzione delle difficoltà temendo che possano peggiorare. Un modo in cui gestiamo le nostre paure è l’idolatria: un idolo è qualsiasi cosa - lavoro, denaro, relazioni - che usiamo per recuperare equilibrio nei nostri squilibri, per riempire il senso di vuoto che causano le nostre difficoltà. Ma gli idoli sono cose che creiamo noi, hanno bocca e non parlano, hanno orecchie e non odono, sono cose morte, mentre noi abbiamo bisogno di qualcosa di vivo”.

Osare contro qualsiasi logica

Ma è proprio nei momenti più difficili che ci è chiesto di diventare amici di Cristo: “il Vangelo non nega le difficoltà - ha continuato don Luigi -, ma viene a prenderci proprio lì dove la realtà più scricchiola, facendo una proposta ancora più scandalosa: «Non avete pescato nulla? Andate a largo, pescate di nuovo», dice Gesù. Dove la paura paralizza, la libertà in cui lui ci lancia dice: «osa, vai!», contro qualsiasi logica. Ci viene fatta una proposta a cui siamo liberi di aderire, per cui dobbiamo prendere una decisione, e in cui abbiamo la possibilità di non tornare più indietro a quello che vivevamo prima: la paura, e anche il senso di colpa, cioè sentirsi sbagliati, non adatti alla vita e alienati da quello che succede”.

Non solo princìpi: presenza, appartenenza, perdono, vita eterna

Tutte queste potrebbero essere solo belle parole e princìpi, ma la fede cristiana non si basa certo sui discorsi: “questo è possibile solo grazie all’incarnazione - ha spiegato don Luigi -, un fatto reale, accaduto, perché Dio ha mandato suo figlio per rendere esperienza quello che sarebbe stato solo teoria e parole. Come l’incarnazione può sconfiggere la logica della paura e della morte? Attraverso quattro punti fondamentali: il primo è che con Gesù, con la sua amicizia, non siamo più soli. Questo non vuol dire che si risolvono tutti i problemi, ma che abbiamo un compagno per affrontarli. Gesù non è solo uno che porta la luce nel buio, è uno che, anche se il buio continua, ci sta vicino, ci parla, cammina con noi. Vogliamo lasciarci raggiungere da questa presenza? Accettare quest’incontro?”.
“Con questa compagnia - ed è il secondo punto - sperimentiamo un’appartenenza, sappiamo di essere di qualcuno, di provenire da qualcuno. Questo è fondamentale, perché se non appartieni a nessuno, se non hai una base da cui partire, non riesci a guardare avanti e ti concentri solo sugli errori del tuo passato. Io la chiamo la «sindrome d’Egitto»: continuare a guardarsi alle spalle vivisezionando quello che è accaduto, incapaci di andare avanti, soffocati dagli errori del passato”.
Appartenere allora, come un bambino appartiene ai genitori, e in questo si sviluppa il terzo punto del cristiano: “il perdono - ha spiegato don Luigi - è quel gesto semplice e paterno con cui Dio, di fronte ai tanti errori che commettiamo, ci rimette in piedi e ci dice: «riprova», proprio come i genitori con il bambino che sta imparando a camminare. Il perdono non è altro che qualcuno che ci dice che siamo molto più delle nostre cadute, dei nostri peccati, e che possiamo sempre rialzarci e camminare”

“Ma la più grande novità cristiana - ha concluso - è la vita eterna. Cristo ha sfondato la nostra porta dicendoci che c’è molto più delle nostre prospettive, che quello che viviamo non va a finire nel nulla: le cose che amiamo in questa vita valgono più di quello che sono perché lui le ha riempite di vita eterna. Ma voi credete, credete veramente, che Gesù ha vinto la morte e che con lui niente può più morire?”.
“Per vivere tutto questo è necessario che la libertà scoppi dentro di noi, perché possiamo guardare in faccia Cristo e rispondere a ciò che ci chiede. Questa è la vera vita spirituale, e si può ottenere solo grazie alla preghiera - ricordate le monache, all’inizio? -, è quello il canale per guardare a Cristo e alla proposta che non si stanca di farci”.

Alberto Gabbiani

Pubblicato il 14 maggio 2019

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