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«Non siate dei don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento»

catechismo

 

“Non siete dei don Chisciotte che lottano, in maniera solitaria, contro i mulini a vento, ma, come catechisti, dovete essere un gruppo che lavora insieme”. È il messaggio centrale del vescovo mons. Adriano Cevolotto durante l’incontro, svoltosi nella serata di martedì 27 ottobre, nel Seminario Vescovile di via Scalabrini.
La riunione, coordinata da don Paolo Mascilongo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, ha visto la presenza online di 100 catechisti, tramite piattaforma Zoom, e 10 in presenza diretta.
L’Ufficio catechistico diocesano, avendo suggerito una ripresa calma e creativa della catechesi parrocchiale, sta proponendo per i mesi di ottobre e novembre un percorso completo di formazione per catechisti, a partire dalla particolare situazione che stiamo tutti vivendo. Tra gli incontri formativi, otto in totale, quello con il vescovo Adriano aveva come tema: Catechesi e comunità pastorali. Passi concreti e desideri per la catechesi in diocesi.
Il Vescovo, introducendo i lavori, ha ringraziato per la notevole presenza di catechisti da tutta la diocesi e ha ricordato come i vari documenti della Chiesa sulla catechesi, già dieci anni fa, parlavano di un periodo di transizione che ancora oggi si avverte.
“Dobbiamo renderci conto che la sfida affidata ai catechisti - ha aggiunto - è molto impegnativa anche per la sua durata che certamente non si concluderà domani… Siamo in un periodo di varie emergenza: dell’educazione, della tradizione, della fede, dell’etica. È un momento di grande cambio, della visione dell’uomo, della storia e delle relazioni. A questa situazione si aggiunge quello che stiamo vivendo ancora oggi con la pandemia”.
Mons. Cevolotto ha ringraziato i catechisti per il coraggio di rimanere, di “starci dentro”, senza lasciarsi sopraffare dalla tentazione di lasciare, ma vivendo un sentimento di speranza che non è data dalle proprie forze, ma dalla certezza della presenza del Signore.

LA CATECHESI DEGLI ADULTI
“Stiamo pensando, come catechisti, soltanto ai bambini, agli adolescenti, ai giovani o che alle spalle ci sia una comunità di adulti?”. Ha domandato il Vescovo Adriano. “Dobbiamo aver presente chi sono i nostri destinatari - ha proseguito - . Domandarci a chi ci rivolgiamo? Quali richieste possiamo intercettare? Se le persone che abbiamo in mente sono persone concrete?”. Si tratta quindi - per il Vescovo - di non perdere in partenza l’attenzione ai destinatari. Ha poi incalzato: “È il parroco il soggetto che propone questi percorsi o ci sono anche dei laici? Qual’è il taglio che vogliamo dare?”. Infatti - per il presule - varie sono le richieste: ci sono adulti che hanno fatto una scelta di fede forte e chiedono maggiore formazione, e ci sono molti altri che devono ancora scoprire la fede. È perciò un percorso che va pensato molto bene e purtroppo nella chiesa manca una seria esperienza di cammino per gli adulti.

QUALE FORMAZIONE PER I CATECHISTI
La formazione - per Mons. Cevolotto - non è semplicemente un corso di aggiornamento. Il luogo che va privilegiato è quello delle Comunità pastorali, dove ci si mette insieme per arrivare ad avere una convergenza e una scelta comune. La formazione quindi deve aiutare - per il Vescovo - a creare un senso di comunità più grande della singola parrocchia. “Il catechista - ha puntualizzato il presule - non deve chiedere soltanto: “insegnami cosa devo fare”, cioè le istruzioni per l’uso, o delle schede per fare il catechismo…”. C’è una dimensione personale decisiva - a parere del presule - che deve emergere e il catechista è, prima di tutto, un credente che trasmette la sua personalità e la catechesi di iniziazione cristiana è un compito affidato a tutta la comunità.
“Non ci deve essere nella parrocchia - ha sottolineato - chi opera nella Caritas, nella liturgia e nei vari settori pastorali facendo solo quello. Tutti devono interagire, non soltanto i catechisti, per iniziare alla fede le nuove generazioni”.

LA SITUAZIONE DI EMERGENZA CHE STIAMO VIVENDO
L’esperienza di lavoro a distanza, fatta in questo periodo e che continua tuttora, ha avuto - per il Vescovo - delle cose che hanno funzionato e altre meno. “Fare online quello che si faceva in presenza non ha funzionato, mentre il mantenere i rapporti, stimolare i ragazzi a raccontarsi ha avuto risultati positivi”. Anche la famiglia ha avuto esperienze sia buone che negative. Le positività sono state quelle - per mons. Cevolotto- in cui la famiglia si è rimpossessata del vivere la fede. In questo modo le cose hanno avuto successo, hanno dato respiro all’esperienza familiare, si ha avuto la possibilità di un dialogo di fede, di pregare insieme…

METTERSI IN DISCUSSIONE COME CATECHISTI

I catechisti non hanno più oggi - per il presule - le sicurezze che avevano un tempo, ma non devono alzare bandiera bianca, bensì lasciarsi mettere in discussione. La cosa essenziale - ha sottolineato - , per un catechista, è rispondere ad una chiamata, al servizio proposto dal Signore, per favorire un cammino di crescita e di conversione. “Se vivo così - ha aggiunto -, se sento che ho bisogno di questi ragazzi, anche per il mio cammino personale, comprendo meglio la mia missione di catechista”.
“Bisogna fare in modo - secondo Mons. Cevolotto - che ci siano delle comunità cristiane dove si vedono delle persone belle, attraenti che possono affascinare. Abbiamo qualcosa di stupendo da dire dobbiamo esserne convinti e testimoniarlo”.
Infine - per il Vescovo - è indispensabile realizzare un progetto diocesano, sulla catechesi, per avere un punto di di riferimento comune, per lavorare con un percorso maggiormente omogeneo. È questo proprio il significato di ripartire insieme.

R.T.

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Pubblicato il 29 ottobre 2020

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