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«L'ironia come arma contro l'imbarazzo»

Guido Marangoni, padre di una bambina con la sindrome di Down, presenta il suo secondo libro “Come stelle portate dal vento”

presentazione libro Marangoni

Venerdì 25 ottobre il sole scalda le ultime ore del pomeriggio, eppure in tanti, al posto magari di una passeggiata, hanno scelto di ascoltare la storia di una bambina “che sorride alla pioggia”.
La chiesetta-auditorium del Pubblico Passeggio è gremita per la presentazione di «Come stelle portate dal vento», il secondo libro di Guido Marangoni, ingegnere informatico e papà di Anna, una bimba con la sindrome di down.
Nel suo primo lavoro, «Anna che sorride alla pioggia», successo editoriale e premio Bancarella 2018, l’autore raccontava come la vita della sua famiglia è stata rivoluzionata da quella bimba con un cromosoma in più.
“Anna è la nostra terza femmina – racconta Marangoni. “Sono tutte donne, a casa. Ho provato di tutto per fare un figlio maschio, poi devo aver fatto confusione con i cromosomi ed è arrivata Anna”.
Non è un insensibile Guido, e nemmeno un pazzo per mettersi a scherzare sulla malattia di sua figlia, semplicemente “l’ironia, la leggerezza – spiega l’autore – è la chiave con cui ho voluto raccontare la buona notizia dell’arrivo di Anna nella nostra vita”.
“Attenzione, non sto dicendo che la sindrome di down è una bella notizia – puntualizza Marangoni. “Ad esserlo, sempre, è la persona che c’è dietro la disabilità”.
Sono tante le storie di cadute e ripartenze, paura e resilienza che l’autore di «Anna che sorride alla pioggia» ha incontrato durante gli scorsi due anni di presentazione del libro in giro per l’Italia. “Il secondo volume – spiega – è proprio una restituzione di queste testimonianze cariche a volte di difficoltà e dolore, ma anche di bellezza e di vita”.


Marangoni spiega, citando Calvino, la scelta di puntare sull’ironia. “Ho cercato di raccontare queste storie sempre con leggerezza, che è ben diversa dalla superficialità...
Un sorriso può aiutare a superare quella che io chiamo «la zona di imbarazzo», quel muro si crea quando veniamo a contatto con una diversità”.
“La disabilità di mia figlia è evidente – riflette Marangoni. “Quegli occhi a mandorla, o anche una carrozzina, o la mancanza di un arto, sono tutte cose che vediamo con i nostri occhi.
Tante debolezze, però, non si vedono: ci hanno insegnato (o l’abbiamo imparato da soli) a tenerle ben nascoste e a mostrarci sempre «al top». Invece la nostra parte più fragile e profonda è un punto in comune carico di potenzialità”.
L’invito di Guido Marangoni è di “non scappare ma anzi allenarsi a rimanere in quella «zona di imbarazzo», magari col sorriso, che aiuta sempre ad incontrarsi”.

Pubblicato il 29 ottobre 2019

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