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Verso e oltre la Terra Santa - 5

Un nuovo inizio nelle nostre comunità

5 fine

Domenica mattina ci siamo messi in viaggio per raggiugere il lago di Tiberiade: la prima tappa ci ha portati alla Chiesa del Primato di Pietro, poi al sito archeologico dell’antica Cafarnao, con la sua Sinagoga e la Chiesa che protegge i resti della casa di San Pietro.
Le parole di don Umberto hanno illuminato il significato profondo dell’Eucarestia, intesa come proposta di vita nuova incentrata sulla comunità, la capacità di parlare lasciando un segno, la quotidiana lotta contro ciò che è male, l’amorevole cura dei più deboli e la preghiera.
Dopo un momento di raccoglimento ci siamo diretti verso Tabga per una rapida visita alla Chiesa della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci; da lì abbiamo preso un piccolo battello per un breve giro nelle acque del lago e, ricordando l’episodio evangelico della notte di tempesta, abbiamo riflettuto sulla presenza, silenziosa ma costante, di Dio nella nostra vita.

Dopo pranzo abbiamo raggiunto il Monte delle Beatitudini, dove è stata celebrata l’Eucarestia: da qui, pensando alle “regole di vita” che Gesù ci dà con le Beatitudini, ci siamo divisi in gruppi per interrogarci sul nostro ruolo all’interno della comunità.
Concluso questo momento, siamo ritornati a Nazaret per l’ultima notte in Terra Santa, e dopo aver cenato ci siamo riuniti per un momento di condivisione delle nostre impressioni.
Al termine, dopo un ultimo giro per le vie del paese e tante chiacchiere, ci siamo ritirati per la notte.

Il lunedì si è aperto con l’Eucarestia, l’ultima, celebrata nel giardino dei Piccoli Frati di Charles de Foucauld.
Durante la celebrazione abbiamo espresso le nostre preghiere spontanee e ci è stata donata una piccola croce, a ricordo di questo nostro pellegrinaggio.
Lasciata Nazaret, in un paio d’ore eravamo a Tel Aviv, in fila per i lunghi controlli e il check-in; atterrati a Kiev e poi a Bergamo, abbiamo salutato Matteo e siamo saliti sul pullman per l’ultimo tratto di quello che è stato un viaggio davvero intenso e totalizzante.

Arrivati a casa, penso che ognuno di noi sentisse un po’ di malinconia nel cuore all’idea che il giorno dopo non avrebbe camminato con sessanta amici, non avrebbe cantato assieme alla chitarra di Marco e al violino di Giuseppe, non avrebbe ascoltato le parole dei don e magari non avrebbe avuto molto tempo per fare silenzio nel proprio cuore.
Ma penso anche che, guardandosi indietro, ognuno di noi abbia risentito le parole di Dario: “Non essere triste perché è finito, sii felice perché è successo... ed ora è un nuovo inizio!”.

Lucia Montuori

Pubblicato il 3 settembre 2019

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