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«Sii padre riconoscendoti figlio»

rizzi

Ci sono i padri evaporati, quelli peter pan, gli assenti, i padri loro malgrado e poi ci sono quelli presentati dal pediatra Lorenzo Rizzi, che attraverso un singolare viaggio artistico restituisce spessore e responsabilità alla figura paterna. Un racconto "artistico" che ha preso vita giovedì 26 settembre nel teatro del Centro Parrocchiale di Roveleto come evento conclusivo della Grande Festa della Famiglia 2019 - promossa dal Forum provinciale delle associazioni familiari in collaborazione con Il Nuovo Giornale, la diocesi e l’associazione “Le querce di Mamre”-.
"Oggi al tempo di Me Too e dei femminicidi non è così popolare parlare della figura del padre   - spiega il dottor Rizzi - ma sono i padri con cui i ragazzi amano far camminate in montagna; sono i padri che con un complimento fatto all'età giusta alla propria figlia le donano valore".

 Figura del padre che Rizzi racconta in un appassionante viaggio tra opere di artisti celebri, mixando storia, arte, medicina e vissuto personale. "Esistono delle verità dentro alle persone, che non si sa nemmeno di avere ma che coi comportamenti vengono alla luce - continua il relatore -.Valori che con le parole non riusciamo a far comprendere ma con l’arte diventano immediati".

I padri oggi, cronaca di una tragedia (infondata). "In un mondo burrascoso come quello di oggi, non c'è orizzonte visibile e vivibile per il padre - spiega Rizzi mostrando la tela Adieu di Alfred Guillou -. Il padre è stato ridotto al patrimonio e ne nasce una cosificazione, non una relazione. Tragedia peggiore quando il padre stesso si cosifica, ne abbiamo un esempio con la separazione: il padre con i beni materiali si accaparra la benevolenza dei figli".
Così Rizzi punta il dito contro una società votata al materialismo che detta codici fuorvianti e distruttivi: il codice paterno deve essere "l'autorevolezza, l'insieme di benevolenza e di coraggio".

Sii padre riconoscendoti figlio. "Per essere padri occorre essere consapevoli di essere figli", parole che divengano semplici e immediate guardando all'opera di "Priamo ai piedi di Achille", dove Priamo - che ha perso il figlio Ettore per mano del semi dio - nell'Iliade apostrofa Achille con "Pensa al tuo padre, Achille pari agli dei, coetaneo mio, come me sulla soglia tetra della vecchiaia.
"Occorre la capacità dell’uomo di riappropriarsi della propria figliolanza, solo così si riesce a capire cosa è essere padri. - aggiunge - Cosa vuol dire essere figli?  Figlio , vuol dire che prima c’è l’altro e non l’io".
E se l'altro porta una "A" maiuscola si apre un mondo nuovo: "Se l’Altro è colui dal quale nasco, allora io sono una preghiera".

Padre-custode. Padre che non può esistere senza una madre da custodire, arginare e ammirare. "Se per la mamma il bimbo è tutto mio e il padre non viene lasciato entrare, il figlio non riesce a venirne fuori - spiega Rizzi mostrando "Madre con bambino" di Pablo Picasso -. Ma c'è un itinerario con cui nasciamo, un cammino dalla madre al padre. E il padre è colui che permette al figlio di diventare qualcuno". Padre che fa spiccare il volo, che si fa ponte per tenere a bada i sentimenti materni e la tiene ancorata nel reale.
"Il padre deve insegnare a diventare autonomo il figlio - conclude il pediatra mostrando la tela Primi Passi di Vincent Van Gogh-. Non basta insegnare ad allacciare le scarpe ma occorre insegnare a distinguere il bene dal male".

Pubblicato il 27 settembre 2019

Erika Negroni

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