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Dall'Asia all'Africa, piacentini in missione

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Una serata di fraternità e di preghiera, quella che si è vissuta il 30 luglio, nella basilica di San Savino a Piacenza dove le testimonianze di quattro missionari piacentini, provenienti da varie parti del mondo, hanno aiutato i presenti a cogliere le tragiche situazioni nelle periferie esistenziali del pianeta. Si è compresa la sfida di vivere la fede come profezia e testimonianza per tenere viva la speranza che qualcosa può cambiare.

Bangladesh, la terra in cui i cristiani sono una esigua minoranza

Padre Francesco Rapacioli, missionario del ime in Bangladesh, ha sottolineato come, nel Paese dove opera, i cristiani sono soltanto lo 0,3% e in tutto in continente asiatico sono solo al 2%. “Vivendo li si può cogliere - ha affermato - come il grande e vero segnale della presenza della Chiesa è il martirio: umanamente è una sconfitta, ma dal punto di vista cristiano è l’atto più qualificato di testimonianza”. Tutto ciò per Rapacioli è una grande attestazione di una presenza cristiana, che non fa numeri di proseliti, ma lascia un seme di cambiamento e di speranza.

La Caritas algerina e i migranti

Dal 2018 segretaria generale della Caritas in Algeria, Graziella Rapacioli, sorella di padre Francesco, si è soffermata sul tema dei migranti. “Le folle di persone che arrivano dal Sud Sahara - ha sottolineato - fuggono da guerre e carestie. Un secondo flusso, in uscita, è quello che, dal Maghreb, lascia i Paesi di origine per mancanza di prospettiva futura e per eccessiva povertà. Stranamente abbiamo anche immigrazioni, e l’Algeria è anche diventato un Paese che ospita tanti rifugiati che arrivano, in fuga dalla guerra di Siria, trovando qui un posto dove poter vivere meglio”. In questo crocevia di migrazioni la Caritas opera nella logica del Buon Samaritano per aiutare tutti.

In Uganda una chiesa dedicata alla Divina Misericordia

“Dopo vent'anni sono tornato in Uganda e abbiamo ricostruito una chiesa a Moroto”. Sono le parole di Roberto Gandolfi, missionario laico. “Tanta gente ci ha aiutato -, ha aggiunto -, anche alcune parrocchie di Piacenza. Papa Francesco  ha voluto che si dedicasse la chiesa alla Divina Misericordia; qui a Pasqua abbiamo celebrato per la prima volta la messa. Il giorno della Divina Misericordia, la domenica dopo Pasqua, erano presenti 3mila persone di Moroto. La gente dei territori vicini non ha potuto partecipare a causa delle limitazioni per il Covid. Tutti quelli che mi hanno salutato dall’Africa - ha concluso Gandolfi - mi hanno incoraggiato a continuare la missione; pregano per quelli che ci hanno lasciato e perché questo tempo finisca presto in modo da poterci di nuovo abbracciare tutti”.

Congo, una Chiesa coraggiosa alle prese con la povertà

Con una presenza maggioritaria di cristiani, il Congo descritto da padre Romano Segalini, missionario comboniano, potrebbe essere una tra le nazioni più ricche del mondo per i grandi giacimenti di ogni genere: oro, cobalto, rame, uranio, petrolio… “Siano pero governati - ha puntualizzato - da persone incompetenti e disoneste. La gente vive miseramente ed esistono enormi divari tra poche persone ricchissime e la maggioranza in estrema povertà. La Chiesa è un aiuto per tutte le persone. Dal nulla siamo riusciti, nella mia parrocchia, a costruire le scuole materne, elementari e superiori insieme a un centro ospedaliero”.
La situazione sociale è drammatica - aggiunge padre Segalini -, parecchi sacerdoti sono stati rapiti, gruppi di ribelli violenti fanno cose atroci, non ultimo l’uccisione a febbraio dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio.
“Questi Stati africani, dove la maggioranza è fatta di cristiani, - conclude il missionario -  potranno dare, nonostante tutto, una giovinezza alla Chiesa”.

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Nelle foto: sopra, l'intevento del Vescovo in San Savino; sopra,  nella presentazione grafica, i quattro missionari intervenuti: i due fratelli padre Francesco e Graziella Rapacioli, Roberto Gandolfi e padre Romano Segalini.

Il Vescovo: la speranza che nasce dalle fede

Noi cristiani dobbiamo dare ragione alla speranza che c’è in noi”: sono le parole del vescovo mons. Adriano Cevolotto che ha presieduto l'incontro di preghiera. Se noi ci fossimo soffermati ad ascoltare dolore, ingiustizia, povertà e miseria - sintetizziamo il suo pensiero - non avremmo fatto altro che allinearci alla mentalità di questo mondo. Queste grida hanno però incontrato uomini e donne persone capaci di guardare oltre perché animati dalla fede e dalla carità. Cresca in noi grazie anche a queste tetsimonianze la speranza di cui abbiamo bisogno.
Al termine della celebrazione è avvenuta la consegna, dalle mani del Vescovo, della corona del rosario ai quattro missionari perché guidati dal Signore e accompagnati dal legame con Maria, madre della Chiesa e stella dell'evangelizzazione, siano sorretti dal peso delle fatiche apostoliche.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 31 luglio 2021

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