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Taglio dei parlamentari: verso il referendum

Intervista al professor Alessandro Candido, docente di diritto costituzionale all’Università Bicocca, presidente del Meic di Piacenza

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Una drastica sforbiciata ai parlamentari, 345 rappresentanti in meno, un terzo di quelli attuali non saranno più in aula nella prossima legislatura. È la proposta del Referendum, su cui gli italiani si esprimeranno il 20 e 21 settembre prossimi, dopo il rinvio della votazione - a causa dell’emergenza Covid-19 - che era prevista per il 29 marzo.
Sull’edizione di questa settimana torniamo sull’argomento con le voci del Sì e del No, dopo un primo approfondimento uscito il 5 marzo. Sul sito riproponiamo intanto l’intervista realizzata in quell’occasione al prof. Alessandro Candido, avvocato e docente di diritto costituzionale all’Università Bicocca, presidente del Meic di Piacenza (Movimento ecclesiale di impegno culturale).
Un contributo di riflessione, oltre a quelli che troverete sul settimanale e agli ulteriori che pubblicheremo sul sito, per avvicinarci in modo più consapevole all’appuntamento elettorale.

L'analisi del prof. Alessandro Candido 

“Questa legge costituzionale prevede un taglio lineare e irrazionale del numero dei parlamentari. Se chiediamo «all’uomo della strada» se ritiene necessario ridurre gli sprechi e i costi della politica, eliminando un po’ di posti in Parlamento, sicuramente nove persone su dieci direbbero «sì, tagliamo». Se poi aggiungiamo che le due Camere saranno così più efficienti con meno rappresentanti e si risparmierebbe pure qualcosa, chiunque concorderebbe”. Il prof. Alessandro Candido, avvocato e docente di diritto costituzionale all’Università Bicocca di Milano, la pensa però diversamente e boccia senza riserve la proposta di taglio del numero dei parlamentari.
“Questi sono slogan demagogici e populisti, che viaggiano spinti dal vento dell’antipolitica rileva Candido, che ricopre anche il ruolo di presidente del Meic di Piacenza (Movimento ecclesiale di impegno culturale) -. Di questa riforma si è parlato pochissimo, ma non per colpa del Coronavirus dell’ultima settimana. Si tratta di una riforma oligarchica che consegna il Parlamento a una cerchia ristretta di decisori, minando così il principio della rappresentanza e della separazione dei poteri, capisaldi della nostra democrazia”.

Lo Stato risparmierà l’equivalente del costo di un caffè per ogni italiano
Il prof. Candido si sofferma sui numeri. “Il taglio dei parlamentari ci farà risparmiare 57 milioni di euro all’anno, non di più. Stando alle stime dell’Osservatorio di Carlo Cottarelli sulla spesa pubblica è lo 0,007% del bilancio statale, ovvero un caffè all’anno per ogni italiano. Il risparmio sui conti pubblici è perciò una grossa bufala”.
È un’altra bufala, per Candido, anche l’alto numero di deputati e senatori in rapporto agli altri Paesi. “Quando i padri costituenti hanno redatto la Costituzione, si è deciso che il numero dei rappresentanti nel Parlamento italiano fosse in base alla popolazione. Si parlava inizialmente di un deputato ogni 80mila abitanti e un senatore ogni 200mila. Poi nel 1963 è stato assunto il numero definitivo di 630 deputati e 315 senatori”.
Dal docente arriva l’invito a fare confronti diretti. “In Francia ci sono 923 onorevoli tra Senato e Assemblea nazionale. In Inghilterra sono 1426 tra Camera dei Comuni e House of Lords. Oggi in Italia viviamo in 60 milioni: c’è un deputato ogni 96mila cittadini e un senatore ogni 188mila. “Se tagliamo il numero di parlamentari, il rapporto passerebbe a un deputato ogni 151mila e un senatore ogni 302mila. Sarebbe il numero di eletti ed elettori più basso d’Europa”.

A rischio la rappresentatività dei territori
Da considerare, per il presidente del Meic piacentino, anche il tema della rappresentatività dei territori più piccoli e marginali dell’Italia. “Innanzitutto calerebbero - fa notare - i parlamentari rappresentanti degli italiani all’estero. E verrebbero meno le rappresentanze di diversi territori italiani. Con il taglio dei parlamentari dovrebbero essere ridisegnati tutti i collegi elettorali del Paese, ovviamente a discapito di aree territorialmente grandi, ma con pochi abitanti, che si vedrebbero accorpate a zone più popolose e quindi con più peso elettorale”.

Aumenta il peso del governo rispetto al Parlamento
La bocciatura è senza tentennamenti. “Con questa riforma aumentano i poteri del Governo - che non è scelto dai cittadini - a discapito di quelli del Parlamento, dove invece mandiamo i nostri rappresentanti. Se il nostro deputato del territorio è distante, va in crisi questo principio. Questo taglio pregiudica il pluralismo, comportando la rottura del sistema di «pesi e contrappesi», quello che gli americani chiamano «checks and balances», con una riduzione anche dei diritti delle minoranze”.
Gli stessi parlamentari eleggono il presidente della Repubblica, ogni sette anni. “Se tagliamo il 40% degli eletti, rischiamo di avere il prossimo presidente eletto solo dai deputati e senatori della maggioranza. E con pochi posti in Parlamento occorrerà alzare le soglie di sbarramento per i partiti, perdendo così altra rappresentatività”.

Filippo Mulazzi

Pubblicato il 3 settembre 2020.

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