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Pregare per superare le dipendenze

In Santa Maria di Campagna la messa di guarigione spirituale. Don Basini: “a salvarci sono le relazioni autentiche”. La psicologa Chiara Griffini: “gli adulti si rapproprino del loro ruolo educativo”

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Intensi momenti di preghiera nel santuario di Santa Maria di Campagna per superare le diverse forme di dipendenza.
Si è tenuta nella serata del 13 gennaio la messa di guarigione spirituale - animata dalla Comunità Magnificat - presieduta da don Giuseppe Basini, parroco di Sant’Antonino e vicario episcopale della città. La celebrazione è stata aperta da un intervento della psicologa Chiara Griffini, terapeuta di coppia, consacrata nella Comunità Papa Giovanni XXIII, sul tema “Superiamo le forme di dipendenza”.


“DIPENDENZE, FONDAMENTALE PREVENIRE”

"Per superare le dipendenze bisogna partire da un presupposto - ha sottolineato Griffini -, ovvero riconoscere che c’è una forma di dipendenza buona, necessaria e attraverso la quale ciascuno di noi deve passare - pensiamo al bimbo che appena nato dipende in tutto dai genitori - ed un altro tipo di dipendenza, che, seguendo la definizione della comunità scientifica, diventa patologica nella misura in cui un individuo, per poter rispondere ad un bisogno, necessita di una sostanza o di un comportamento che rende disfunzionale la vita nelle sue dimensioni relazionali fondamentali".
"Fatta questa premessa importante - ha aggiunto -, superare la dipendenza dal mio punto di vista significa, ovviamente, sconfiggerla nella sua dimensione patologica, che è possibile trattare ma, prima di tutto, è fondamentale prevenire. Una buona prevenzione è legata a tre aspetti fondamentali. Innanzitutto al riconoscere degli stili di vita che promuovono l’agio: ciò avviene nel momento in cui i miei pensieri e le mie emozioni riescono ad esprimersi in modo equilibrato. Il secondo aspetto fondamentale riguarda la qualità delle esperienze che ciascuno di noi vive e attraverso le quali ci garantiamo il nostro benessere individuale, contribuendo anche a generare un benessere collettivo".

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"Questo aspetto - ha evidenziato la psicologa - lo lego in particolare al problema della dipendenza patologica tra i giovanissimi. Un tema strettamente legato alla qualità e al tipo di esperienze che stiamo garantendo loro: in questo senso è possibile superare le dipendenze nella misura in cui, come adulti, ci riappropriamo del nostro ruolo educativo. Infine, il terzo aspetto fondamentale è quello legato al rapporto tra affetto e norma: coniugare questi due elementi ci permette di distinguere ciò che è bene da ciò che è male e di integrare nell’umano la dimensione del limite e dell’imperfezione".
WhatsApp20200113 223846 1"La distinzione fondamentale tra bene e male - ha ribadito -, rappresenta un fattore importante nel rendere i soggetti capaci di valutare la gravità delle loro azioni: le dipendenze patologiche, infatti, compromettono il normale funzionamento delle persone, portandole a dedicare tutto il loro tempo ad una sostanza o ad un comportamento. Un atteggiamento che annulla la vita personale e che condanna all’isolamento e alla marginalità”.


“LA RISPOSTA DALL’INCONTRO CON CRISTO”

Aperta dalle parole di don Basini nell’omelia, la serata di preghiera è poi entrata nel vivo.
“Chiediamo al Signore di aiutarci a percorrere quelle vie per uscire dalla dipendenza - l’invocazione del sacerdote -. Ci sono tante possibilità per riacquistare la libertà, tra queste credo che una risposta seria ci può arrivare dall'incontro con Cristo. Un incontro importante in quanto ci mette in contatto con una persona: sono infatti le relazioni, quando autentiche e mature, che ci salvano e ci tirano fuori da una dipendenza. Quante volte – si è interrogato – le cose ci rendono schiavi, togliendoci la libertà?”.
In aiuto di Basini sono venuti i versetti di Matteo 4,18-22, con la chiamata di Gesù ai primi quattro discepoli. “Questi – ha detto – hanno visto in Cristo la possibilità di una vita nuova, una liberazione che viene dall’incontro con Gesù, il quale dice vieni e seguimi, stai con me e sarai libero di amare”.

Federico Tanzi

Pubblicato il 15 gennaio 2020

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