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Vite donate per costruire fraternità

beata Leonella Sgorbati don Roberto Malgesini

Dal martirio in Somalia della beata Leonella al "martirio della carità" di don Roberto Malgesini a Como: "tante variazioni sul modo della testimonianza di Cristo, ma sempre con un filo comune: l’amore appassionato". Lo ha sottolineato mons. Giancarlo Dallospedale, direttore del Centro Missionario Diocesano, nell'omelia della messa con cui anche Piacenza ha voluto fare memoria di suor Leonella Sgorbati, la missionaria della Consolata originaria di Rezzanello uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006 e proclamata beata nella Cattedrale di Piacenza nel 2018. In occasione della sua memoria liturgica - che cade appunto il giorno della morte - il Centro Missionario  e le religiose dell'Usmi hanno voluto non solo richiamare l'esempio della martire Leonella - che morì pronunciando per tre volte la parola "perdono" - ma fare della sua testimonianza, così come di quella di altri martiri a noi vicini e lontani, un appello all'azione.

Lo scorso anno 29 missionari uccisi nel mondo
Secondo i dati Fides, lo scorso anno sono stati 29 i missionari uccisi nel mondo e, in questa classifica di martiri, l’Africa detiene il primo posto: 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, una laica. Mons. Dallospedale ha citato anche gli innumerevoli episodi di violenza contro i cristiani in India: 200 solo nel 2019. Pesanti intolleranze si registrano inoltre in Eritrea da parte del governo che procede ad arresti e confische. E in Nigeria, Niger, Sudan. "La lista - ha evidenziato il direttore del Centro missionario - è davvero lunga".

I martiri, «innamorati e vivi»
Non è un caso che la Chiesa abbia scelto una giornata per ricordare i missionari martiri, il 24 marzo, data dell'assassinio del vescovo Romero. Quest'anno, a causa della quarantena imposta dal Covid, non ha potuto essere celebrata pubblicamente. La messa nella chiesa di San Pietro nella memoria della beata Leonella è diventata perciò l'occasione con cui anche la comunità diocesana si lascia interrogare da queste vite donate. Mons. Dallospedale ha evidenziato la profondità del tema scelto per la Giornata 2020: “Innamorati vivi”. "Ardenti di amore per Dio Padre e le sue creature, i martiri investono la totalità della loro vita per prendersene cura: veri e propri giardinieri del Regno - ha richiamato -. E per questo sono vivi, di una vita vera, vita eterna già in questa piccola parentesi della storia umana e poi futura".

messa Leonella Sgorbati Piacenza 17 settembre 2020

La messa nella memoria liturgica della beata Leonella Sgorbati celebrata nella chiesa di San Pietro a Piacenza.

L'esempio della beata Leonella
Citando il libretto sulla beata Leonella "Il coraggio del perdono" (fa parte della collana Il centuplo quaggiù uscito con Il Nuovo Giornale alla vigilia della beatificazione), mons. Dallospedale ne ha delineato alcuni tratti che parlano a noi oggi.
"Innanzitutto il desiderio di una conoscenza personale di Gesù, come quello che nel racconto del vangelo di oggi esprimono quei «greci», che, seppure estranei al mondo giudaico, chiedono: «Vogliamo conoscere Gesù»: conoscerlo da vicino, personalmente e non semplicemente da lontano, nell’anonimato della folla". "Suor Leonella pure - evidenzia il sacerdote - attratta da Gesù, man mano che ha incominciato a leggere il Vangelo, ha imparato a conoscerlo e a innamorarsene sempre più. «Prendi questo libricino e prova a leggerlo»: le aveva proposto la direttrice del Collegio delle suore del Preziosissimo Sangue di Monza, alle quali la mamma l’aveva affidata in seguito alla morte del papà. E questo cammino del Vangelo, cammino privilegiato per conoscere Gesù, Leonella ha voluto condividerlo con la gente che amava, animando i «Gruppi del Vangelo» nei villaggi africani, ritagliando le ore del riposo, alla domenica pomeriggio, dopo una settimana di estenuante lavoro come insegnante delle infermiere e infermieri", ha aggiunto mons. Dallospedale.

