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Zamagni: «Anch’io ho avuto un mentor, era don Benzi»

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MyMentor ha già sei anni. L’idea di affiancare professionisti affermati - spesso laureati dell’Università Cattolica - a studenti degli ultimi anni di corso interessati a ricevere consigli per il proprio orientamento professionale, ha un sostenitore in più. È l’economista e docente universitario Stefano Zamagni, da marzo 2019 presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali. Un incontro in streaming con Zamagni è servito per fare il punto della situazione sul progetto. L’iniziativa è stata coordinata da Max Maria Traversone e Fabrizio Capocasale. “Non sempre è facile sintonizzarsi con i giovani – ha osservato Mauro Balordi, direttore della Cattolica di Piacenza - per trasferire a loro le conoscenze. Chiaramente l’anno scorso a questo evento di MyMentor c’era la possibilità di incontrarsi, confrontarsi, discutere”. Alcuni mentor hanno brevemente dialogato online con l’ospite Zamagni. Come Giancarlo Balduzzi, agronomo di Cortemaggiore: “Da qualche anno aderisco a questo progetto con la mia attività di agronomo, faccio vedere la mia professione ai giovani”. O come Francesco Biacchi di Borgotaro, laureato un anno fa alla Cattolica di Piacenza, che ha già avviato un’azienda di vendita di ticket e permessi per la pubblica amministrazione, partita con i permessi funghi e i parcheggi. O Giulio Drei di Piacenza, presidente della Value Group, società di consulenze. Tra i mentor anche Elisabetta Costanza Pavesi, commercialista, che lavora in uno studio legale a Milano, laureata in Economia alla Cattolica.

Don Oreste Benzi decisivo

“Questa iniziativa pilota – ha detto Zamagni - può essere replicata altrove. La Cattolica è pioniera e merita un plauso. Altri devono seguire questo esempio”. All’economista è stato chiesto se durante il suo cammino formativo o professionale ha incontrato un “mentor”. “Certo che l’ho avuto – è stata la risposta -. Sono di Rimini e l’ho incontrato da giovanissimo: don Oreste Benzi, di cui è in corso il processo di beatificazione. Era un personaggio straordinario, è stato conosciuto da molti nella seconda fase della sua vita, quando si è dedicato al sociale, ma era anche un uomo di cultura. A14 anni mi mise in mano alcuni libri impegnativi, chiedendomi di riflettere. Era il suo modo per suggerire la via che conduce alla scoperta della verità”. Per Zamagni nella vita formativa e professionale è decisivo avere un metodo. “Se cerchi la verità devi avere un metodo. È una lezione che i giovani stanno perdendo. C’è sempre un sentiero che porta in cima alla montagna, non si può vagare a caso. Il metodo di studio o di lavoro porta al risultato”.

Praticare le virtù

Tornando alla sua esperienza, don Benzi suggerisce a Zamagni di non andare all’università a Bologna, ma a Milano. “Avrei trovato tanti amici di Rimini, non avrei fatto esperienze nuove, conosciuto persone diverse. Così mi feci ospitare al collegio agostiniano a Milano, era come un college inglese. Si pranzava insieme, studenti e professori, tutti i giorni. Qua ho praticato la virtù in vista delle sfide successive. Per praticare bisogna fare esercizio, allenarsi. Oggi si pensa: farò quello che mi chiedono quando servirà. Invece bisogna allenare quel muscolo morale che è la virtù sempre”. L’economista ha poi parlato delle sue esperienze all’estero. “In giovinezza ho avuto altri esempi. Sono andato ad Oxford, ho incontrato John Hicks, premio Nobel per l’economia. Da lui ho imparato ad apprezzare Dante, da inglese conosceva la Commedia a memoria. Mi diceva: «Perché voi italiani vi tirate la zappa sui piedi? Siete portatori di una cultura e un buon vivere che non ha pari al mondo». Mi ha aiutato ad apprezzare le radici della cultura italiana”.

Conoscenza e azione a pari passo

L’economista si è concentrato sul concetto di “resilienza”. “È la capacità di un sistema di far fronte a difficoltà o choc esogeni provenienti da altri ambiti. Quando un sistema sociale ed economico è resiliente? Quando riesce a far fronte alle avversità, come quella che stiamo vivendo ora. Ancora oggi nel nostro Paese, come in altri, si dice che il Covid rappresenterebbe una parentesi: è un errore. Non si può tornare a pandemia finita alla situazione precedente. Tra 9-10 anni ne scoppierà un’altra, i centri di ricerca l’hanno già prevista, così come avevano ipotizzato questa”. “Il nostro sistema economico e sociale – ha proseguito Zamagni - è debole e vulnerabile. Bisogna modificare il modello di welfare ereditato, non è più sostenibile. Dal welfare State al welfare community, di comunità. Le strutture del sistema scolastico e universitario vanno riformulate, superando l’impianto taylorista delle università, basta catene di montaggio. Ci sono dei docenti che sono ancora convinti che si rilancia tutto con qualche soldo in più. Ma va cambiata l’impostazione. Per questo il progetto della Cattolica mi piace, perché va in questa direzione. La conoscenza va sempre messa al servizio dell’azione, e l’azione deve essere praticata laddove c’è conoscenza. Si parla di «conazione», parola inventata da Aristotele. Prima si studia, poi si lavora, si interviene”.

«Francesco baluardo contro un'economia che non rispetta la democrazia»

“Un altro problema è che la democrazia è succube del mercato. Papa Francesco lo dice chiaramente: se il mercato governa le grandi scelte in ambito politico, si concentra tutto il potere. L’economia di Francesco è l’ultimo baluardo a un’economia che non tiene conto della democrazia, come quella cinese”. Per lo studioso però bisogna guardare avanti con fiducia. “Anche nel dopoguerra italiano c’era incertezza, addirittura analfabetismo. E bisognava ricostruire il Paese. Non ci si è limitati a quello, ma c’è stato un miracolo economico. Perché la gente si è rimboccata le maniche, con un atteggiamento positivo nei confronti della vita”.

«I giovani devono saper prendere le decisioni»

Per Zamagni “i giovani di oggi sono più bravi nel risolvere i problemi. Ma sono un disastro nel prendere decisioni. Sono indecisi, in diversi settori. Per questo la mentorship fornisce ai giovani aiuto specifico nel prendere decisioni. Per scegliere ci vuole la bussola, l’orientamento. Per decidere occorre la saggezza, che non c’entra nulla con l’intelligenza. Uno può essere intelligente, ma non saggio. Per fare una ricerca i miei nipoti sono più capaci di me a cercare. Però vengono dal nonno a chiedere un suggerimento sulle scelte da prendere. Il mentor dà la bussola”.

Filippo Mulazzi

Pubblicato il 19 dicembre 2020

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