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L'addio a Daverio: un uomo colto con una buona dose di ironia

philippe daverio a bobbio nel 2018

L'architetto Manuel Ferrari, direttore diocesano dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici ed Edilizia di Culto, ricorda Philippe Daverio conosciuto a Bobbio nel 2018.

"Per mantenere il ricordo di Philippe Daverio basterebbe riproporre le nove serie televisive di Passepartout,trasmesse da Rai 3 dal 2001 al 201: basta scorrere i titoli dei reportages per pensare a Daverio come esploratore alla scoperta, con caleidoscopiche narrazioni, di epoche esprimenti tendenze e correnti artistiche, di protagonisti della storia europea, di forme architettoniche, di costumi popolari,di momenti della storia d'Europa, di questioni sociologiche, di caratterizzazione delle arti, di riflessioni sui patrimoni dei territori e via via attraverso uno sviluppo poliedrico e diversificato di tematiche dimenticate o emarginate che, per opera sua, diventavano di attualità puntuale ed attrattiva e soprattutto di interesse comune e comunitario. Il valore di Daverio é nell'avere aperto occhi assopiti o intorpiditi dal commerciale consumistico su panorami di cultura, nell'avere "nobilitato" le domeniche televisive normalmente espressione del "quinto potere", nell'aver giovato, quindi, alla televisione stessa, al di là dello share, nell'aver provocato l'attrazione verso la bellezza".

il critico daverio in visita alla collegiata di Borgonovo

Nelle foto: in alto, Philippe Daverio a Bobbio nel 2018; sopra, il critico d'arte in visita alla Collegiata di Borgonovo.

Un grande divulgatore

Daverio è stato un grande divulgatore. Il suo obiettivo quello di raccontare al grande pubblico la storia e l’arte rendendola accessibile a tutti senza mai essere banale. Basta leggere la sua idea di museo in un'intervista rilasciata al Corriere per rendersi conto di questa affermazione. Lo intende come “un entità pulsante, viva, che interagisce con la città e coglie le opportunità dell’arte e del grande pubblico. Altrimenti diventa un guardaroba dove, anziché appendere i vestiti, si appendono i quadri alle pareti”. La cultura diviene “strumento” che genera valori per una comunità.
È incredibile l’affetto che l’Italia e l’Europa gli stanno dimostrando in questi giorni.
Per i piacentini difficile dimenticare i tanti interventi e l’attenzione di Philipe Daverio per il territorio piacentino, a Piacenza, Castell’Arquato, Velleia e Bobbio, il Comune che nel 2018 gli aveva riconosciuto la cittadinanza onoraria.
Ricordo con affetto proprio quella giornata nella quale il critico, affascinato dalla figura di San Colombano per la sua capacità di essersi fatto “aggregatore culturale” di un'Europa alla deriva dopo il crollo dell’impero, propose di spedire una bottiglia di vino piacentino a tutti i capi di stato europei, per far conoscere questa straordinaria storia. E da lì tutta una disquisizione sul vino, perché anche il vino è cultura. Alla fine del suo intervento tutti ci guardammo negli occhi sorridendo per il bizzarro accoppiamento tra San Colombano e il vino, ma senza troppi fronzoli tutti capimmo il messaggio di Daverio, riattualizzare la storia perché possa venire in aiuto al presente, indicare una via, e farlo con uno strumento, il vino, che per eccellenza è simbolo di amicizia e cordialità.
Ci mancherai Philippe, grazie per la tua lezione.

Manuel Ferrari

Pubblicato il 4 settembre 2020

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