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Il ddl Zan arriva in Parlamento. Le domande che restano

aulaMontecitorio

La Camera dei deputati dal 3 agosto è alle prese con il ddl Zan sull’omotransfobia, tecnicamente “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”.

In pratica, il ddl interviene sugli articoli 604 bis e 694 ter del codice penale con cui viene punita la propaganda, la discriminazione e la violenza “per motivi razziali, etnici o religiosi”, estendendo anche a quelli “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Che cosa dice l’articolo 706 bis del Codice penale

L’articolo 604 bis precisa che è punito “con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La proposta di legge vorrebbe aggiungere: “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”.

“Qual è la differenza tra propaganda e istigazione? – si chiedeva sulle colonne del quotidiano Avvenire il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli -. La prima, che si riferisce alla diffusione delle idee, dovrebbe essere sempre garantita, mentre l’istigazione evidentemente no”.

Mirabelli: “siamo su un crinale scivoloso”

“Siamo su un crinale scivoloso – aggiungeva - perché qualche dubbio rispetto all’effetto certamente non voluto, è presente. Quando si dice che vengono colpite le espressioni formulate in modo lesivo, cosa significa? Che sarà preso in considerazione il garbo con cui una persona si esprime? Battute a parte, nel disegno legislativo non è chiara la differenza tra chi propaganda idee, le diffonde, giuste o sbagliate che siano e deve essere libero di manifestarle, e chi istiga a commettere atti di violenza o discriminazione”.

“Ci si affida - sottolineava ancora il giurista - alla saggezza della giurisprudenza. Ma in materia penale, nella quale la definizione delle condotte punite è riservata alla legge, il passaggio di affidarsi all’interpretazione del giudice è sempre molto delicato”. Un'altra perplessità, espressa su Avvenire sia da Mirabelli che dal costituzionalista Damiano Nocilla, già segretario generale del Senato e ora presidente nazionale dell'Unione Giuristi Cattolici - è che per prevenire comportamenti omofobi ci si affida più che a un'azione educativa a una norma penale. "Si rischia un atto di autoritarismo", dice Mirabelli. "L'odio non si cancella per decreto", gli fa eco Nocilla.

Richieste di cambiamento finora non accolte

Il ddl arriva nell’aula parlamentare con il via libera “condizionato” della commissione Affari costituzionali; il testo - precisava il quotidiano Avvenire – “era stato licenziato dalla commissione Giustizia senza tenere conto delle indicazioni arrivate dal Comitato per la legislazione”. Il relatore Alessandro Zan (Pd) ha dichiarato che in aula saranno approvate le modifiche indicate, comprese quelle formulate dalla commissione Affari costituzionali.

“Non si possono inserire in una legge penale espressioni come «sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere» senza chiarirne il significato”. Il giornalista Luciano Moia sul quotidiano Avvenire presentava le indicazioni (non recepite in commissione) del Comitato per la legislazione, l’organismo tecnico della Camera dei deputati che valuta omogeneità, semplicità, chiarezza e proprietà delle leggi in discussione. Per il Comitato il testo del ddl va formulato in modo diverso: “andrebbe approfondita la distinzione tra le discriminazioni fondate sul «genere» e quelle sull’«identità di genere»”.

La “clausola salva idee”

Ha invece trovato accoglienza la “clausola salva idee”, introdotta con un emendamento di Forza Italia. Si chiede di “rivedere la formulazione della disposizione, nel senso di chiarire più puntualmente che non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti e attuali”.

Dionedi (Famiglie Numerose): “Tutti sono persona con la stessa dignità”

A intervenire nei giorni scorsi nella discussione presso la Commissione Affari sociali è stato anche il piacentino Carlo Dionedi, responsabile a livello nazionale dei rapporti politici dell’Associazione Famiglie Numerose.

“Parlo a nome di famiglie che hanno tanti figli -  sono le sue parole -. I nostri figli - quelli di famiglie numerose - rappresentano un terzo dei bambini e ragazzi under 30 in Italia. E anche tra i nostri associati, naturalmente, vi sono ragazzi che non sono eterosessuali.
Ma per i loro genitori sono anzitutto «persone». Definire una persona attraverso l’etichetta delle sue inclinazioni sessuali è profondamente avvilente; ridurlo a quella connotazione significa negare la sua dignità di essere umano portatore di valori e di un’esperienza che va molto al di là del semplice orientamento sessuale”.

“Amiamo i nostri figli così come sono – ha proseguito Dionedi -, esseri umani che ci sono stati regalati e siamo chiamati ad amarli anche quando le loro inclinazioni e le loro scelte di vita non ci piacciono o non le condividiamo. Questo per dire che noi, come Associazione, amiamo i nostri figli a prescindere, senza giudicarli e senza discriminazioni. Al tempo stesso la nostra Carta riconosce come valore l’eterosessualità; ciò significa che riconosciamo che i figli possono essere generati esclusivamente attraverso l’unione di un uomo e di donna. Non si tratta di un’idea e tanto meno di un’ideologia, ma è il riconoscimento di quanto la stessa biologia ha disposto in tal senso e noi non possiamo che affermare una realtà scientifica che è tale da quando l’uomo è apparso sulla Terra”.

