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Poveri tutti? Serata live di approfondimento a più voci

poveri tutti

“Tendi la tua mano al povero”, la citazione del libro del Siracide, è il titolo del messaggio per la Quarta Giornata Mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco. "La mano tesa è come un ponte tra due soggetti lontani o in condizioni diverse che possono però incontrarsi”. Sono le parole del vescovo di Piacenza-Bobbio mons. Adriano Cevolotto, nella serata live del 12 novembre, sul canale Youtube di piacenzadiocesi.tv. In questo speciale tv, oltre al vescovo, gli ospiti collegati in remoto sono stati Il prof. Paolo Rizzi, docente presso l’Università Cattolica e Direttore del Laboratorio di Economia Locale dell'Università Cattolica di Piacenza, la prof.ssa Barbara Barabaschi, docente di sociologia dei processi economici e del lavoro presso l’Università Cattolica di Piacenza e Mario Idda, direttore di Caritas Diocesana, coordinatrice dell’incontro la giornalista Barbara Tondini.
È stata la prima puntata del nuovo format realizzato per PiacenzaDiocesiTv che ha preso spunto dalla Giornata Mondiale della Povertà indetta da Papa Francesco e, a livello locale, dalla lettera che il vescovo Adriano ha scritto alla comunità del nostro territorio. Si è voluto mettere insieme pensieri ad alta voce, analisi e riflessioni che provengono da osservatori privilegiati di esperti in diversi campi, e cercare di comporre un mosaico.

UNA MANO CHE VIENE INCONTRO

“Bisogna pensare la povertà non solo con parametri numerici, ma soprattutto capire cosa sta cambiando a livello sociale. Vogliamo comprendere meglio le fragilità e le povertà emerse durante la pandemia anche nel nostro tessuto sociale”. Queste le parole introduttive di Barbara Tondini che ha poi passato la parola al Vescovo Adriano.
“Papa Francesco rilancia a tutti la relazione che la mano tesa esprime: sottolinea il fatto che c’è anche una mano che ti viene incontro”- ha affermato mons. Cevolotto.
Per il presule è emersa in maniera chiara, in questo periodo di pandemia, la reciprocità che tutti accomuna perché ognuno è strettamente collegato agli altri.
“Tutti possiamo essere un pericolo per gli altri - ha aggiunto -, è una situazione nuova dove dobbiamo comprendere come la relazione deve diventare sempre più virtù”.

RIPENSARE IL MODELLO DI SVILUPPO

“Negli ultimi anni nel mondo la povertà è apparentemente diminuita, però le diseguaglianze sono aumentate”. Ha evidenziato il prof. Paolo Rizzi. “La pandemia avrà sicuramente una conseguenza sociale ed economica - ha proseguito - che si sentirà nei prossimi anni. È una situazione che ci rende tutti più vulnerabili non solo per la salute, ma anche per il lavoro e il reddito”.
“Non ci saremmo mai aspettati una epidemia di questa portata e se non avessimo avuto una struttura di Welfare di copertura, l’effetto sarebbe stato ancor più devastante”.
Per il docente della Cattolica bisogna ripensare al nostro modello di sviluppo e saper cogliere maggiormente le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa che mette in evidenza il pericolo di un mercato, una competizione, un profitto resi divinità che creano diseguaglianze e povertà.

SOCIAL INVESTMENT

“Le ultime riforme del lavoro in nome della flessibilità - ha puntualizzato la prof. Barbara Barabaschi - hanno creato purtroppo delle situazioni di disagio e fatto si che che, molte volte, flessibilità facesse rima con precarietà…”.
C’è ancora una fascia di lavoratori come le donne - per la docente - che possono trarre un certo beneficio da questa flessibilità, però non hanno le giuste tutele nel momento del bisogno.
Per Barabaschi è quindi indispensabile promuovere una occupazione che sia dignitosa. Soprattutto per le donne - ha sottolineato la prof.ssa - il lavoro deve essere inserito in un progetto di vita e fare in modo che non costringa a scegliere tra famiglia e lavoro. Si tratta - per la docente – di accompagnare le persone nelle transizioni della vita, nei passaggi critici come dal lavoro alla maternità, al ritorno al lavoro, al pensionamento ecc.
“Sarebbe bello rendersi conto - ha aggiunto - come queste iniziative che ricadono nel mondo del Welfare sono un investimento. È più che mai opportuno capire i “social investmentes” che non vanno considerati una voce di costo, ma un vero e proprio investimento”.

UNA POVERTÀ CRESCENTE

“Avevo lanciato una richiesta, attraverso la pastorale giovanile, di aiuto per la Caritas a tutti i giovani e mi ha contattato una ragazza. Gli ho domandato quanti anni hai? E lei: “quattordici”. È stata veramente una grande emozione…”. Cosi si esprime Mario Idda, direttore della Caritas diocesana, sottolineando come i giovani, in questo periodo di emergenza, hanno manifestato grande generosità.
“Ci siamo trovati a rispondere all’esigenza di un pasto per 150 persone al giorno, mentre prima erano circa 70. Ora - sottolinea il Direttore - l’ emergenza ha cambiato profilo, da alimentare è diventata più economica. Tante sono le persone che non riescono a pagare bollette, affitti, assicurazioni…”. “Grazie alla generosità delle persone - ha continuato Idda - che ci hanno aiutato con il sostegno economico e i volontari che sono aumentati con molti giovani, siamo riusciti ad andare incontro al disagio di tante persone”.
La Caritas - commenta il direttore - è stata l’unica porta aperta nei momenti di grande emergenza soprattutto per i senza fissa dimora.

ESSERCI

“Mi è arrivata arrivata un immagine, a commento della Giornata Mondiale dei Poveri, molto bella con uno slogan che così recita: Esserci in quel momento non quando si ha un momento…”. Questa l’ultima riflessione del Vescovo Adriano che ha evidenziato come c’è un appello ad esserci a cui non si può sottrarsi. Altrimenti si perde l’appuntamento con la vita, con il Signore, con l’altro… “È importante - per il Vescovo - cogliere sempre il valore della preziosità di esserci con tutto noi stessi”.

R.T.

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Pubblicato il 13 novembre 2020

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