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«La lotta alla mafia spetta ad ognuno di noi»

 

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Una serata per guardarsi allo specchio. Per provare a rialzarsi e ripartire, ognuno con le proprie responsabilità. Sì perché il “colpo” ricevuto dalla nostra città un paio di settimane fa con i primi atti dell’inchiesta “Grimilde” - eseguita dalla Dda di Bologna - è stato duro: la ndrangheta è a Piacenza e agirebbe ai piani più alti della comunità. In carcere è finito infatti Giuseppe Caruso, ormai ex presidente del Consiglio Comunale che, secondo quanto emerso dalle circa 260 pagine dell’ordinanza del Gip di Bologna, sarebbe stato parte integrante della cosca Grandi Aracri di Cutro, da tempo operativa tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. E anche se l’accusa ha messo in chiaro che i reati contestati a Caruso risalgono al periodo antecedente all’incarico a Palazzo Mercanti, la gravità dei fatti non può essere ignorata ma merita un confronto maturo e ragionato, capace di coinvolgere sia istituzioni che società civile. Ecco il perché dell’incontro pubblico, dal titolo “Ndrangheta in Emilia Romagna: Piacenza si guarda allo specchio”, organizzato nella serata dell’8 luglio al centro “Il Samaritano” della Caritas dalle organizzazioni sindacali Cgil Piacenza, Cisl Parma-Piacenza, Uil Emilia, insieme alle associazioni Libera e Avviso Pubblico.

ABBIAMO BISOGNO DI FATTI CONCRETI” - “Non è accettabile, dopo ciò che è accaduto, che Piacenza sia già tornata nell'oblio - ha commentato in apertura Gianluca Zilocchi, Segretario della Cgil di Piacenza -. Noi questo non ce lo possiamo permettere: dobbiamo riallacciare il tessuto sociale del nostro territorio, cercando di dare una risposta democratica a questa vicenda. Tutto ciò - ha evidenziato - passa dalla partecipazione, dal confronto e dalla necessità di mettere dei contenuti in ciò che facciamo. Le parole retoriche non servono: abbiamo bisogno di fatti e cose concrete. La ndrangheta crea una sfera di potere - ha proseguito - una sfera sociale alternativa, si impossessa delle imprese e si collega alle amministrazioni pubbliche. Piacenza in questi giorni ha perso tante occasioni: abbiamo assistito ad un dibattito ripiegato su sé stesso e non all'altezza, con evidenti responsabilità politiche di chi ha indicato quella persona a gestire il Consiglio Comunale”. Zilocchi ha poi invitato le associazioni di categoria ad una maggiore partecipazione in questa vicenda - “da loro un silenzio assordante - ha detto - è possibile che questo sia un problema solo del sindacato? In casi come questi l’attacco è al lavoro in generale”. Il Segretario è poi tornato sulla necessità di mettere in campo azioni concrete “Bisogna restituire dignità e rispetto a Piacenza, i cittadini hanno diritto di sapere se le attività dell’amministrazione hanno subito dei condizionamenti da questa vicenda” - le sue parole - promettendo poi che “il sindacato piacentino si costituirà parte civile al processo”.

“QUANDO CI SARÀ IL PROCESSO, PARTECIPATE!” - Ha preso poi parola Enza Rando, avvocato, vice presidente di Libera e legale di parte civile in diversi processi sull’infiltrazione della criminalità organizzata al Nord Italia. “In vicende come queste tutti siamo un po' responsabili – il suo commento -, bisogna iniziare a convincersi che le mafie danneggiano sia la nostra democrazia che le nostre “tasche”: solo così smetteranno di esistere. Purtroppo siamo ancora portati a pensare che la mafia agisca solo là dove c’è il sangue e si spara – ha proseguito – la verità è un’altra: la malavita organizzata preferisce piuttosto instaurare patti corruttivi. Le mafie oggi sono moderne: hanno bisogno di essere simili a noi, non solo non sparano ma colgono i messaggi politici, relazionandosi coi soggetti più deboli e corruttibili”. Poi un invito alla cittadinanza a non rimanere passiva. “Quando ci sarà il processo andate - l’esortazione di Rando - e vi verrà meno l'indifferenza, che è ciò di cui si nutrono questi criminali. Oggi la lotta alle mafie è un compito che spetta ad ognuno di noi, non possiamo delegare”.

“CONTRO LA MAFIA RECUPERIAMO UN’ALTA TENSIONE MORALE” - Sulla stessa lunghezza d’onda anche Antonella Micele, avvocato e coordinatrice di Avviso Pubblico per l’Emilia-Romagna. “Sono sinceramente preoccupata - ha dichiarato -, perché, dopo un primo momento di alta tensione morale, in questa Regione ci siamo abituati all'idea della criminalità organizzata: una criminalità meno violenta, che non spara. Ho l'impressione che molti abbiano pensato di poter dominare questo mondo criminale, ma bisogna capire che queste persone non si fanno governare ma ti governano, magari in forma educata. È opportuno che si ricostruisca questa tensione e che si mantenga viva – ha sottolineato –: si tratta di una lotta da portare avanti quotidianamente. Sarà banale, ma il modo migliore per contrastare la mafia rimane fare buona amministrazione unita al rispetto delle regole”.

Federico Tanzi

Pubblicato il 10 luglio 2019

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