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Insegnanti di religione / 2 - La forza dell'appartenenza

convegno idr gruppi di studio

“L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme, non è il conforto di un normale voler bene: l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”. Questa frase, tratta da una canzone di Giorgio Gaber, è stata il filo conduttore dell’intervento di don Rinaldo Ottone, nel Convegno degli IdR, del 4 settembre, al Collegio Alberoni. Don Ottone, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Belluno, dove pure insegna “Antropologia filosofica”, “Fenomenologia ed Ermeneutica”, “Filosofia della religione”, “Teologia Fondamentale”, “Teologia del XX secolo” e “Teologia della musica”, è insegnante Stabile della Facoltà Teologica del Triveneto. Il relatore ha saputo catturare l’attenzione degli insegnanti di religione con un affascinante intervento, sviscerato in quattro “ingredienti” sulla comunità.

La vittoria

La staffetta 4 x 100 maschile, formata dal campione olimpico dei 100 metri Marcell Jacobs, da Filippo Tortu, Fausto Desalu e Lorenzo Patta, che ha conquistato la medaglia d'oro ai Giochi di Tokyo 2020, svoltasi il 6 agosto scorso, è stata l’oggetto della riflessione di don Rinaldo.
“Al momento dell’ultimo testimone - sottolinea il relatore - gli inglesi sono davanti ed entra in scena Filippo Tortu che riceve il testimone con un metro di svantaggio, ingrana la marcia giusta e negli ultimi 20 metri fa qualcosa di prodigioso, supera l’avversario di un centesimo di secondo: è vittoria! In quel momento si dimentica tutto, si esulta. È una cosa che riguarda tutti, si sente che abbiamo vinto, si è insieme agganciati a qualcosa di grande. Così se la comunità non è legata da una vittoria non sta in piedi”.

L’appartenenza

Sempre citando Gaber, don Rinaldo ha messo in evidenza come “l’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso ad una apparente aggregazione, ma è avere gli altri dentro di sé”. Infatti - per il teologo - gli individui che si mettono assieme non formano una comunità, bisogna sentire che gli altri sono importanti. La comunità è necessaria, perché non potremmo nemmeno esistere come persone senza una appartenenza, ma è anche difficile da costituire, perché ognuno è fondamentalmente autocentrato.

Il muro

Per sviluppare questo aspetto, il relatore è partito da una storia di una mamma con un bambino, nato sordo, muto, cieco, praticamente senza i sensi… Una situazione drammatica in cui non si può vivere. La madre ha continuato però con coraggio ad essere convinta che il figlio capisse. Dopo molti anni di tentativi, non era arrivato alcun segno di comunicazione. Alla fine degli anni 80’, viene attaccato alla testa del ragazzo un apparecchio legato ai primi computer dell’epoca e la madre continua a sperare che il figlio possa comunicare. Passa ancora molto tempo ed un giorno, tornando dalla spesa, la mamma vede sul monitor una frase: “Avete capito tutto, vi sono grato di tutto, oggi per me crolla un muro che mi porto dentro da quando sono nato…” La madre non sapeva se ridere o piangere… la sua gioia dura ancora oggi. “È crollato il muro - ha sottolineato don Rinaldo - il ragazzo poteva, dopo tanti anni, comunicare.
Da qui nascono molti interrogativi:
perché oggi non comunichiamo? Cosa ci separa gli uni dagli altri? Perché siamo imprigionati? Cosa ci imprigiona? Quel bambino, oggi adulto, è riuscito a diventare uno scrittore, è riuscito a sbriciolare quel muro apparentemente incrollabile”.
Ciò che fa sparire il muro - per don Rinaldo - è un affetto profondo e serio, è l’essere amici, l’essere fratelli. È questo che spalanca la prigione del potere sovrano. Il muro sono i confini dell’appartenenza, un limite già vivo al tempo di Gesù che per rispondere alla domanda chi fosse il prossimo, racconta la parabola del Buon Samaritano. Il malcapitato, vittima dei briganti, trova spazio dentro ad uno straniero, al buon samaritano che sente il legame di appartenenza.

Fratelli tutti
San Francesco ha chiamato fratelli anche le cose e gli animali... “Quando diciamo Padre nostro - ha chiesto il teologo - a chi ci riferiamo? Ai cattolici? Ai cristiani? Dove arrivano i confini di appartenenza? Però Dio è Padre di tutti, tutti sono nostri fratelli. Questo è il senso di comunità, però viviamo ancora troppo in comunità ristrette ed estremamente chiuse…”.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 5 settembre 2021

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