La pratica terribile dell’utero in affitto

“Tutto ciò – puntualizza Dionedi - vuol forse dire che siamo «omofobi»? Assolutamente no, perché dobbiamo distinguere due piani del tutto diversi: riconoscere che un essere umano può nascere solo da un gamete maschile e uno femminile è un’evidenza scientifica; al tempo stesso il termine «eterosessualità» con riferimento alla prole riveste, dal nostro punto di vista, una valenza antropologica e psicoaffettiva ben precisa. Infatti, se da un lato un bambino può essere generato solo e soltanto come si è detto, è pur vero che negli ultimi tempi, grazie anche all’evoluzione delle tecniche medico-scientifiche, qualcuno è arrivato ad affermare che un bambino o una bambina possono essere figli di due padri o di due madri. Questa, con ogni evidenza, è un’affermazione falsa e, nel caso di due maschi, si fonda su una pratica terribile sul piano umano: il cosiddetto «utero in affitto». Insomma, c’è chi ritiene un diritto e un bene il commercio di bambini, nonché lo sfruttamento del corpo femminile di donne solitamente in stato di indigenza. Tutto questo noi lo consideriamo un male, così come riteniamo che un bambino abbia – lui (o lei) sì – un diritto primigenio, quello di avere un padre maschio e una madre femmina.

Tutt’altra cosa è la considerazione che abbiamo – e che tutti dovrebbero avere – verso le persone non eterosessuali, per quanto abbiamo detto in premessa. È evidente insomma che la nostra Associazione non condivide lo spirito del disegno di legge in questione.

Perché mettere in campo tante risorse?

L’analisi di Dionedi prende poi in considerazione i contenuti dell’art.7: “Anzitutto l’incremento di 4 milioni annui «al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale». Queste risorse sono aggiuntive rispetto ad altri 10 milioni stanziati mediante la legge 248 del 2006. Prima osservazione: l’Oscad, Osservatorio per gli atti discriminatori presso il Ministero dell’Interno, certifica una media annua di casi discriminatori per orientamento sessuale tra le più basse d’Europa, quindi non si capisce l’urgenza di questa legge né tanto meno lo stanziamento di tanti soldi. In epoca di gravi situazioni di disagio economico per tante famiglie con figli – e potremmo citare una miriade di esempi concreti – lo Stato dovrebbe destinare questi fondi alle famiglie con figli. C’è di più: che cosa significa «prevenzione» in questo caso? Sono insegnante e so bene che, quando si parla di prevenzione, si parla di scuola: conferenze, progetti, esperienze di fronte a studenti”.

La teoria gender nelle scuole?

“Personalmente ho fatto prevenzione nelle scuole per molti anni, rispetto all’uso di droghe e in progetti di educazione alla salute (affettività e sessualità). Onestamente non sarei tranquillo se si facessero queste attività per diffondere ideologie per nulla scientifiche: già da anni in varie scuole d’Italia vengono realizzati progetti in questo senso. Sono travestiti da progetti contro il bullismo o di educazione alla sessualità, o anche apertamente contro l’omofobia; in realtà, avendone conosciuti diversi, posso assicurare che la vera finalità è quella di «indottrinare» i giovani spacciando alcune teorie di genere (gender studies) per evidenze scientifiche”.

Perché non si sostengono le associazioni familiari?

“E poi ci chiediamo e lo chiediamo ai promotori di questa legge: per quale motivo vengono dati così tanti soldi alle associazioni LGBT, mentre lo Stato non dà nulla alle associazioni familiari? La nostra associazione esiste dal 2004: in questi 16 anni non abbiamo mai ricevuto un euro dallo Stato. E nemmeno ci sono stati dati fondi per aprire e gestire un Centro, eppure le nostre famiglie patiscono discriminazioni economiche e culturali che negli ultimi anni si sono fatte sempre più gravi, nonostante la stessa Costituzione chieda un particolare riguardo verso le famiglie numerose (art. 31). Insomma, in Italia pare che, come già diceva George Orwell nella «Fattoria degli animali», ci siano cittadini più uguali degli altri. Rischiamo insomma un corto circuito: per sostenere le vittime di alcune disuguaglianze si creano altre disuguaglianze!”.

Rischieremo sanzioni penali se esprimiamo le nostre convinzioni?

E infine un pesante interrogativo: “Alla fine come Associazione siamo seriamente preoccupati, nonostante le rassicurazioni provenienti da chi sostiene questa legge. Potremo continuare ad esprimere le nostre convinzioni senza rischiare severe sanzioni penali? Potremo continuare a dire che una famiglia è fondata sulla eterosessualità? Che un bambino o una bambina, per crescere in modo sano ed equilibrato, hanno diritto e bisogno di un papà e di una mamma? Potremo continuare a sostenere che l’utero in affitto è una barbarie indegna di un Paese civile? Potremo portare dallo psicologo un nostro figlio che manifesta disagio rispetto alla sua identità sessuale, senza per questo essere denunciati? “

La cronaca parla

“E potremo pregare – si chiede Dionedi - per la famiglia naturale senza essere denunciati da un sindaco come accaduto pochi giorni fa a Lizzano? Il timore è fondato, visto che un attivista gay ha scritto: «questa è precisamente una di quelle azioni che, giustamente, la legge Zan potrebbe punire. Fateli pure i vostri rosari blasfemi, saranno gli ultimi»”.

“Cito – ha concluso Dionedi - un altro episodio inquietante capitato a Roma il 16 luglio a Montecitorio: nella piazza autorizzata per manifestare la contrarietà a questa legge, diversi ragazzini si aggiravano tra la folla, almeno due di essi hanno lanciato un fumogeno che ha sprigionato un fumo acre e nero, facendo piangere i bambini, e respirare con difficoltà gli adulti presenti. Altri due ragazzi hanno esibito un cartello offensivo verso Gesù. Naturalmente erano presenti agenti di polizia. Che cos’hanno fatto di fronte a questo? Nulla. E che cosa hanno riportato i media di questi gravi atti, questi sì penalmente rilevanti? Nulla. E allora è evidente che la nostra democrazia e la nostra stessa convivenza civile sono davvero a rischio”.

Pubblicato il 3 agosto 2020

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