La gioia della fede
Altra caratteristica tipica di Leonella, fin dall'infanzia, è il sorriso. "Una dote naturale, ereditata  dalla mamma, come dalla mamma aveva ereditato l’attenzione agli umili, ai poveri - ricorda il direttore del Centro missionario -. Ma questa gioia ha continuato ad esprimersi e ad aumentare anche nei momenti più difficili della missione, perché sempre più radicata in Gesù, sempre più pervasa dal suo Spirito. «La gioia che io vi darò, nessuno ve la potrà togliere», ha promesso Gesù a coloro che lo seguono e lo servono. Non è possibile separare il servizio efficace ai poveri dal dono dello Spirito che Gesù dona a quanti coltivano l’amicizia con lui. E in questo Leonella credeva profondamente".

L'ora del perdono
Tutta la vita di Leonella, culmina nell’“ora” biblica, quella del dono totale, l’ora del perdono. "Non vi è giunta impreparata. Anzi tutta la sua vita missionaria - ha ripercorso don Giancarlo - l’ha vissuta alla luce di quell’ora, come Gesù, nel Vangelo. E l’ora del dono totale  è anche l’ora della gloria. «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora», è la risposta dal cielo alla preghiera di Gesù. La gloria del Padre, nel Figlio e in tutti coloro che credendo in lui, lo seguono e lo servono".

No alle chiusure e agli egoismi
Quella della beata Leonella, insomma, è "una vita donata per costruire fraternità - ha sottolineato mons. Dallospedale -: fraternità con tutti al di là di qualsiasi ruolo: cristiano, mussulmano, credente o non credente... Tutti fratelli! Quale nobile legato ci lascia la beata Leonella e quale grande responsabilità risveglia in noi il farne memoria! La pandemia ci ha posto davanti agli occhi, in maniera più eclatante, varie sfide: la sfida delle disuguaglianze, delle chiusure, degli egoismi, del pensare prima a se stessi, del saccheggio della natura per avidi profitti immediati con grave conseguenze sulla vita di tutti e soprattutto sulla vita dei più poveri e con tragiche conseguenze per le generazioni future se non ci sarà un’inversione di rotta da subito, anche con un cambiamento di stili di vita".

La fraternità è l'ossigeno che ci permette di vivere bene

Leonella ci parla di “missione” con la sua vita e la sua morte. La sua figura più che mai esprime il tema scelto dalla Chiesa italiana per l'Ottobre missionario che ci si prepara a vivere: “Tessitori di Fraternità: ecco, manda me” (Is.6,8), in continuità con la proposta dello scorso anno: “Battezzati e enviati”. "Battezzati e inviati per tessere fili di fraternità con tutti gli uomini, con tutte le creature di Dio, anche con la madre e sorella terra, come ci insegna Francesco - ha concluso mons. Dallospedale -. La fraternità è l’ossigeno che ci permette di vivere e vivere bene tutti, senza esclusione di nessuno. Anche i migranti, hanno diritto di vivere bene: non è una sfida facile questa realtà che sta aggravandosi sempre più nel mondo intero! È una sfida alla nostra fede. Noi ci troviamo sempre a dover scegliere tra due bacinelle che nel vangelo sono presentate a poche pagine di distanza l’una dall’altra: quella di Pilato, con cui lui si lava le mani e quella di Gesù con cui Lui lava i piedi ai suoi discepoli. Quale è la bacinella che noi scegliamo?".

Diventare tessitori di fraternità

"Ci ispiri, la beata Leonella, a vivere innanzitutto la fraternità tra di noi - è l'auspicio del direttore del Centro Missionario -, anche lavorando insieme, articolando le nostre forze missionarie, per divenire sempre più «tessitori di fraternità». I martiri, innamorati e per questo vivi, diventano per noi un imperativo: «Innamòrati e vivi!»”.

Pubblicato il 23 settembre 2020

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