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L’Ecce Homo ai raggi X

L’opera di Antonello da Messina verrà studiata da approfondite analisi diagnostiche

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Il restauro del futuro: molte analisi, pochi interventi. In questa direzione va la manutenzione del più grande tesoro del Collegio Alberoni, l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina.

Si terrà il 20 settembre prossimo il convegno di studi organizzato dall’Opera Pia Alberoni e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza che esporrà i risultati delle ultime analisi condotte sul dipinto.
EcceHomo RobertoScopigno CNR ISTI Pisa GiovanniCarloFedericoVillaLa tavola è infatti una delle prime opere che vengono studiate tramite l’infrastruttura E-RIHS.it, ente europeo che permette di mettere gratuitamente in contatto i restauratori con le analisi compiute da istituti di ricerca specializzati, tramite un finanziamento da parte del MIUR - Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Una prima presentazione in conferenza stampa del progetto si è tenuta mercoledì 29 maggio a Milano a Palazzo Reale, e, data l’importanza delle ricerche, è stata inserita nell’ambito delle iniziative caratterizzanti la mostra dedicata ad Antonello da Messina in corso nel capoluogo lombardo.
“E-RIHS.it - ha dichiarato il presidente dell’Opera Pia Alberoni Giorgio Bragheri (primo da destra nella foto in alto, al tavolo dei relatori con Giovanni Carlo Federico Villa, curatore della mostra su Antonello da Messina, e Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano) - mette a disposizione degli istituti di conservazione gli strumenti e le tecnologie diagnostiche degli istituti di ricerca che vi aderiscono. Ci è stato chiesto di compiere queste indagini che potranno in futuro essere condotte su altre opere d’arte, e abbiamo accettato mettendo a disposizione l’«Ecce Homo»”.

Dal 2017 E-RIHS.it ha permesso di attivare i laboratori mobili di CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche -, e INFN-CHNet - sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dedicata alla conservazione dei beni culturali - per compiere analisi non invasive sulla tavola alberoniana (nella foto a lato, Roberto Scopigno, CNR-ISTI Pisa, e il curatore della mostra su Antonello Da Messina, Giovanni Carlo Federico Villa).
L’“Ecce Homo” infatti non è un’opera facile da trattare: il supporto risulta essere molto delicato, e nei secoli ha subito trattamenti - in particolare per eliminare la curvatura della tavola di legno - che lo hanno reso ancora più fragile.
Il conservatore/restauratore, oltre alla conoscenza del manufatto e alle capacità di analisi, deve poter disporre di supporti oggettivi di valutazione e di misurazione, e questi sono forniti dalle analisi degli istituti di ricerca rese possibili grazie a E-RIHS.it.

L’obiettivo è conoscere l’opera attraverso analisi sempre più approfondite, evitando interventi diretti e conseguente possibilità di danneggiamento.

Alberto Gabbiani

Pubblicato il 30 maggio 2019

Ascolta l'audio

Nel video, intervista a Francesca De Vita,
restauratrice dell'«Ecce Homo».

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