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Mons. Cevolotto: «Dio restituisce la dignità a tutti»

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“Quando lo sguardo ti blocca lo stomaco, quando il vedere non è semplicemente un guardare distratto, lì inizia la salvezza!”. Sono le commoventi parole del vescovo di Piacenza-Bobbio durante la celebrazione, del 13 febbraio in cattedrale, nella Giornata Mondiale contro la Tratta.
“Gesù tende la mano verso il lebbroso - ha aggiunto mons. Cevolotto commentando il Vangelo -; Cristo supera la distanza nei confronti di ogni uomo escluso ed emarginato”.
L’evento organizzato Dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII con la Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali e la Cisl di Parma Piacenza, è iniziato con il fuoco nel braciere che ha bruciato tutti i cattivi pensieri, le brutte parole e le azioni ingiuste che contraddistinguono la tratta delle persone.

La tratta degli esseri umani, un fenomeno gravissimo
“La femmina che pago è cosa mia, - è stato commentato - da sola non vale nulla, faccio di lei tutto quello che voglio. Possa il fuoco estirpare il male dai cuori e infiammare di quell’amore misericordioso di Dio”.
“Questa celebrazione ha sullo sfondo i dati drammatici del fenomeno della tratta di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, - ha affermato il Vescovo - la terza industria illegale al mondo per fatturato”. Questi dati fanno capire - secondo il Presule - la gravità del fenomeno che rischia di passare sotto gli occhi della gente nell’indifferenza assoluta. “È proprio vero che ci si può abituare a tutto, - ha proseguito il Vescovo - ma la memoria di Santa Giuseppina Bakhita deve far nascere una mobilitazione per risvegliare la coscienza collettiva e personale di fronte a questa realtà e la Comunità Giovanni XXIII, presente anche nella nostra diocesi, è in prima fila nello stare dalla parte di questa umanità sfigurata”.
La lebbra, al tempo di Gesù, era considerata come una punizione di Dio, un castigo per qualche colpa commessa e non si parlava di persona contagiosa, ma di persona impura. Per questo motivo doveva essere allontanata e la lebbra è diventata nel corso dei secoli sinonimo di esclusione e di pericolo.
“Gesù - ha spiegato mons. Cevolotto - rompe questo circolo di paura, di emarginazione ed ha compassione del lebbroso. Significa quindi lasciarsi raggiungere nel cuore da quello che vediamo. Pensiamo però a quante immagini - ha evidenziato il Vescovo - ci raggiungono e ci colpiscono emotivamente, ma poi rimane tutto come prima. Ci si dimentica pensando che non possiamo fare nulla”. Invece - per mons. Cevolotto - Gesù è venuto a consegnarci le relazioni impossibili come reali. Entrare nella compassione significa restituire dignità a tutti.
L’Associazione Giovanni XXII ha proposto la campagna “Questo è il mio corpo” e sull’esperienza di altre legislazioni europee chiede di aggiungere un comma che introduca la sanzione al cliente dello sfruttamento sessuale: colpire la domanda per togliere alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno e contrastare le conseguenze devastanti che la prostituzione e la tratta delle persone crea. Non ci può essere libertà in un comportamento che nasce da una catena di sopraffazione. Ognuno può firmare la petizione sul sito: www.questoeilmiocorpo.org.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 16 febbraio 2021

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