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Piccole e medie imprese “motore” dello sviluppo sostenibile

  solidale

In un quadro globale sempre più complesso e in costante mutamento, dove valori e punti di riferimento tradizionali si vengono a sfaldare, sono tante le sfide che la contemporaneità pone quotidianamente di fronte ai cittadini di tutto il mondo. Questioni politiche, sociali ed economiche hanno bisogno di un profondo ripensamento, nell’ottica di promuovere nuovi modelli di crescita inclusivi e sostenibili. Ragionando in questa direzione, nel pomeriggio del 27 novembre presso la Sala Convegni dell’Emporio Solidale di via Primo Maggio, il Centro di Solidarietà di Piacenza e la Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con CDO Emilia (Compagnia delle Opere), Confapindustria Piacenza e Confindustria Piacenza, ha organizzato un incontro che, nello specifico, si è concentrato sul legame tra piccole e medie imprese e sviluppo sostenibile.
Il punto di partenza è stata la presentazione del Rapporto sulla Sussidiarietà 2019, dal titolo “Sussidiarietà e… PMI per lo Sviluppo Sostenibile”, presentato per l’occasione da Alberto Brugnoli, professore di economia applicata dell’Università degli Studi di Bergamo e Direttore Scientifico della Fondazione per la Sussidiarietà. “Il rapporto - ha esordito - documenta il contributo determinante delle micro, piccole e medie imprese alle sfide economiche, sociali e ambientali in atto a livello planetario e alla realizzazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in cui si invita ad uno sviluppo economico rispettoso delle generazioni presenti e future. Caratteristiche distintive delle PMI - ha aggiunto - quali lo stretto legame con il territorio, il senso del lavoro e del rischio d'impresa, l'implicazione con dinamiche solidali e la capacità di fare rete, sono segno di un DNA naturalmente rivolto alla sostenibilità. In definitiva – ha evidenziato ancora Brugnoli – non vi sarà sviluppo sostenibile senza sussidiarietà e attenzione al bene comune”.
A questo punto - sollecitati da Andrea Sartori, Senior Consultant Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica - la parola è passata ad alcuni esponenti di aziende piacentine e delle principali associazioni di categoria del territorio, i quali hanno dialogato a partire dai contenuti del rapporto, condividendo il proprio lavoro e la propria esperienza a favore dello sviluppo sostenibile. “La nostra organizzazione si contraddistingue per la volontà di fare rete d’impresa - ha detto Anna Paola Cavanna riferendosi a Confapindustria Piacenza, di cui è vicepresidente -. Negli ultimi tempi - ha aggiunto - abbiamo messo in campo diverse attività che lavorano nella direzione della sostenibilità: pensiamo al progetto “Alimentiamo”, realizzato in sinergia con alcune scuole della città con l’obiettivo di promuovere una più rispettosa cultura dell’alimentazione; o - sempre coinvolgendo direttamente gli studenti di alcuni istituti superiori – all’iniziativa volta alla creazione di imballaggi e packaging che limitino lo spreco. Abbiamo bisogno di creare una generazione consapevole e preparata – ha evidenziato -: confido molto nei giovani, i quali però devono essere stimolati ed accompagnati per gestire in modo consapevole l’enorme mole di informazione da cui sono bombardati costantemente”. “Le imprese sono un patrimonio del nostro territorio dal grande valore sociale – le parole invece di Marco Livelli, vicepresidente di Confindustria Piacenza -. Questo è difficile da far capire, dato che viviamo in un’epoca di stereotipi e pregiudizi in cui è difficile eliminare l’immagine dell’imprenditore visto solo come “sfruttatore”. Al contrario delle multinazionali – ha concluso –, le piccole-medio imprese sono invece “animali sociali”, caratterizzati da un grande legame con le persone e il territorio e dove, è importante ribadirlo, l’imprenditore ci mette l’anima e la vita”.

Pubblicato il 28 novembre 2019

Federico Tanzi

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